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Riti voodoo per obbligarle a prostituirsi: 15 nigeriani arrestati a Catania

Sono accusati di aver gestito una tratta di giovanissime loro connazionali. Le reclutavano per farle partire, per poi «costringerle ad esercitare la prostituzione»

Riti voodoo per obbligarle a prostituirsi: 15 nigeriani arrestati a Catania

CATANIA - Su delega della Procura di Catania, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di 15 nigeriani accusati di avere gestito una tratta di giovanissime loro connazionali che avrebbero "reclutato, introdotto, trasportato e ospitato» in Italia per "costringerle ad esercitare la prostituzione».

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Sono indagati, a vario titolo, di associazione per delinquere, tratta di persone con l’aggravante della transnazionalità e di induzione e sfruttamento della prostituzione. Indagini della Squadra Mobile di Catania hanno evidenziato l'esistenza di più organizzazioni criminali - con basi in Nigeria, Libia, Catania, Campania ed in altre città del Nord Italia - che secondo l’accusa reclutavano in Nigeria giovani donne che, dopo essere state sottoposte a rito «voodoo» ed avere contratto un debito, venivano trasferite dapprima in Libia, quindi condotte a bordo di imbarcazioni in Italia. Gli arrestati sono: NOSAKHARE Tina, IDEHEN Faby Osagie intesa “Osaghie”, SAMUEL Cynthia, UYOR Chineyere Marvelous, AKORO LOKIKI Toyin OTASOWIE Faith, AIDIAGBONYA Beauty, OMOFOMWAN David Ewere ,AGYAPONG Albert, EBHODAGHE Irene.

Nei confronti di altri quattro destinatari di misura cautelare, in atto trasferitisi all’estero, è in corso la procedura per l’emissione di mandato di arresto europeo e per l’estradizione.

In particolare, 9 dei soggetti tratti in arresto devono rispondere del delitto di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone ai danni di giovanissime donne di nazionalità nigeriana, per essersi associati in due distinte organizzazioni allo scopo di commettere più delitti di tratta, nonché dei singoli episodi di tratta di persone aggravati dalla transnazionalità, dal fatto di avere agito ai danni di minori degli anni diciotto, di aver agito al fine di sfruttare la prostituzione delle vittime e di averle esposte ad un grave pericolo per la vita e l’integrità fisica (facendo loro attraversare il continente di origine sotto il controllo di criminali che le sottoponevano a privazioni di ogni genere, le segregavano ed in alcuni casi le costringevano con violenza a subire atti sessuali ed, infine, le facevano giungere in Italia via mare a bordo di imbarcazioni occupate da moltissimi migranti esponendole ad un altissimo rischio di naufragio).Altri quattro destinatari rispondono, in concorso tra loro, del reato di tratta di persone ai danni di donne di nazionalità nigeriana con l’aggravante di aver agito al fine di sfruttarne la prostituzione, mentre solo due dei soggetti tratti in arresto rispondono, singolarmente, del reato di organizzazione e sfruttamento della prostituzione ai danni di numerose prostitute nigeriane.

 L’indagine è scaturita dalla querela presentata da una donna di nazionalità nigeriana dedita al meretricio, dopo un'aggressione da parte di un' altra connazionale.

Dall' attività investigativa è emerso che la donna aggredita era da lungo tempo vittima di tratta ad opera di una coppia di nazionalità nigeriana (AIDIAGBONYA Beauty e OMOFOMWAN David Ewere): i due con l’ausilio di una connazionale rimasto in Nigeria l’avevano fatta giungere in Italia parecchi anni addietro (circa cinque o sette), l’avevano sottoposta (tramite la donna in Nigeria) al rito voodoo, l’avevano introdotta nel circuito della prostituzione, facendosi corrispondere periodicamente le somme “investite” nel suo viaggio e continuavano ancora a percepire somme di denaro dovute a tale titolo.

In secondo luogo, lo sviluppo delle indagini ha consentito di individuare una vera e propria associazione, radicata sul territorio di Catania finalizzata al traffico di giovanissime ragazze nigeriane da introdurre in Italia per poi giovarsi dei proventi del meretricio delle medesime e, in particolare, è emerso che alcuni degli associati si stavano organizzando per far arrivare dalla Nigeria giovani donne da immettere nel mercato della prostituzione. Sedi operative del sodalizio criminoso, anche in Campania.

Le vittime venivano sottoposte a rituali magici di vario genere per costringerle all’osservanza e all’ubbidienza ai propri sfruttatori e ciò già prima di affrontare un lungo e pericoloso viaggio che da Benin City attraverso Kanu, Agades, Sabratha, le conduceva a Tripoli per l’imbarco.

Le giovani vittime venivano affidate di volta in volta a soggetti chiamati “trolley” ovvero accompagnatori incaricati di assicurare che le giovani, considerate alla stregua di vera e propria merce, arrivassero a Tripoli per imbarcarsi; giunte a Tripoli venivano fatte alloggiare in strutture (dette “connection house” o “ghetti”) dove spesso venivano costrette ad iniziare il meretricio o a subire violenze sessuali, privazioni di ogni genere (dal cibo, all’acqua alle medicine) e punizioni umilianti in caso di disubbidienza alle regole imposte dal responsabile della struttura (ad, esempio, venivano picchiate e veniva loro rasato il capo).

Gli associati che in Italia attendevano l’arrivo delle ragazze commissionate curavano i contatti telefonici con le stesse tramite i “trolley” o i “connection men”, entrando in fibrillazione allorché la partenza programmata subiva ritardi. 

All’arrivo in Italia, le vittime iniziavano un "tirocinio" unitamente alla propria madame che impartiva loro le direttive necessarie per un proficuo esercizio delle prostituzione: venivano, pertanto, indottrinate quanto ad abiti ed accessori da indossare per rendersi più “appetibili” ai potenziali clienti, quanto a cifre da richiedere e a prestazioni da eseguire, ricevendo l’assegnazione di una postazione di lavoro su strada: si avviava così un nuovo ciclo di sfruttamento a sua volta originato da un precedente sfruttamento poiché spesso l’arrivo della vittima costituiva per la madame, che a sua volta era stata anch’essa vittima di un’altra madame, l’occasione per interrompere il meretricio e programmare una vita, dei figli o l’acquisto di un immobile in Nigeria.

L’odierna operazione denominata “Skin Trade” rappresenta una delle tappe di un percorso avviato della Questura di Catania di duro contrasto al fenomeno del traffico di esseri umani, strettamente collegato ai recenti ingenti flussi migratori dall’Africa alle coste Siciliane: con quest'ultima operazione sono arrivati a 30 il numero dei soggetti destinatari di ordinanze applicative di misure cautelari per i delitti di tratta di esseri umani emesse dai G.I.P. su richiesta della DDA di Catania.



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