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La canna preoccupa i genitori? I ragazzi non vedono il problema

Castorina (responsabile Sert): «La parola chiave dev'essere la prevenzione»

La canna preoccupa i genitori? I ragazzi non vedono il problema

«In attesa che approvino la liberalizzazione della cannabis, i ragazzi, ai genitori che provano a dissuaderli dall’utilizzo, rispondono che non vedono il problema e che il loro è solo un pregiudizio, tant’è che si parla di legalizzazione a tutela della loro salute (…) Vorrei tanto dire ai ragazzi, come da genitori, ci si senta impotenti di fronte al proprio figlio chiuso nel suo silenzioso mondo, come ci si senta terribilmente frustrati nel fronteggiare qualcosa più grande di te, soli e abbandonati di fronte all’indifferenza delle istituzioni, della scuola e al disimpegno di chi sa, ma nulla fa».

È la testimonianza di un genitore, la signora Corrada Raciti, che in una lettera inviata a “La Sicilia” il 10 ottobre, scrive quanto sia difficile, oggi, riuscire a dialogare col proprio figlio di argomenti difficili da accettare: perché “la canna” diventa il rifugio di ogni problema e di ogni sconfitta? Disagio o emulazione?

L’argomento, comunque, è molto più ampio: da una parte il business della mafia che investe sempre più su terreni per coltivare piantagioni di cannabis, dall’altra il dibattito acceso alla Camera a luglio sulla proposta di legge sulla legalizzazione dei cannabinoidi. Insomma, a piccoli passi si sta sgretolando il tabù della proibizione anche in Sicilia, dove due anni fa la regione ha annunciato l’ok all’utilizzo della marijuana a scopo terapeutico.

Intanto, in quest’ultimo anno a Catania e provincia il numero dei giovani che hanno fatto uso della sostanza stupefacente è cresciuto, così come dimostrato dai dati del Sert, l’ambulatorio Asp che si rivolge ai consumatori e alle loro famiglie e che, nei propri report, ha registrato un modesto incremento di denunce di consumo di cannabinoidi: 635 nel 2014, 645 del 2015. «Questi risultati sono soltanto la punta di un iceberg dalle radici profonde - afferma Paolo Castorina, responsabile Sert - perché non tutti denunciano la propria condizione di disagio. Anzi, non la percepiscono neppure come tale. Il nostro servizio offre terapie di disassuefazione, trattamenti farmacologici con principi sostitutivi o antagonisti delle sostanze stupefacenti, interventi psicologici, psicoterapeutici, pedagogici e sociali per problemi connessi alle dipendenze. Tramite i Sert, inoltre, è possibile anche eseguire le procedure per l’ingresso in comunità terapeutica ed effettuare esami di laboratorio per lo screening dell’Hiv e dell’epatite virale. Ma la parola chiave deve essere prevenzione: a tal proposito è fondamentale la collaborazione con le scuole e con le famiglie. E da questo punto di vista, Catania è ancora un’isola felice: a differenza di altre città atomizzate, la presenza dei familiari è valida e costante».

A Catania, comunque, non sono mancate le iniziative rivolte alla società: il Sert nel 2013, infatti, ha aderito a “Early detection of drug use for early intervention in children”, progetto del dipartimento Politiche antidroga per la promozione e l’applicazione del drug test e della consulenza educativa motivazionale nei minori quali strumenti di diagnosi precoce del consumo di sostanze stupefacenti. «Ma la percezione precoce dei rischi e dei danni derivanti dall’uso di sostanze, sia da parte dei giovanissimi sia da parte, dei loro genitori, è troppo spesso molto bassa e porta a sottovalutare l’effettivo problema, ritardando la cessazione dell’uso e prolungando l’esposizione alle droghe per vari anni - constata Castorina -. Abbiamo ritenuto necessario concentrare l’attenzione sulla necessità di identificare l’uso di sostanze nei giovani, coinvolgimento genitori e medici di famiglia. Si discute tanto sulla liberalizzazione della cannabis, ma questa a mio parere, incrementerebbe il consumo e svilupperebbe lo stesso un mercato nero per quanti non si atterrebbero ai limiti della norma. Invito i giovani a una riflessione: è davvero necessario fumare lo spinello, accettando di modificare le proprie funzioni celebrali, per essere efficienti e sentirsi liberi?».

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