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"Porcino-mania" su Facebook e panieri esibiti come trofei Scempio di funghi sull'Etna

E' scempio di funghi sull'Etna La stagione positiva ha moltiplicato i cercatori "stressando" i boschi presi d'assalto

"Porcino-mania" su Facebook e panieri esibiti come trofei Scempio di funghi sull'Etna

Linguaglossa -  «La stagione micologica è ottima, stiamo attraversando un periodo in cui le piogge non mancano, ma il problema è proprio questo».Gianrico Vasquez, micologo, animatore della pagina facebook Micologia Siciliana è preoccupato.

In che senso?

«Una volta da bambino io ero l’unico che andava a funghi con il papà, poi c’erano i pensionati, il cinquantenne appassionato e i “funciari” che lo facevano per mestiere».

E oggi?

«Si è stravolto tutto, vedo tantissimi giovani attratti dalla montagna, dai funghi».

E questo potrebbe essere positivo...

«Sì, però la vedo un po’ diversamente. Il fungo è diventato il bottino, la preda ambita, il trofeo da mostrare a tutti su facebook, sui social, su whatsapp».

Sono persone che non hanno la cultura del bosco?

«Non dico questo, ci sono tante associazioni e tanti social che lavorano bene perché diffondono delle indicazioni giuste, ma la cultura si crea nel momento in cui ci sono delle regole che si devono fare rispettare, se c’è una legge ma mancano i controlli, siamo nell’anarchia totale. Si va a funghi tutti i giorni, molti in periodo di crisi cercano di guadagnare qualcosa con i funghi, ma la stragrande maggioranza è incompetente».

Quindi rischiano di andare a raccogliere funghi non commestibili?

«Questo no, perché raccolgono quei due tre funghi che conoscono, porcini, cappellini, galletti, non si interessano di altre specie. Indubbiamente c’è la mania del porcino, ma la gente non capisce che andando così spesso, lo stress che il bosco sopporta è aumentato in maniera esponenziale. A mio avviso sull’Etna non esiste un albero che non sia stato controllato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Se prima si entrava in un bosco e si raccoglieva un paniere di funghi, oggi ci si accontenta di molto meno, l’importante è postare le foto dei porcini su facebook».

Cosa fare?

«Innanzitutto valorizzare le associazioni micologiche che si occupano difunghi da anni e sostenerle economicamente. La legge prevede che una parte delle spese del tesserino vadano proprio alle associazioni e invece la RRegione non ha mai finanziato un solo euro. Però se mancano i controlli non ha senso tutto ciò».

Un esempio di assalto indiscriminato ai boschi?

«All’inizio della stagione i primi funghi si trovavano nel bosco di Centorbi, in territorio di Paternò, a Monte Minardo, dove si trova una delle più belle leccete dell’Etna. Un giorno lì, alle 6 del mattino, ho contato 250 auto parcheggiate all’ingresso del demanio forestale. Considerato che ci sono mediamente due persone per auto, in quel momento c’erano almeno 500 persone a caccia di funghi. Se ci fosse stato un solo agente della forestale a chiedere semplicemente il tesserino e controllare il peso dei panieri, credo che la metà dei raccoglitori non fossero in regola».

Facciamo conto che qualcuno voglia mettersi in regola. Che deve fare?

«Frequentare un corso di 15 ore alla fine del quale viene rilasciato un attestato, poi andare al Comune di residenza, fare la richiesta del tesserino di raccoglitore amatoriale (che vale 5 anni) e pagare una tassa alla Regione. Ma anche qui la Sicilia è una strana regione. Si possono raccogliere 4 kg al giorno, uno dei limiti più alti d’Italia, senza contare che il tesserino professionale consente, addirittura, la raccolta di 12 kg al giorno, un’enormità. Chi vende i funghi per strada deve fare anche un corso e un successivo esame all’Asp per abilitarsi alla vendita. In ogni caso, prima di venderli, deve farli vedere tutti all’ispettorato micologico, ma spesso questo controllo viene aggirato, c’è chi fa vedere una cassetta e sottobanco ne ha dieci...».

E i porcini che si trovano al supermercato?

«La stragrande maggioranza arriva dalla Romania nella migliore della ipotesi. Siamo tra i più grandi importatori di funghi al mondo, quelli locali non bastano. Ogni mercoledì e ogni venerdì un Tir frigorifero arriva a Cosenza e tutti coloro che vendono funghi vanno a comprarli lì. Se in pizzeria ordiniamo una pizza ai porcini e la paghiamo 8 euro, sicuramente stiamo mangiando porcini cinesi che sbarcano ad Ancona con le navi. Del resto chi li vende o chi li offre nei ristoranti non è obbligato a indicarne la provenienza».

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