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Dagli ospedali alle cliniche private , quei dializzati considerati"regali" per "gonfiare" i contributi pubblici: 5 arresti a Catania

L'operazione "Bloody Money" ha svelato un sistema di corruzione che coinvolge due medici degli ospedali "Garibaldi" e "Vittorio Emanuele", e tre imprenditori del settore, tra cui un parente del boss latitante Matteo Messina Denaro. Procuratore Zuccaro: «Danno enorme per la sanità»

Dagli ospedali alle cliniche private , quei dializzati  considerati"regali" per "gonfiare" i contributi pubblici: 5 arresti a Catania

Catania - Un trattamento meramente "commerciale" ai dializzati, che in alcune conversazioni registrate venivano considerati "regali" o "numeri da portare" ed un progressivo e sensibile aumento dei flussi di spesa pubblica erogati per il rimborso delle prestazioni effettuate dai centri privati. Questo avrebbe caratterizzato, secondo gli investigatori, il sistema di sviamento dei pazienti portato alla luce dall’indagine della Guardia di finanza di Catania denominata «Bloody Money», sfociata nell’arresto di cinque persone, tra imprenditori e dirigenti medici, che avrebbero "dirottato" pazienti in dialisi dalle strutture pubbliche a quelle private. Gli arresti domiciliari sono scattati per: Francesco Messina Denaro, procuratore speciale della DIAVERUM ITALIA SRL per la Sicilia, Salvatore GUARINO e Carmelo PAPA rispettivamente amministratore di fatto e di diritto del centro dialisi privato “Le Ciminiere SRL”; Giorgio LEONE ed Elvia SICUREZZA, dirigenti medici rispettivamente in servizio presso i Reparti di Nefrologia e Dialisi degli ospedali Garibaldi e Vittorio Emanuele di Catania. Dalle indagini è stato precisato, nel corso di una conferenza stampa, non è emersa nessuna responsabilità penale da parte delle strutture ospedaliere di Catania dove prestavano servizio gli indagati.

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Tra gli arrestati il nome di Francesco Messina Denaro riporta a quello della Primula rossa Matteo. L'imprenditore conosciuto come Gianfranco Messina é procuratore speciale per la Sicilia della Diaverum Italia Srl, società, con sede ad Assago (Milano), che gestisce centri di dialisi in tutta Europa. Nato a Castelvetrano (Trapani) suo nonno Francesco e il nonno del boss latitante,  Salvatore erano fratelli.


Indagato nell'inchiesta anche Gianpaolo Barone Lumaga, amministratore delegato della Diaverum Italia Srl fino al febbraio scorso. La società è inserita in un gruppo internazionale di assoluto rilievo operativo in 20 nazioni, 9.000 dipendenti, 29.000 pazienti in cura e con un volume d’affari oltre 580 milioni di euro. L’azione commerciale di Lumaga e di Messina Denaro sarebbe stata apertamente mirata all’espansione dell’azienda nel settore dialitico privato attraverso l’assegnazione di pazienti da strutture pubbliche ma anche mediante la progressiva acquisizione di centri privati operanti in Sicilia, la cui attività era scemata nel tempo in ragione dell’ascesa della Diaverum S.r.l. e de Le Ciminiere, che sarebbero riuscite ad accaparrarsi un numero elevato di pazienti. I manager della Diaverum avrebbero mantenuto costanti contatti con gli interlocutori pubblici e privati in modo da 'preservarè il numero degli assistiti e possibilmente farlo incrementare. 

«Il danno che si fa all’immagine e all’efficienza della sanità pubblica è enorme. Il danno che si fa alla libera concorrenza dei privati è altrettanto grave». Lo ha detto il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro parlando con i giornalisti in merito all’indagine della Guardia di finanza che ha portato all’arresto di cinque persone, tra imprenditori e dirigenti medici, che avrebbero sviato pazienti in dialisi dalle strutture pubbliche a quelle private.  «Ciò che noi stigmatizziamo maggiormente - ha aggiunto Zuccaro - è il fatto che dei funzionari di strutture pubbliche non abbiano alcun interesse alla funzionalità dei loro centri ma cerchino addirittura di ridurre l’afflusso dell’utenza per sviarla verso imprese private alla cui gestione erano interessati direttamente o indirettamente e l’assoluta spregiudicatezza, per cui il paziente veniva considerato un cliente, un soggetto sulla cui salute lucrare». «Probabilmente - ha sottolineato - avremo anche avuto una riduzione dei costi che l'assessorato regionale alla Sanità avrà assegnato a queste strutture pubbliche in ragione del calo dei pazienti che ricevevano assistenza i queste strutture». «Noi riteniamo - ha continuato - che vi sia il coinvolgimento di altri. Abbiamo percepito la consistenza del fenomeno attraverso un anno di indagini e questo ci dà contezza del fatto che certamente il sistema era molto più vasto. Ma su questo quando avremo i risultati ne daremo contezza». Ad un cronista che gli ha chiesto quale fosse il volume d’affari del 'sistemà il procuratore ha risposto: «non é facilmente quantificabile». «Sappiamo che un paziente dializzato costa circa 40 mila euro l’anno. Sono 40 i pazienti per i quali abbiamo avuto la certezza che fossero stati sviati. Abbiamo soltanto la prova di una porzione del fenomeno complessivo, ma è molto più ampio».

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