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Sì del Vaticano alla cremazione, ma in Sicilia ci sono solo due impianti

Le richieste sono in crescita. A Palermo via libera per un nuovo tempio

Sì del Vaticano alla cremazione, ma in Sicilia ci sono solo due impianti

Palermo. In Sicilia cresce la richiesta di cremazione per i defunti, ma sono soltanto due i forni – o sarebbe meglio dire i templi – dove si può compiere questa pratica funeraria: uno si trova a Palermo, l’altro a Messina. Entrambi gli impianti sono pubblici e si trovano all’interno di un cimitero.


Nel capoluogo siciliano in media si fanno 600 cremazioni all’anno, ma spesso il forno si guasta. Costringendo così i parenti del caro estinto a rivolgersi all’impianto di Messina, più moderno ed efficiente, o addirittura a varcare lo Stretto. Non di rado per una cremazione è capitato a molti siciliani di arrivare fino in Campania (in provincia di Salerno o Avellino), dove complessivamente ci sono tre impianti. Mentre recentemente ne è stato attivato uno in Calabria, in provincia di Cosenza.

In Sicilia non c’è soltanto un problema di efficienza degli impianti. Due soli forni crematori non bastano: le liste di attesa infatti sono lunghe e penalizzano i non residenti nelle uniche due città dove si trovano gli impianti. Tant’è che il Comune di Palermo ha deciso di realizzare un secondo forno. Mesi addietro la Giunta ha dato il via libera al progetto preliminare per un nuovo impianto crematorio all'interno del cimitero dei Rotoli: un'opera che costerà 2 milioni 750mila euro.

A Misterbianco, invece, l’amministrazione comunale ha già bandito un appalto per la costruzione di un tempio crematorio, su cui però pende un ricorso al Tar. Questo lo stato dell’arte in Sicilia, dove c’è una legge regionale che disciplina le cremazioni (la numero 18 del 2010).

L’Istruzione per la conservazione delle ceneri – documento approvato da Papa Francesco e presentato ieri in Vaticano – ha portato alla ribalta della cronaca il tema della cremazione. La Chiesa ha fatto chiarezza sulle esequie cristiane, mettendo nero su bianco il “no” ad ogni forma di dispersione delle ceneri dei defunti in natura o alla conservazione in casa, nonché la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi. «Le ceneri del defunto – si legge nel documento – devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero o, se è il caso, in una chiesa o in un’area appositamente dedicata».


Aree che però mancano in moltissimi Comuni siciliani. È quanto denuncia la Socrem (Società per la Cremazione): «Nei cimiteri – dice Gilda Amore, segretaria della Socrem di Ragusa – ci dovrebbero essere i cinerari comuni, luoghi dove raccogliere le ceneri di chi non ha una sepoltura; in pochi però l’hanno adibita. Come associazione stiamo portando avanti un’opera di sensibilizzazione affinché si possa venire incontro alle sempre più frequenti richieste». Messina è tra quei Comuni che si sono attrezzati con le cellette per la conservazione delle ceneri. «Acquistarne una – conclude Amore – costa circa 400 euro; mentre il prezzo massimo di una cremazione è di 600 euro. Si tratta di tariffe ministeriali che si applicano in tutta Italia. Ogni Comune o ente privato che gestisce un tempio crematorio ha però facoltà di fare degli sconti o di dare dei contributi».

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