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Confindustria, la sede di Catania dice no all'accorpamento regionale

L'assemblea ha votato questa mattina a scrutino segreto, bocciato il progetto ichiesto dal ministro Delrio e condiviso dal nuovo presidente nazionale di Confindustria Boccia

Confindustria, la sede di Catania dice no all'accorpamento regionale

CATANIA - L'assemblea di Confindustria Catania ha votato no al progetto di accorpamento delle sedi siciliane di Confindustria richiesto dal ministro Delrio e condiviso dal nuovo presidente nazionale di Confindustria Boccia. Duecentoventicinque i voti contrari all'accorpamento, solo 101 quelli a favore.  Nel corso della riunione il presidente di Confindustria Catania, Domenico Bonaccorsi, ha presentato la sue dimissioni per fine mandato, facendo posto all’attuale vicepresidente vicario Antonello Biriaco. Bonaccorsi avrebbe compiuto 8 anni di presidenza a febbraio, praticamente quasi il doppio dei quattro anni previsti. E’ stato un normale passaggio di poteri, ma non è stata un’assemblea normale perché questa incorporazione, promossa anche dall’attuale presidente regionale Antonello Montante, non piaceva a molti e la votazione - che si è svolta con voto segreto - lo ha confermato.

Il progetto di accorpamento prevede di creare una struttura centralizzata con le diramazioni territoriali. In concreto non è che cambi molto: quando si tratterà di parlare di Confindustria Sicilia a livello nazionale, invece di presentarsi a ranghi sparsi, ci sarà solo il presidente. Che si chiama ancora Antonello Montante, nonostante sia ancora in corso l’indagine per sospetto concorso esterno in associazione mafiosa. Anche il suo mandato è ampiamente scaduto, ma essendo questa una fase di transizione per l’accorpamento, è probabile che resti ancora a lungo presidente regionale di Confindustria, nonostante le perplessità diffuse. 


Un po' in tutta la Sicilia molti non sono d’accordo sulla incorporazione, e non tanto per questioni di cassa comune o per antipatia verso Montante, «l’uomo di Caltanissetta», quanto proprio per chiara volontà di indipendenza. Ad esempio, Confindustria di Catania con le sue 600 imprese - ciascuna con il suo peso elettorale in relazione ai contributi pagati - è certamente la più importante in tutta la Sicilia. E queste imprese (pare le più grosse) non erano e non sono per nulla convinte di doversi accorpare con le altre. Lo stesso pare stia accadendo a Siracusa (dove la votazione è prevista nel pomeriggio), altra sede di Confindustria dalle spalle larghe. Forse sarebbe stato meglio dividere Confindustria siciliana in due, una per la parte orientale e l’altra per la parte occidentale come è accaduto in altre parti d’Italia.

Ora con il no di Confindustria Catania, la diramazione etnea dell'associazione degli industriali resta «non incorporata» e del tutto autonoma, con una sola penalizzazione, quella di non poter esprimere un rappresentante in seno al consiglio nazionale di Confindustria, rappresentante che del resto da 25 anni non ha avuto perché gli industriali catanesi non frequentano salotti, né conventicole. 

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