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Pozzallo e Augusta, sindaci in rivolta: «La Nicolini da Obama, noi su Marte?»

Nei due porti 27mila arrivi nel 2016, a Lampedusa 10mila. «I numeri cambiano, Renzi lo sa»

Pozzallo e Augusta, sindaci in rivolta: «La Nicolini da Obama, noi su Marte?»

Pozzallo. «Ne stanno arrivando altri 650». Non fa una grinza, il sindaco di Pozzallo, quando sul display del telefonino riceve il “bollettino” quotidiano. Luigi Ammatuna pensa ai migranti che arrivano, «perché qui l’accoglienza c’è da quando ci sono io». A bordo della nave militare irlandese “Samuel Beckett”, nel primo pomeriggio, al porto di Pozzallo arrivano i 650 migrati attesi, tra i quali 173 donne e 46 minori. Sei donne in gravidanza e una con pneumotorace ricoverate a Modica; registrati 146 casi di scabbia. Più di 400 migranti verranno trasferiti in altri centri d’accoglienza.

Ma nell’agenda del sindaco del Pd, domani, c’è anche un incontro con operatori turistici e ristoratori, che dal 2013 denunciano un calo di presenze «dovuto all’immagine distorta del paese». E la richiesta di quattro dell’opposizione («che mi vogliono fare la pelle»): un consiglio comunale aperto sul tema migranti. «Dicono che siamo troppo accoglienti», ironizza. Quest’estate, quando Matteo Renzi, dopo averla annunciata «nel Ragusano fra Pozzallo e i luoghi di Montalbano», spostò la Festa nazionale dell’Unità a Catania, Ammatuna mandò a dire al segretario del suo partito: «Se viene qui, per lui e Alfano le porte del municipio sono chiuse». Nessuno, per la cronaca, ha bussato alla sua porta.

E adesso, nel giorno in cui i dati del Viminale confermano il record di sbarchi a Pozzallo (oltre 16 mila), ma soprattutto ad Augusta (quasi 21mila), con l’hotspot di Lampedusa a quota 10mila, Ammatuna non si trattiene: «Nell’immaginario quella è l’isola dell’accoglienza, ma noi facciamo molto di più. E nessuno viene qui a girare film da Oscar, nessuno ci propone per il Nobel». E il premier? «Porta la Nicolini da Ombama, non certo Ammatuna. Ma, visti i numeri, ci dovrebbe portare su Marte, noi sindaci in trincea che non riceviamo mai gratificazioni». Il sindaco si dice «profondamente amareggiato», anche perché «né io, né la mia comunità ci siamo mai lamentati, ma abbiamo continuato a fare il nostro dovere in silenzio». Ma, in un ottobre che sembra estate (anche per scafisti e mercanti di morti), l’aria sta cambiando: «I pozzallesi sono stanchi di fare accoglienza mondiale, visto che ci trattano da serie B».

A pochi chilometri di distanza - nel “tacco” di un sud-est bello, equo e solidale - c’è la sindaca Cettina Di Pietro. Che, ad Augusta, ha ereditato «una situazione che è un caso unico a livello nazionale». Nel porto dove arriva 1/5 dei migranti sbarcati in Sicilia (il 13,5% di tutti gli arrivi sulle coste nazionali, a voler essere precisi) c’è «una tendopoli d’emergenza che per il governo nazionale è diventata di fatto il primo centro d’accoglienza d’Italia, che si tiene in piedi grazie ai sacrifici dei volontari della nostra protezione civile». Dove sorgere uno dei cinque hotspot italiani (al quale Di Pietro si oppose «anche per motivi di sicurezza»), ma l’appalto è stato sospeso per un’indagine della Procura. Siamo dentro l’Autorità portuale toccato dal filone siciliano sul “Quartierino” di Potenza.

La sindaca grillina ha una giornata infernale. Come tutte quelle trascorse da quando guida un comune sciolto per mafia e con le casse dissestate. Ci concede una lunga telefonata nel corso di una pausa, dopo aver registrato i numeri di ieri: ad Augusta il mercantile “Tank Okyroe”, con a bordo 758 persone. «Ma vi rendete conto che questo è uno dei porti commerciali più importanti del Sud?», incalza la sindaca. Che dribbla con eleganza la polemica con la collega Nicolini: «Lampedusa fa accoglienza da vent’anni, è giusto che sia un simbolo», ma «da Mare Nostrum e Triton in poi, i numeri parlano chiaro e Renzi dovrebbe conoscerli»). Le resta un «brutto ricordo», ovvero «il giorno in cui il presidente del Senato andò a Lampedusa ad assistere allo sbarco di 200 persone, mentre qui ne arrivavano 800». Per Di Pietro «i sindaci dovrebbero essere tutti uguali».

Lei va per la sua strada. E ha deciso una spending review: «Ho tolto una ventina di impiegati che i commissari avevano distaccato per gli sbarchi. Ho trovato 300mila euro di straordinari non pagati. E ho chiesto a Renzi e Alfano, minacciando lo sciopero della fame: “Chi mi rimborsa questi soldi?”. Nessuno, è stata la risposta. Ma noi continuiamo a essere accoglienti , soprattutto con i 7mila minori arrivati qui in tre anni». Perciò, sussurra la sindaca 5stelle, «non ambisco al Nobel, ma a un sistema efficiente ed equo».

Twitter: @MarioBarresi

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