WHATSAPP: 349 88 18 870

Renzi a Palermo: «Il referendum è l'ultima chance»

«Un "sì" per rimettere il Paese al passo con i tempi. Un due di picche al Tar per i professori del "no"»

«Vi chiedo una mano per vincere questo referendum - ha esortato Renzi, parlando alla platea dell’affollato teatro di Santa Cecilia - e dare una mano all’Italia. Se volete cambiare è l’ultima occasione perché se vince il “no” non ci sarà un’altra chance. Torneranno i soliti. Ma io un Paese impantanato non lo voglio più vedere».

E ha aggiunto: «Se vince il “sì” al referendum ci saranno le modifiche che conosciamo alla Costituzione. Se vince il “no”, sarà difficile che ci possano essere altre modifiche. I senatori e deputati diranno: “Come possiamo ridurre il numero dei parlamentari visto che i cittadini hanno detto di no?”. Mi fa piacere che dal Partito socialista europeo ci sia un grande sostegno alle riforme».

Quindi, l'attacco a testa bassa contro i sostenitori del “no”: «Non c'è solo la posizione di D’Alema. Ci sono altri autorevolissimi primi ministri del passato che sono sulla sua stessa linea: Berlusconi, Monti, De Mita, Dini... E poi altri esponenti politici del passato come Fini e Cirino Pomicino. Sarà divertente vedere come proseguirà la campagna referendaria. Ma ricordo che si vota sul quesito che riguarda le riforme; non c'è da dare un giudizio su Renzi. E nemmeno su D’Alema».

Sul Tar del Lazio che si è dichiarato incompetente sul ricorso che era stato presentato da alcuni noti avvocati contrari alla riforma costituzionale, il premier, ha ironizzato: «Al Tar del Lazio autorevolissimi professori hanno preso quello che noi non professori chiamiamo un due di picche».

Per Renzi, «sia per merito del dibattito che per l'idea di futuro, il referendum è il simbolo di divisione tra quelli che danno una mano e quelli che stanno a guardare solo per contestare e per fare polemica. Abbiamo tante sfide davanti ed è tempo di dire basta alle beghe politiche».

E ancora, contro chi è schierato a favore del “no”: «Tutti i politici degli ultimi trent’anni hanno detto che le cose di cui stiamo discutendo dovevano essere fatte. Tanto che, per giustificare che hanno cambiato idea, adesso devono inventarsi qualsiasi cosa. Ma il 4 dicembre noi non votiamo sul governo e il presidente del Consiglio, ma su un quesito semplice, semplice, semplice. Il quesito che ha scelto il Parlamento lo prevede la legge: chi vota “sì” cambia le cose; chi vota “no” lascerà le cose come stanno per molti anni a venire. Nel quesito non c'è scritto se Renzi è ingrassato, anche perché in quel caso il “sì” sarebbe facile».

Renzi non avrebbe voluto parlare del ponte sullo Stretto di Messina, ma non ha potuto fare a meno di osservare che «in Italia bisogna mettere a posto le ferrovie, portare la banda larga ovunque. Ma non capisco perché in un Paese normale si possono investire miliardi per le infrastrutture, come la Torino-Lione o il Brennero, e poi se si mettono un po’ di soldi per collegare la Sicilia alla Calabria si debba parlare di sciagura mondiale. Questo atteggiamento è insopportabile. E’ insopportabile chi dice che gli investimenti al Sud vanno in mano alla criminalità. Quelli che rubano devono andare in galera al Nord come al Sud: basta con i luoghi comuni».

Al termine della manifestazione, Renzi si è intrattenuto con i deputati regionali del Pd e con il segretario del partito, Raciti. Crocetta era già andato via.

Il premier Renzi, resta anche oggi in Sicilia fra Palermo, Trapani, Messina (dove firmerà il patto con la città) e Taormina dove presenterà il logo per il G7 2017.

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa