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Impiegate modello di mattina, prostitute nel tempo libero. Ad Acireale scatta inchiesta con 13 indagati

Il giro di prostituzione organizzato in alcuni appartamenti del centro e della periferia. Tra i clienti, facoltosi imprenditori e commercianti provenienti da ogni parte della Sicilia

Impiegate modello di mattina,  prostitute nel tempo libero.  Ad Acireale scatta inchiesta con 13 indagati

Acireale (Catania) - Di giorno irreprensibili impiegate con ruoli di responsabilità in settori pubblici, nel tempo libero prostitute e tenutarie di uno strutturato ed efficiente giro di squillo che esercitavano in appartamenti presi in affitto in centro città e nell'immediata periferia acese, dove intrattenevano facoltosi imprenditori, commercianti e impiegati provenienti da tutta la Sicilia, in cambio di denaro e costosi regali.


Trema l’Acireale bene finita nell’inchiesta della magistratura etnea che ha indagato 13 persone accusate, a vario titolo, di favoreggiamento e induzione alla prostituzione. Contatti e luoghi di incontro venivano gestiti telefonicamente. I rapporti si consumavano in appartamenti messi a disposizione da una delle indagate. Più raramente in auto, in qualche caso nel retro bottega di attività commerciali. Le prestazioni variavano dalle cento, alle diverse migliaia di euro, richiesti per incontri di gruppo.

Ammucchiate, anche con trenta partecipanti, secondo quanto sarebbe emerso dalle intercettazioni telefoniche intercorse tra, «Giusy la Parrucchiera», la più giovane, di bell’aspetto del gruppo, residente ad Acireale, e un’altra donna che si faceva chiamare Federica, la quale avrebbe garantito sulla sicurezza del rapporto. A capo dell’organizzata gestione del sesso a pagamento, c’erano due insospettabili signore di buona famiglia, entrambe sposate e impiegate con ruoli apicali in enti pubblici. Attorno a loro agivano diversi procacciatori di potenziali clienti, i quali dopo aver testato personalmente le capacità amatorie delle signore coinvolte, promuovevano contatti con altri uomini in cambio di sconti sulle future prestazioni. Più delicata la posizione di un ispettore di polizia municipale, di un impiegato delle poste e di un bancario, che rischiano una pesante imputazione per aver incoraggiato prestazioni a pagamento. Tutto filava a meraviglia, almeno sino a quando uno dei clienti, un agente di commercio residente a Palermo, ma spesso in visita ad Acireale per affari, non si è invaghito di una delle signore. La donna nel tentativo di allontanare il focoso amante ha scatenato la scomposta reazione dell’uomo che ha ripreso con il telefonino le scene di sesso, inviandole al marito. Da qui è partita l’inchiesta che promette nuovi e clamorosi colpi di scena.

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commenti 1
  • orlando-ballanti

    25 Settembre 2016 - 18:06

    Volete risolvere il problema radicalmente???? riaprite le case chiuse dalla Merlin e fate pagare iva sulla prestazione e tasse a chi riceve i soldi.Eviteremmo un sacco di malattie e combatteremmo una cospicua fetta di evasione fiscale.Infine cosa importantissima eviteremo di far arricchire protettori e protettrici stranieri.

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