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Frank Lentini, l'uomo con tre gambe: da "mostro" a eroe di Rosolini

Festa per il rosolinese che trovò fortuna negli Usa: da oltre oceano arrivano nipoti e cugini della "meravigghia"

Frank Lentini, l'uomo con tre gambe: da "mostro" a eroe di Rosolini

Era nato il 18 maggio del 1889, Frank, da subito motivo d’orrore per la levatrice che lo nascose alla madre, ficcandolo dentro un cesto sotto al letto, perché la puerpera non svenisse di paura. Eppure Natale e Giovanna, i genitori, quel figlio stranissimo la crebbero ed educarono, preparandolo ad una vita immaginata difficile ma che nel tempo si sarebbe rivelata meno dolorosa del dovuto. Perché se il destino comune per chi nasceva deforme a quei tempi era finire in un istituto, o nascosto al resto del mondo, Frank riuscì a risalire le difficoltà come un salmone controcorrente, e a tracciarsi un percorso di successo.

 

«Un simbolo di forza e ostinazione – sintetizza Salvatore Spadaro, che da anni raccoglie materiale su Frank – un esempio per dimostrare che le difficoltà possono tramutarsi in opportunità». Un futuro che il piccolo Frank, pantaloni a tre gambe e scarpe speciali, camminata sbilenca e occhi puntati addosso, forse all’inizio non poteva neanche immaginare. Ma che gli si presentò con l’odore della sabbia e del legno dei circhi dell’epoca, dove iniziò ad esibirsi non appena fu condotto fuori Italia, prima a Londra e poi su volando – nel 1906 - verso opportunità più eccelse, come il tempio dei deformi e delle meraviglie, il circo Barnum a New York.

 

Ieri pomeriggio era atteso il nipote di Frank, James, figlio di Frank Junior, in una piazza ancora semivuota davanti al circolo culturale del paese. Coperta da un telone, una statua fatta di materiale riciclato, un simulacro di Frank senior composta da latta e plastica, tre gambe fatte di tubi e giunture, il viso di metallo senza tratti somatici e la postura iconica di una delle vecchie foto che lo ritraggono. Di fronte al telone la chiesa madre, che già ha fatto suonare due volte l’ora alle proprie campane.

 

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Al bar, seduto al tavolino, mente qualcuno sceglie il nastro da appiccicare davanti al portone del circolo culturale, Enzo Di Mauro, 68 anni, si rigira per le mani una stampella, beve il suo caffè e si dice orgoglioso che dopo tanti anni in città si faccia qualcosa per Frank, «perché in passato di lui era un po’ un tabù, parlarne. Un bel simbolo di forza, la sua storia. Nasci storpio ma riesci a costruirsi una vita meravigliosa». Enzo agita la stampella, indica la gamba rigida e confida: «Io sono caduto da cavallo. Non la potrò muovere mai più. Certo che una terza gamba, come quella di Frank, mi farebbe proprio comodo».

 

I parenti non sono ancora arrivati, e saranno due generazioni a confrontarsi, il nipote Jim che ebbe la fortuna e la sorpresa di incontrarlo, e il pro pro cugino Pippo, che di lui ha sentito soltanto parlare ma che ha iniziato ad amare attraverso il materiale storico raccattato un po’ ovunque, le informazioni raccolte e gli scavi nei documenti più antichi del comune. Fili della memoria che si riannoderanno qui, nella piazza Garibaldi che fa da cuore al paese, «che chissà se il Frank bambino ha mai attraversato, guardato da tutti con curiosità ed insistenza» si domanda Peppe, che passa in bicicletta pedalando con le sue due gambe regolamentari.

 

Ed è lì, nella chiesa madre che affaccia sulla piazza, che padre Bruno Carbone, il parroco, pesca nelle parole della fede per sottoliniare come tutti siano “normali”, «perché agli occhi di Dio siamo tutti speciali. La diversità non è un problema. È chiaro che di fronte a problemi del genere l’uomo si chiede “perché è capitato a me”, ma Dio non vuole mai il male dell’uomo». Tanto che Frank, quel possibile male, riuscì trasformarlo in un trampolino di lancio per raccontare al mondo che la diversità è un particolare, e non la parte maggiore di un uomo. Lo fece trasformando i suoi show iniziali, una palla che gli saltava sulla punta del terzo piede, in un vero one man show, una stand up comedy durante cui filosofeggiava e spiegava con naturalezza quanto lui fosse simile a tutti gli altri. E in quel caso la terza gamba diventava un particolare trascurabile.

 

Quando il pronipote Jim - 73 anni, nato in Connecticut – arriva, non trattiene emozione e lacrime, è un fiume in piena che scava nel passato del suo primo incontro col nonno: «Sapevo che aveva 3 gambe, ma non l’avevo mai incontrato. Mio padre lo aveva ripudiato dopo che il nonno aveva lasciato la moglie. E così il primo incontro fu casuale. Un poster del suo spettacolo sul muro. Ho letto il nome dell’artista e sono entrato. Lui era lì sul palco, e incantava il pubblico. Certo, ho notato la gamba in più, ma quando ci siamo abbracciati beh, è come se fosse scomparsa».

 

Jim si ferma molte volte, e il racconto si bagna di lacrime. È emozionato, perché molte delle cose che non sapeva le sta scoprendo durante questa permanenza. Del nonno ricorda le lunghe «corse in macchina, noi due a parlare e il resto della città intorno. E le esperienze bizzarre insieme, come lo stupore della donna della lavanderia che scopre di dover pulire un pantalone a tre gambe. Non solo: «Fra tutti i colleghi del circo, si riteneva il più fortunato. Cos’era una gamba in più accanto all’uomo dalla calotta cranica mancante, o alla donna coccodrillo?». E ancora: «Ovviamente comprava 3 paia di scarpe alla volta, e scherzava dicendo che quelle in più le avrebbe regalate agi amici indigenti». Jim, di quel nonno bizzarro, ricorda «tante lunghissime conversazioni che mi hanno ripagato di quegli abbracci che da bambino non gli avevo dato».

 

Pippo Lentini, il pro pro cugino, invece si è trovato davanti Frank tra le carte di una bancarella vintage, rovistando tra roba vecchia e cimeli del passato: «Il povero Frank all’inizio sarà stato considerato un mostro. Oggi la diversità, in Sicilia, è considerata in maniera diversa, ma da bambini di questo parente stranissimo non ci avevano mai detto nulla. Le poche volte che se ne parlava, era “l’uomo con 3 gambe”. Ma crescendo ho capito che Frank era stato più forte dei suoi difetti, diventando una celebrità e conquistando il mondo. Un esempio per chi si sente diverso». Poi ammette che un rivolo genetico di quel parente famosissimo forse si è spinto fino ad oggi: «Una piccola cosa, però… Un mio cugino ha un dito in meno. Chissà».

 

Mentre anche oggi a Rosolini prosegue il memorial day, una messa in suffragio ne ricorda la scomparsa 50 anni fa e una lapide in via Lo Bello la nascita, quel 18 maggio del 1889.

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