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Terremoto e prevenzione, in Sicilia parte il piano da 17,5 milioni

Collura (Ordine geologi): «L'abusivismo rende il territorio molto più vulnerabile»

Terremoto e prevenzione, in Sicilia parte il piano da 17,5 milioni

«Il Dipartimento della Protezione civile siciliano ha attivato il piano per fare ripartire le microzonazioni del territorio. Così come aveva preannunciato il dirigente del Dipartimento, l’ing. Foti, già qualche giorno dopo quel tremendo terremoto di fine agosto, sono stati trovati ed impegnati 17,5 milioni di euro presi dai fondi Pos-Fer 2014-2020. Con questi fondi, quindi, si riprenderà quel lavoro sul territorio che era cominciato nel 2010, ai tempi della prima ordinanza della Protezione civile nazionale, ma che aveva coperto soltanto 58 comuni rispetto ai 282 classificati a rischio secondo la normativa di riferimento».

In pratica dopo il 2010 erano continuate ad arrivare le risorse, in tutto una ventina di milioni sino all’anno scorso, ma la Regione non aveva più trovato i soldi per coprire la sua parte di finanziamento, e la microzonazione si era interrotta. Ora si riparte, un po’ sull’onda del terremoto di agosto, un po’ perché è semplicemente folle restarsene qua in Sicilia a sfidare il destino senza fare nulla per generare qualche anticorpo.

«La microzonazione - spiega ancora Collura - è fondamentale perché consente di capire quale sia il gradi di resistenza, di reazione, di elasticità del territorio rispetto a sollecitazioni che possono arrivare da scosse telluriche. Il che significa anche avere un quadro scientificamente chiaro quando si tratta di costruire in quelle aree o quando si vuole intervenire per opere di consolidamento».

Quindi con questi studi si comincerà ad avere un quadro più preciso della situazione dell’Isola, comune per comune, si potranno utilizzare le tecnologie più adatte alla luce dei monitoraggi tecnici e, forse, si potrebbe anche puntare a interventi di ristrutturazione e adeguamento al rischio sismico. Ma, francamente, quanto servono?

«Beh, tra il non fare nulla e fare qualcosa, è chiaro che conviene sempre intervenire. Ci sono situazioni certamente insanabili, ma è anche vero che, così come ci spiegano i giapponesi che sono molti avanti in questo campo, importante è evitare non che gli edifici subiscano danni, ma che crollino. E’ per questo che quasi sempre si perdono vite umane».

In quei 17,5 milioni ci sono risorse per la microzonazione nei comuni a rischio, ma anche per una serie di interventi da potere realizzare. Buon segnale, ma non basta e siccome bisogna raccontare le storie e le cose per quelle che sono, soprattutto se si parla di sicurezza dei cittadini, il presidente Collura aggiunge: «C’è un secondo aspetto nello scenario siciliano che va considerato e che eleva la criticità del territorio. E’ l’enorme diffusione di strutture abusive. Parliamo di palazzi, case, ville per cui non esiste alcun fascicolo del fabbricato. Impossibile, dunque, conoscere le tecniche seguite per la costruzione, i materiali usati. Per questo ci si sta battendo a livello nazionale per creare questo fascicolo che consenta di potere controllare la storia del fabbricato. E’ quello che il governo nazionale ha inserito nel cosiddetto piano casa, con cui dovrebbe essere più facile l’indagine conoscitiva sugli edifici».

Certo, in Sicilia partiamo da questa quota di abusivismo impressionante, intere periferie di grandi paesi e di alcune città costruite beffando la legge, le normative di sicurezza, i protocolli minimi essenziali di sicurezza. Lì le microzonazioni che potrebbero urlare agli geologi?

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