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Donna gay potrà continuare a vedere i figli delle ex: la Consulta mette fine alla lite della coppia omosessuale palermitana

Bocciato il ricorso, ma la Corte sottolinea che la norma che tutela minori e "genitori sociali" c'è già

I figli contesi dalle due "mamme" palermitane: decisione storica alla Consulta

ROMA - Va tutelato il diritto di una donna che abbia avuto una relazione omosessuale, poi finita, ad incontrare e frequentare i figli avuti dall’ex convivente attraverso una fecondazione eterologa durante la relazione. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, che pur respingendo come infondata la questione sollevata sul caso di una coppia di donne e sulla contesa sorta attorno ai figli dopo la separazione, ha però stabilito che già esistono leggi a tutela dei minori. Era stata la Corte d’appello di Palermo a rivolgersi alla Consulta dubitando che una norma, l’art. 337 ter del codice civile, fosse carente sotto questo profilo. Ma i giudici costituzionali hanno risposto: nessun vuoto, l’articolo corretto a cui rifarsi nell’interesse del minore è un altro, il 333, sulla condotta del genitore pregiudizievole ai figli.

 
La relazione sentimentale e la convivenza tra le due donne iniziò nel 2004, quando ancora la legge sulle unioni civili era lontana. Concordemente decisero di avere dei figli e una delle due si sottopose in Spagna a una fecondazione eterologa. Nel 2008 nacquero due gemelli e nel 2011 fu anche avanzata al tribunale dei minorenni un’istanza, respinta, di riconoscimento dei figli. A cambiare completamente il quadro è stata la fine della relazione, con uno strascico che ha coinvolto i due minori, perché la madre biologica ha tenuto i due gemelli con sé mentre l’ex partner, madre 'socialè, si è rivolta al tribunale chiedendo di poterli frequentare regolarmente.

 
Il tribunale le ha dato ragione, ma la mamma naturale dei bambini ha impugnato la decisione di fronte alla Corte d’appello che nel luglio 2015 ha rinviato gli atti alla Consulta chiedendo di pronunciare una parola definitiva. La norma messa in discussione dai giudici di Palermo è l’articolo 337 ter del codice civile, che stabilisce una serie di regole a tutela dei bambini sull'obbligo di una frequentazione equilibrata e continuativa di entrambi i genitori, ma non prevede il caso dell’ex convivente del genitore biologico. Secondo Palermo, il giudice non ha quindi strumenti per decidere.

 

La Corte Costituzionale ha invece stabilito che questo vuoto non sussiste. E dopo l’esame in udienza pubblica - relatore il giudice Rosario Morelli, avvocato dello Stato Gabriella Palmieri - ha emesso una decisione in cui da una parte respinge come infondata la questione, dall’altra indica nell’art. 333 la norma corretta a cui il giudice può rifarsi per adottare i provvedimenti adatti al caso concreto, salvaguardato l’interesse del minore, sempre preminente. Tramite quest’articolo, infatti, il giudice può stabilire che l’interruzione ingiustificata, da parte anche di uno solo dei genitori, di un rapporto significativo instaurato e intrattenuto dal minore con soggetti che non siano parenti - come è il caso di un genitore 'sociale' - è riconducibile all’ipotesi di condotta del genitore «comunque pregiudizievole», e quindi dannosa, per il figlio. 

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