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Alfano al sindaco di Licata: «Non si dimetta, il Paese è con lei»

Il ministro a Taormina parla di G7, futuro della Sicilia, Referendum, Olimpiadi e minacce al sindaco anti-abusivismo

Alfano al sindaco di Licata: «Non si dimetta, il Paese è con lei»

TAORMINA - «Dirò al sindaco di Licata che le dimissioni sono un gesto di resa, che il Governo, il Paese, lo Stato gli sono vicini, che sulla grande questione che ha riguardato la legalità e la sua forza d’animo, lui ha dietro tutta l’Italia». Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano prima di incontrare a Taormina il sindaco di Licata, Angelo Cambiano, vittima nei mesi scorsi di intimidazioni tra cui un incendio nella casa di campagna del padre. Alfano e Cambiano partecipano al seminario 'Sicilia 2030: un lavoro comune, un compito per ciascuno', organizzato dalla Fondazione Alcide De Gasperi, della quale il ministro è presidente.

 

In apertura del suo intervento, Alfano ha parlato anche del G7 in programma nella Perla dello Jonio: «Quella di Taormina è
una sfida straordinaria perché consente alla Sicilia di stagliarsi agli occhi del mondo come una terra in grado di ospitare i grandi eventi e penso che, andando bene il G7, l'Isola potrà candidarsi per le Olimpiadi, non per l’anno in cui Roma le ha perse, ma quelle successive del 2028, con un sistema da infrastrutture. Il G7 potrà essere un volano per grandi eventi in Sicilia». 

Alfano ha spiegato che per il futuro della Sicilia «occorre sfruttare l’Autonomia, mettere insieme tutti i fattori produttivi, creare infrastrutture, avere obiettivi strategici, come il Ponte sullo Stretto e, perché no, puntare alle Olimpiadi 2028, e una narrativa nuova: di una regione che per la prima volta è in grado di riscattarsi perché non ci sono le bombe, perché la mafia è in ginocchio, perché ci stiamo liberando dei criminali».

Alfano ha parlato anche del prossimo referendum costituzionale: «Votare sì vuol dire cogliere l’ultimo treno che ha come destinazione il cambiamento. Se lo si perde, dalla stazione non ne riparte un altro immediatamente. Ed è una grande bugia, un grande imbroglio quello che sento dire in giro, che fallita questa riforma, se ne fa un’altra. Si discute da decenni, non é stata fatta. Adesso c'é l’occasione buona, perché perderla?». E ha aggiunto: «Questo governo in caso di vittoria del No, non cade. E penso sia anche giusto, perché il voto sul governo si dà alle elezioni politiche».

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