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Catania: l'inchiesta su Pubbliservizi, scandalosi sospetti

Le presunte irregolarità amministrative denunciate sulla gestione della "Partecipata" dell'ex Provincia: dieci i nomi finiti nel registro degli indagati

Catania, sequestrati documenti alla Pubbliservizi

La sede della Pubbliservizi alle Ciminiere

E’ l’esempio di una delle anomalie denunciate e per le quali sta indagando la Procura, attraverso la Guardia di finanza, nell’inchiesta che riguarda la gestione degli anni 2013, 2014 e 2015 della “Partecipata” dell’ex Provincia, oggi Città Metropolitana. Dieci le persone iscritte nel registro degli indagati, l’inchiesta è coordinata dall’aggiunto Michelangelo Patanè e dal sostituto Fabio Regolo, che hanno disposto la perquisizione domiciliare, eseguita un paio di giorni fa dalle Fiamme gialle. I militari hanno “visitato” anche la sede della società. Oltre un centinaio i faldoni acquisiti più una quarantina tra hard disk e vari dispositivi e supporti informatici.

 

La Pubbliservizi Spa, nata nel 2006, che conta oggi 389 dipendenti, si occupa della manutenzione di strade, edifici, scuole e caserme sotto il controllo dell’Ente pubblico. Tra le mansioni svolte anche lo sgombero della neve dalle strade e lo scerbamento. L’indagine prende spunto dalla relazione-denuncia presentata dal suo nuovo presidente, Adolfo Messina, insediatosi nel giugno del 2016, che ha riscontrato presunte anomalie contabili e una serie di irregolarità procedurali per le quali, oltre alla Procura, furono informati la Regione, l’autorità nazionale Anticorruzione, la Procura della Corte dei Conti, il dirigente delle Partecipate della Città Metropolitana di Catania e il presidente del Collegio sindacale.

 

Dieci i nomi finiti nel registro degli indagati. Sono l’ex presidente Giovanni Vittorio Lo Presti, il direttore amministrativo Francesco Ritrovato (nel frattempo sollevato dall’incarico), il direttore tecnico Salvatore Branchina e poi Vito Rovito, Mario Marletta, Luigi Platania, Massimo Vilona, Corrado Finocchiaro, Alfio Villano e Pietro Stracquadaini (quest’ultimo licenziato). I reati ipotizzati, a vario titolo, sono peculato e abuso d’ufficio in concorso. Tre i filoni d’indagine sui quali starebbero focalizzando l’attenzione gli inquirenti.

 

 

Le fatture senza il CIG (il codice identificativo gara) obbligatorio come impone una specifica legge (la 136) del 2010 che rende nulli tutti gli atti che ne sono sprovvisti; l’adozione e l’uso delle carte ricaricabili (almeno una ventina) usate per il pagamento e la gestione economica di parte dell’attività e l’omesso controllo. Sull’inchiesta c’è il massimo riserbo, ma secondo indiscrezioni gli inquirenti starebbero verificando l’attività contabile e procedurale di atti e pagamenti. Irrituali e non in linea con le norme sarebbero proprio le procedure adottate e riscontrate dallo stesso neo presidente della società, ascoltato nei mesi scorsi dai magistrati. Secondo quanto verificato e poi denunciato dallo stesso Messina, quasi sempre assente da atti e fatture il CIG, obbligatorio invece, tanto che dopo il suo insediamento avrebbe disposto l’annullamento degli atti sprovvisti.

 

E poi il metodo del pagamento di spese e fatture attraverso carte ricaricabili intestate e in uso ad alcuni dipendenti della società, è stato uno dei punti che hanno portato all’inchiesta. Irrituale e sospettoso. In un caso venne recapitato a Messina un decreto ingiuntivo ai danni della società da un cliente che reclamava il mancato pagamento di una fattura di circa duemila euro. Da una verifica però la fattura risultava pagata per cassa e il dipendente che risultava averla pagata, chiamato in causa, ammise di essersi trattenuto quei soldi. Il dipendente, per il quale poi s’innescò una procedura disciplinare venne licenziato e sarebbe tra i dieci sui quali sono in corso le indagini della Procura.

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