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Sac, fumata grigia su Torrisi Cosa (e chi) c'è dietro il rinvio

Crocetta: «Voglio evitare nomina flop». Bianco: «Intollerabili ulteriori ritardi»

Sac, fumata grigia su Torrisi Cosa (e chi) c'è dietro il rinvio

È successo. Davvero.

Eppure, trattandosi di una batracomiomachia combattuta sul futuro nebuloso di Fontanarossa, è quasi fastidioso essere stati (facili) profeti sull’ennesima puntata della telenovela. Fumata grigia su Nico Torrisi, candidato unico al ruolo di amministratore delegato della società che gestisce l’aeroporto di Catania. I soci di Sac hanno rinviato l’assemblea al prossimo 7 ottobre. «Si rende necessaria una verifica dei requisiti richiesti dello statuto». Il rinvio, votato all’unanimità, è stato chiesto da Roberto Rizzo (Camera di Commercio di Catania), Maria Grazia Brandara (Irsap) e Dario Tornabene (Camera di commercio di Siracusa), rappresentanti degli enti commissariati dalla Regione, che oggi controlla di fatto il 75% delle quote azionarie. Più sfumata, invece, la posizione di Giovanni Arnone, commissario del Libero Consorzio di Siracusa.

I requisiti. La guida di un’azienda assimilabile a Sac per dipendenti o fatturato, la comprovata professionalità nel settore, l’aver ricoperto ruoli amministrativi per almeno cinque anni. Uno, almeno uno di questi, bisogna averne. Dentro o fuori. Lo stesso “peccato originale” che ha macchiato la nomina di Ornella Laneri, per un mese in mezzo in sella, prima della revoca. Ieri Enzo Bianco in apertura l’ha ringraziata «per la competenza e la passione con cui ha gestito Sac». Ma non aveva i requisiti. Che adesso il sindaco-socio ha chiesto di «modificare, nello statuto, in una futura assemblea, per allargare la platea dei potenziali manager». Ma sarà fatto tutto a bocce ferme, dopo che a Torrisi avranno fatto il test sui requisiti.

I requisiti. Li cercano e non li trovano. Ma ci sono, secondo Bianco che, assieme al presidente della Camera di Commercio di Ragusa, Peppino Giannone, aveva proposto Torrisi: «Non c’è alcun dubbio, è fuori discussione che abbia i requisiti per un ruolo che tra l’altro ha già ricoperto, dimostrando grande professionalità». E aggiunge: «Ulteriori incertezze e tentennamenti sono intollerabili. L’assenza di governance rischia di provocare danni irreparabili, a partire dalla revoca della concessione dell’Enac».

I requisiti. Se li aveva prima, perché adesso Torrisi non dovrebbe averli? Rosario Crocetta, attuale dominus aeroportuale per via commissariale, taglia corto: «Ieri (oggi per chi legge, ndr) Torrisi ha inviato un’integrazione ai documenti, che merita un approfondimento. Non possiamo più permetterci di sbagliare, dopo il caso della Laneri. Poi se facciamo le nomine, e vengono bocciate, mi scrivete “flop di Crocetta”. Non sarà più così. Le regole valgono per tutti. Ci sono delle cose che non ci convincono: vogliamo verificarle. Niente trame, né sabotaggi».

I requisiti. Ma ce li ha davvero? «Sono molto tranquillo perché certo di avere i requisiti richiesti e ho molta fiducia nell'operato dei soci e nella professionalità del Cda e del collegio dei revisori», risponde il diretto interessato dopo un lungo silenzio stampa.

E ora che succede? I soci, con una procedura insolita, porteranno i compiti a casa. Dovranno dare, ognuno per conto proprio, un giudizio preventivo. Lo stesso affidato per statuto al collegio dei sindaci; ma dopo la nomina. A Palermo si parla di un “piano B”. Possibile soltanto dopo il 7 ottobre, perché la prossima assemblea, convocata in prosecuzione, potrà occuparsi soltanto della nomina di Torrisi. Sì o no. Per intenderci: niente nuovi nomi, né “papi neri”, né manager interplanetari. Crocetta è davvero «arbitro» in questa partita? O ha già svestito la giacchetta nera e sputato il fischietto portando via il pallone per giocare con la sua solita squadra?

Sette giorni di graticola, per Torrisi.

Sette giorni di passione per soci, imprenditori, faccendieri e politicanti.

Sette giorni persi, per una società da troppo tempo senza guida.

Sette giorni a cercare i requisiti. Perché la pace, quella, ormai non qui c’è più. E pure i magistrati catanesi se ne sono accorti. Da tempo.

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