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Crisi delle vocazioni chiude convento a Gela dopo 600 anni

Nel convento annesso alla chiesa di Sant'Agostino erano rimasti gli ultimi due padri agostiniani

Crisi delle vocazioni chiude convento a Gela dopo 600 anni

GELA (CALTANISSETTA), 26 SET - Dopo quasi 6 secoli di prestigiosa presenza (per l’esattezza 577 anni), i padri agostiniani lasciano Gela per mancanza di vocazioni. Gli ultimi due frati rimasti, Padre Francesco Calleya, priore del convento, e padre Giuseppe Rombaldoni, hanno celebrato ieri sera la messa di commiato, alla presenza del vescovo della diocesi di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana, e stamani, in lacrime, sono andati via verso la loro nuova destinazione: il primo andrà a Cascia (in provincia di Perugia), l’altro a Roma. Il regolamento del loro ordine prevede infatti che per condurre un «Campo di misericordia e di preghiera», cioè un convento, siano necessari almeno tre confratelli. Così è giunta la dolorosa decisione dei vertici religiosi di andar via da Gela e lasciare tutto (chiesa di Sant'Agostino, mensa e dormitorio) in comodato d’uso per 20 anni alla diocesi. Hanno promesso però di tornare non appena ci sarà una auspicata ripresa delle vocazioni.


Con la partenza degli agostiniani scompare un pezzo della storia di Terranova di Sicilia, come si chiamava la città di Gela, quando, nel 1438 questo ordine conventuale si insediò in quell'area della città che per tutti sarebbe rimasta sempre «U Chianu di Sant'Austinu», anche quando gli amministratori decisero di assegnarle il nome di Piazza Salandra. I padri agostiniani, con le loro attività di preghiera e di lavoro, sono stati sempre punto di riferimento per l’intera comunità gelese attraverso la fede, la secolare devozione a Santa Rita e a San Giuseppe, di cui hanno curato i festeggiamenti con preghiere, messe, processioni e atti di solidarietà. Come le «Cene di San Giuseppe», tavole imbandite di ogni ben di Dio da devolvere in beneficenza a tre esponenti di famiglie bisognose, che, secondo la tradizione, interpretano il ruolo di Gesù, Giuseppe e Maria. Sacerdoti coraggiosi che hanno rivolto particolare attenzione verso i giovani promuovendone la partecipazione ad attività sportive come il calcio, il basket e l’atletica leggera, favorendo la nascita di una sezione dell’Acli e proponendosi come il volto nuovo della Chiesa aperta alla società che cambiava in una realtà difficile e complessa come quella di Gela.

Il convento sarà adesso gestito gratuitamente dalla diocesi di Piazza Armerina che garantirà la continuazione di ogni attività. A guidare la struttura, nella duplice veste di rettore e direttore, è stato chiamato don Lino Di Dio che lascerà la parrocchia del Carmine e realizzerà, al primo piano del convento, un dormitorio per poveri da collegare alla "Piccola casa della Misericordia" con l’obiettivo di assistere circa 450 famiglie. Questo «Centro di spiritualità e di carità" sarà inaugurato il 13 novembre a conclusione del Giubileo. «Se nel tempo arriveranno nuovi padri agostiniani - assicura don Lino Di Dio - non esiteremo a riconsegnare loro il convento».
In difesa delle «tradizioni locali come quelle che i Frati Agostiniani di Gela portano avanti dal 1400 è sceso in campo anche l’Archeoclub. Ma senza sacerdoti il convento agostiniano è stato costretto a chiudere i battenti e la struttura a cambiare gestore, sia pure con la promessa della continuità storica e religiosa.

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