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Delitto Loris, dopo la sentenza Santa Croce si chiude a riccio: c'è voglia di dimenticare

Il paese vuole mettersi tutto alle spalle e scrollarsi di dosso l'etichetta del luogo dove è stato ucciso il piccolo Loris, ma in piazza in realtà non si parla d'altro

Delitto Loris, dopo la sentenza Santa Croce si chiude a riccio: c'è voglia di dimenticare

SANTA CROCE CAMERINA - Se ne parla, eccome. Ma non lo si dice. Santa Croce Camerina si chiude a riccio, vuole mettersi tutto alle spalle e, pubblicamente, dimenticare. Nella piazza assolata davanti alla Chiesa Madre, sede naturale dello 'struscio' (il passeggio) del paese, la gente chiacchiera, ma non si sbottona con i giornalisti 'impiccioni' che continuano a chiedere di Verona Panarello. Puntando questa volta sulla condanna a 30 anni comminata ieri alla donna dal Gup di Ragusa, ritenendola colpevole e unica autrice dell’omicidio del figlio Loris, di 8 anni.

 
«Non siamo di Santa Croce Camerina». «Non abbiamo sentito parlare del caso». «La vicenda l’ho seguita, ma non c'è alcunché da dire». Sono alcune delle risposte in 'fotocopia' raccolte nel paese del Ragusano. In realtà di Loris e della sentenza a Santa Croce Camerina se ne parla, e tanto. Ma a bassa voce e non con i 'forestieri', quelli che non sono del paese. C'è pudore, ma anche una voglia di chiudersi a riccio, dimenticare una storia drammatica e dolorosa che ha come protagonista una 'forestiera', come Veronica Panarello veniva sentita dalla comunità. Di scrollarsi l’immagine del 'paese dove è stato ucciso Loris'. C'è anche chi lapidaria afferma alla 'Catalano': «Se l’ha fatto lei le sta bene, se non l’ha fatto poverina lei...».

 

E tra tante voci che non vogliono parlare, o che introducono un dubbio ("ma è possibile che abbia fatto tutto da sola?"), c'è qualche rara certezza che sostiene con fermezza: «è stata una sentenza giustissima, anche se non l’ha ucciso, soltanto per avere portato il corpo nel canalone merita 30 anni... una madre certe cose non le fa...». Diverse le voci di donne che invocano invece la «pietà divina per Veronica e la pace per Loris».

 

Tra chi cerca pace ci sono anche i nonni del bambino. Andrea Stival, che la nuora ha accusato di essere stato il suo amante e di avere ucciso lui il bambino, afferma: «Nessuno ha vinto, io ho un chiodo nel cuore per la morte di mio nipote». E alla ricerca «della quotidianità perduta», e sulle accuse della donna ribadisce: «per me parla la sentenza», con il Gup che ha trasmesso gli atti alla Procura per valutare se procedere per calunnia nei confronti di Veronica. Non si arrende Francesco Panarello: «Veronica come sempre ha detto la verità - dice suo padre - ma come sempre non le credono. Ma io ho una grande voglia di combattere e non lascerò mai da sola mia figlia fino a che avrò vita. L’avvocato Francesco Villardita ha preannunciato appello alla sentenza: io sarò con lui».

 

Vuole restare lontano dai riflettori Orazio Fidone, il 'cacciatore' che trovò il corpo del bambino. «Per noi giustizia è fatta - dichiara il suo legale, l’avvocato Pietro Savà - anche se è difficile trovare pace in un fatto così atroce e orrendo».
Intanto nel paese la vita scorre lenta e apparentemente tranquilla. Nel circolo didattico Falcone-Borsellino, dove Loris nel 2014 frequentava la terza media, nessuno vuole parlare. I bambini escono da scuola sorvegliati dalle insegnanti e diversi vigili urbani presidiano le vie di accesso. Come ogni giorno. I suoi compagni quest’anno frequentano le quinta e, sottolinea la preside Giovanna Campo, «Loris è ancora oggi uno di loro, lo ricordano sempre».

 

Il Comune, annuncia il sindaco, Franca Iuvara, intitolerà una palestra tensostatica realizzata con i fondi Ue del progetto 'Io gioco legalè. «Dobbiamo riuscire a dimenticare questa dolorosa tragedia che ha colpito tutta la comunità», ribadisce. E per Loris ha comprato, con la sua indennità di sindaco in nome della comunità, e donato alla famiglia, il lotto del cimitero dove è sepolto il bambino.  Che ha un suo piccolo monumento sul luogo del ritrovamento. Accanto al canalone di Mulino Vecchio. Con tanto di foto e messaggi e fiori freschi piantati per terra: dove campeggia la sua immagine con la scritta «colui che è dentro di noi non muore mai». Come il suo ricordo.

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