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Call center giungla, Almaviva affossata dai troppi ribassi

Il governo ora annuncia più rigore e controlli. Dipendenti della Qè, mercoledì nuova protesta

Call center giungla, Almaviva affossata dai troppi ribassi

C’è chi vince e c’è chi perde, come il colosso dei call-center Alamaviva che dal 31 dicembre prossimo dovrà cedere la commessa Enel ad Exprivia un’altra società che si è aggiudicata l’appalto. Una gara al ribasso che inevitabilmente provoca il totale azzeramento degli scatti di anzianità e di punteggi maturati negli anni di 397 lavoratori palermitani. Intanto è stato sospeso per il momento il rischio trasferimento per i primi 154 centralinisti Almaviva addetti all'assistenza clienti Enel a Palermo, che già da lunedì prossimo avrebbero dovuto prendere servizio in Calabria. E' l'esito dell'ennesimo vertice, conclusosi la scorsa notte al ministero allo Sviluppo Economico. L'incontro è stato presieduto direttamente dal ministro Carlo Calenda. L'applicazione delle clausole sociali proposta da Exprivia, l'azienda che gestirà l'appalto a partire dal primo gennaio, prevede l'assorbimento di 297 centralinisti su 397, mantenendo invariati gli orari di lavoro. Il resto dei dipendenti appartiene, per la maggior parte, alle categorie protette. Questi ultimi verranno dirottati al call center Trenitalia, che con la chiusura della sede romana di Almaviva sarà trasferito a Palermo.

Calenda e la vice ministra Teresa Bellanova hanno anche promesso, più in generale, azioni decise sul settore dei call center: inasprimento delle sanzioni nei confronti di chi delocalizza all'estero, interventi sugli ammortizzatori sociali e infine pressioni sui committenti per stroncare il fenomeno delle gare al massimo ribasso. E' d'accordo con loro il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, a Palermo per un evento organizzato da Legacoop: "Sui call center ci sono problemi legislativi. Ad esempio, avevamo presentato alcune modifiche riguardanti le sanzioni da applicare alle aziende che aggiudicano appalti all'estero senza rispettare la normativa vigente. Le nostre proposte sono però rimaste lettera morta, dato che la legge sulla Concorrenza è ferma in Parlamento. Se questo percorso legislativo dovesse rimanere bloccato, dovremo ricollocare queste norme in modo da farle approvare. Quindi o si risolve per quella via o ne cercheremo una più rapida".

La distanza con i sindacati rimane sulle modalità contrattuali che dovrebbero regolare le nuove assunzioni. Exprivia rimane ferma sulla proposta di applicare il regime del Jobs Act: contratto al terzo livello a tutele crescenti, senza l'applicazione dell'articolo 18. I sindacati vorrebbero almeno strappare quest'ultima tutela, e sperano in un'intercessione del governo. Un nuovo vertice è stato convocato per mercoledì prossimo alle 11.

La minaccia del trasferimento a Rende non è ancora del tutto svanita.

"Ancora una volta è stata prospettata la possibilità di perdere il 30 per cento dello stipendio col trasferimento a Rende", ha detto il segretario di Cgil Palermo Enzo Campo. Ieri i lavoratori hanno protestato davanti un teatro cittadino dove era previsto un incontro alla presenza del premier Matteo Renzi.

“Chiediamo certezze e non le solite promesse – ha detto Rosalba Vella Slc Cgil – non crediamo più ai messaggi di propaganda che possano sostenere un settore oramai al limite”.

Non va di certo meglio ai 600 lavoratori del call-center Qè di Paternò che da settimane aspettano un incontro alla Regione per conoscere i nuovi probabili acquirenti della loro azienda oggi fallita ma con le commesse attive.

Dopo numerose manifestazioni mercoledì 26 ottobre hanno organizzato una manifestazione a Palermo davanti la presidenza della Regione per chiedere certezze. “Vogliamo esprimere il nostro dissenso – scrivono i lavoratori Qè - verso la Regione che ad oggi non ha convocato nessun tavolo tecnico rispetto alla dolorosa vertenza delle lavoratrici e dei lavoratori Qè. Ecco perché invitiamo tutti a sostenerci con una manifestazione a Palermo per chiedere ancora una volta il diritto a continuare a lavorare”.

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