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Morta dopo aborto gemelli, la denuncia: «Medico obiettore si rifiuta di intervenire».Ispettori inviati dalla Lorenzin al Cannizzaro

Valentina Milluzzo, aveva 32 anni ed era un'impiegata di banca di Palagonia. Era alla 19esima settimana della sua prima gravidanza, avviata con fecondazione assistita, quando uno dei due feti è entrato in sofferenza

Morta dopo aborto gemelli, la denuncia: «Medico obiettore si rifiuta di intervenire». Ma da prime indagini, medico non risulta obiettore. Ispettori al Cannizzaro

Dopo la denuncia del marito trentenne, la Procura di Catania vuole capire cos’è successo domenica scorsa alla donna, alla 19ª settimana della sua prima gravidanza, avviata con la procreazione assistita. Aperto un fascicolo (affidato al pm Fabio Saponara, coordinato dal procuratore Carmelo Zuccaro) e bloccati i funerali in paese per poter eseguire l’autopsia, dopo la quale - acquisite le cartelle mediche - il personale presente sarà indagato, come atto dovuto, per omicidio colposo. Anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, vuole vederci chiaro: oggi al “Cannizzaro” arriverà una task force di ispettori (due del ministero, due dell’Agenas, uno del Nas e uno delle Regioni) con 72 ore di tempo per mettere nero su bianco «se sono state attuate - riferiscono fonti ministeriali - le azioni previste dalla procedura».

La vicenda la racconta l’avvocato Salvatore Catania Milluzzo: «La signora, al quinto mese di gravidanza, era stata ricoverata il 29 settembre per una dilatazione dell’utero anticipata. Per 15 giorni va tutto bene. Dal 15 ottobre mattina la situazione precipita. Ha la febbre alta che è curata con antipiretico. Ha dei collassi e dolori lancinanti. Lei ha la temperatura corporea a 34 gradi e la pressione arteriosa bassa. Dai controlli - sostiene il legale - emerge che uno dei feti respira male e che bisognerebbe intervenire, ma il medico di turno, mi dicono i familiari presenti, si sarebbe rifiutato». Con la frase che i familiari hanno già riferito ai carabinieri, accorsi in ospedale: «Finché è vivo non intervengo». E poi che succede? «Quando il cuore cessa di battere - ricostruisce il legale - viene estratto il feto e mostrato morto ai familiari. Due di loro possono avvicinare la donna che urla dal dolore e grida continuamente “aiuto”. Viene eseguita una seconda ecografia e anche il secondo feto mostra delle difficoltà respiratorie. E pure in quel caso il medico avrebbe ribadito che lo avrebbe fatto espellere soltanto dopo che il cuore avesse cessato di battere perché lui era un obiettore di coscienza».

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Fin qui l’esposto. «Questa è la prospettazione dei fatti esposta dalla famiglia, che va verificata», sottolineano dalla Procura. Per il direttore generale del “Cannizzaro”, «il decesso è stato determinato da una diffusa sepsi emorragica. I feti erano morti». Angelo Pellicanò confida «nella correttezza dell’operato professionale del personale, che ha garantito l’assistenza».

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