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Morte Valentina, «Nessuna correlazione con obiezione di coscienza e cure appropriate»

La relazione della task force di ispettori inviati dal ministro Lorenzin non ha evidenziato anomalie

Morte Valentina, Lorenzin: «L'obiezione non c'entra con questo caso»Collegio di esperti per l'autospia

Catania - Un «evento abortivo iniziato spontaneamente, inarrestabile, trattato in regime d’emergenza" in una «paziente con trattamento adeguato per le condizioni di rischio dal momento del ricovero», in nessun modo «correlabile all’argomento 'obiezione di coscienza». Lo scrivono gli ispettori del ministero della Sanità nella relazione preliminare inviata al ministro Lorenzin sull'assistenza prestata a Valentina Milluzzo, la 32enne morta all’ospedale Cannizzaro di Catania il 16 ottobre scorso dopo l’aborto di due gemelli mentre alla 17esima settimana di gravidanza.

 

Dal lavoro della task force, che entro trenta giorni redigerà un documento completo, non emergono irregolarità nel trattamento della paziente, dal ricovero alla tragica emergenza. E meno che mai ci sarebbe stato un rifiuto di un medico di intervenire perché obiettore di coscienza, come segnalato nella denuncia presentata dai familiari della donna che ha fatto scattare l'inchiesta della Procura di Catania che, come atto dovuto, ha indagato 12 medici e disposto il conferimento a un collegio di periti dell’autopsia che si terrà mercoledì prossimo nell’obitorio dell’ospedale Cannizzaro.

 

I familiari di Valentina Milluzzo ribadiscono la loro ricostruzione e il documento degli ispettori, ovviamente, non incide sul fascicolo attivato dal procuratore Carmelo Zuccaro che guarda a eventuali irregolarità penali. Qualche giorno dopo la morte di Valentina Milluzzo avvenuta nell'ospedale Cannizzaro di Catania dopo un parto abortivo gemellare, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin aveva inviato una task force di ispettori per ulteriori controlli sul caso, già oggetto di un'inchiesta.

Di seguito il testo integrale della relazione redatta a conclusione dell'ispezione.

Nella giornata del 21 ottobre 2016, nell'ambito delle attività della task force istituita dal Ministro della Salute il 27 marzo 2015, si è svolta l'ispezione presso l’A.O. Cannizzaro di Catania – ospedale di riferimento Regionale - disposta a seguito del decesso di una paziente, di anni 32, avvenuto in data 16 ottobre 2016 alle ore 13.45.In via preliminare, si ritiene opportuno specificare che dalla documentazione esaminata e dalle numerose testimonianze raccolte dal personale non si evidenziano elementi correlabili all’argomento “obiezione di coscienza”. Si è trattato di evento abortivo iniziato spontaneamente, inarrestabile, trattato in regime d’emergenza.

La paziente era assistita presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Cannizzaro di Catania, dove era ricoverata dal 29 settembre (17° settimana di gravidanza), con diagnosi di minaccia d’aborto in gravida gemellare (gravidanza indotta con procreazione medicalmente assistita, presso altro Centro). La paziente era in trattamento adeguato per le condizioni di rischio dal momento del ricovero; in data 15 ottobre, alle ore 12.00 circa, presenta picco febbrile a 39°C con somministrazione di antipiretici e ripresa immediata di terapia e.v. con antibiotici. Le prime valutazioni cliniche e il monitoraggio dei parametri vitali non evidenziano alcun dato anomalo, se non -alle ore 16.00 circa- un iniziale abbassamento della pressione arteriosa. Gli accertamenti ematici evidenziano, in modo crescente dall’inizio alla fine, una situazione compatibile con un quadro settico e una coagulopatia da consumo, con progressiva anemizzazione e progressivo calo dei valori pressori. Vengono allertati gli anestesisti, al fine di un approccio coerente con le condizioni ingravescenti della donna, che vengono comunicate ai parenti presenti con tempestività.

Alle 23.20, in sala parto, la paziente espelle il primo feto morto. Alle 24.00 inizia infusione con ossitocina, in coerenza con la necessità clinica di indurre l’espulsione del secondo feto, che avviene alle ore 1.40 del giorno 16 ottobre. Viene coinvolto un secondo anestesista di turno e si sposta la donna in sala operatoria, per le procedure di secondamento chirurgico e di revisione della cavità uterina in anestesia, che si completano alle 2.10. Si osservano perdite ematiche, tanto da indurre un tamponamento vaginale e, successivamente (vista l’atonia uterina) un tamponamento della cavità uterina; vengono somministrati farmaci appropriati. Le condizioni generali tendono al peggioramento; la signora viene intubata ed assistita sul piano ventilatorio. Viene trasferita in U.O. di rianimazione dove, alle ore 13.45, nonostante il massimo livello assistenziale ed un transitorio miglioramento delle condizioni generali, arriva all’exitus.

 

I Parenti sono stati sempre informati e sostenuti dall’intera equipe degli ostetrici e degli anestesisti.

PRIME RACCOMANDAZIONI E PROPOSTE DI MIGLIORAMENTO

1) Necessità di una attenta valutazione delle procedure finalizzate al lavoro in équipe multidisciplinare.

2) Ridefinizione delle modalità di comunicazione tra équipe con definizione dei livelli di “alert”.

3) Puntuale verifica delle modalità comunicative con gli Utenti.

4) Implementazione di protocolli operativi sintetici e mirati alla pronta individuazione delle situazioni a rischio.

5) Definizione del rapporto tra personale ostetrico e infermieristico, al fine di un ottimale equilibrio tra carichi di lavoro e specificità dell’attività in U.O. di ostetricia

EVENTUALI PROVVEDIMENTI SUGGERITI:

Precisa definizione delle modalità di attivazione dei percorsi organizzativo-assistenziali in emergenza urgenza

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