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Catania, le terme romane della Rotonda inaugurate e subito richiuse: mancano i custodi!

La Regione non affronta l'annoso problema della fruizione dei beni culturali, spesso inaccessibili ai visitatori per mancanza di servizi essenziali

Catania, le terme romane della Rotonda inaugurate e subito richiuse: mancano i custodi!

La direttrice del «Polo museale» Maria Costanza Lentini, così come nel caso dell’anfiteatro, ripete che il suo gruppo sta «facendo di tutto per riuscire ad aprirle al pubblico», magari includendo, in un itinerario omogeneo, anche le terme dell’Indirizzo, anch’esse restaurate e chiuse. Obiettivo di buon senso che, però, si scontra con uno dei più gravi e radicati problemi relativi alla fruizione dei beni archeologici e monumentali in Sicilia, quello dei custodi. Custodi che, ai tempi delle vacche grasse, la Regione assunse in massa, con criteri clientelari, cosicchè i vincitori di concorso nelle province della Sicilia orientale fecero prontamente domanda di trasferimento nel Palermitano e nel Trapanese da dove provenivano lasciando sguarnito il nostro territorio. Un problema tanto più difficile da affrontare adesso, in tempi di vacche magre, con le assunzioni bloccate e una burocrazia che continua a soffocare e a impedire ogni tentativo di trovare soluzioni alternative.

 

Fino a qualche tempo fa le terme della Rotonda sono state aperte, per 3 anni, 2-3 volte a settimana, grazie alla convenzione sottoscritta con l’associazione «Etna ‘ngeniousa» i cui volontari ne hanno garantito la fruizione gratuitamente. Un regalo alla città respinto dal precedente direttore del «Polo museale», Orazio Micali, che ha troncato quell’esperienza ritenendo la convenzione illegittima, senza spiegare perché. Il Codice dei Beni culturali, all’art. 112, infatti, prevede espressamente che Stato, Regioni e Comuni possano stipulare convenzioni tra loro e con associazioni senza scopo di lucro per la valorizzazione dei beni culturali. Allora perché questa scelta? Perché i custodi non la vedono di buon occhio? Perché si è scatenata la concorrenza con altre associazioni? Perché le guide turistiche hanno protestato? A torto, dal momento senza chi apra il sito, e si occupi della vigilanza, anche il loro accesso - ovviamente libero - non sarebbe possibile.

 

Un problema serio dal momento che il «Polo museale» non può stipulare contratti per l’apertura dei siti, attività che la Regione considera come servizi aggiuntivi, motivo per cui spetta a lei e solo a lei fare i bandi, ma questo, con i tempi della burocrazia - e con i connessi appetiti clientelari - richiede anni. Una situazione incresciosa che va sbloccata con una reale assunzione di responsabilità politica, che è altro dalle altisonanti e vuote dichiarazioni d’intenti. E va ricordato che i «Poli museali» sono stati costituiti dalla Regione in ogni provincia recependo la legge Franceschini che prevede una precisa ripartizione delle competenze per cui la tutela dei beni è assegnata alle sovrintendenze, mentre la valorizzazione ai Poli. Una legge applicata solo a metà poiché non sono state emanate le circolari di applicazione. E questo penalizza i Poli i cui funzionari e dipendenti si trovano a lavorare senza risorse e senza mezzi, computer inclusi. E questo in una Regione che dice di volere puntare sul turismo culturale.

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