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Il tartufo dimenticato

La Sicilia è tra le regioni a produzione tartuficola, ma neanche i suoi abitanti lo sanno. Eppure "l'oro nero" di Palazzolo Acreide viene venduto a un prezzo quintuplicato rispetto al Nord

Il tartufo dimenticato

La bufala, per non dire la truffa, non è passata inosservata ai conoscitori (quelli veri) dei tartufi. E così mentre al Alba (dove si sta svolgendo la Fiera internazionale del Tartufo bianco, fino al 27 novembre) si incoronava il “tartufo reale” da 645 grammi, tanto per fare un paragone impossibile con tradizione, storia, organizzazione e soprattutto tartufi (quel tipo di bianco pregiato qui da noi non esiste) a Capizzi c’è stato chi ha pagato un tartufo nero al prezzo di 1.200 euro al chilo, quando ai venditori sarà costato sì e no 200 euro al chilo.

Il tartufo “falso” di Capizzi è un esempio di come in Sicilia siamo bravi a distruggere la reputazione di qualcosa che potrebbe regalarci grandi soddisfazioni, se è vero che la nostra regione è riconosciuta tra le quattordici regioni tartufigene d’Italia, nel silenzio delle istituzioni e nell’ignoranza dei consumatori che continuano a mangiare paté di tartufo e pizze all’olio di tartufo senza sapere di ingerire un idrocarburo il bismetil tio metano, quel gas che fa la tipica “puzza” di tartufo e che altro non è un additivo chimico con il quale vengono conditi tartufi cinesi e africani (per legge vietati in Italia) con i quali si fanno le “cremine” in barattolo.

Ma perché in Sicilia il grande pubblico non sa che esistono i tartufi?

«Perché - risponde il micologo Mario Prestifilippo - per la Regione Siciliana il tartufo non esiste e ancora oggi quando di parla di tartufo in Sicilia, la gente è convinta di essere presa in giro e che raccontiamo delle stupidaggini. Se poi aggiungiamo che non esiste una rete dal punto di vista commerciale valida da poterli imporre a livello nazionale...».

«Io i primi tartufi li ho trovati 18 anni fa e quasi tutta la Sicilia occidentale, che è la zona che frequento più assiduamente ha delle aree vocate per il tartufo, eppure non c’è nessuna legge che regolamenti questa situazione e che metta anche al riparo da cosiddetti “cavatori” senza scrupoli. Non si può prendere la gente in giro e spacciare per “locali” tartufi che vengono da fuori, tutti sanno che quest’ anno in Sicilia di tartufo attualmente ce n’è pochissimo. Non ha piovuto, e lo scirocco ha distrutto il micelio dei tartufi. Di “nero invernale” non ce n’è proprio, forse recuperemo con il “bianchetto”, ma sempre se dovesse piovere tra novembre e dicembre».

Sulla stessa linea Santino Spata, ex sindaco di Palazzolo Acreide e storico pioniere del tartufo in Sicilia. E’ stato il primo a rendere pubblica l’esistenza del tartufo in Sicilia e a farlo conoscere ai ristoratori.

«Quando lo dissi mi presero per pazzo - ricorda - ora i ristoratori sono diventati i più accaniti sostenitori del tartufo siciliano, però la sua fama si ferma lì, al di fuori degli ambienti della ristorazione non si sa, la gente non ci crede nonostante in questi anni ci siamo sforzati di diffondere la notizia».

«Cosa ci vorrebbe? Un interessamento delle istituzioni con l’organizzazione di convegni, sagre, iniziative, a Ferla c’era la sagra del tartufo e poi non se n’è fatto più nulla, con una forma di pubblicizzazione si potrebbe far conoscere davvero il tartufo, anche se da alcuni queste iniziative vengono criticate da qualcuno».

Magari a chi è più interessato a vendere i tartufi siciliani al nord, cosa che avviene sottobanco da parte di cavatori d’occasione che sono interessati solo al guadagno e non a diffondere la cultura dell’”oro nero”.

Non è un segreto, per esempio, che a Norcia arrivino i tartufi di Palazzolo e che vengano venduti fino a cinque volte di più del prezzo che hanno sul mercato in Sicilia.

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commenti 6
  • Antonios

    02 Novembre 2016 - 18:06

    Sono capitino e me ne vanto, e proprio per questo voglio difendere il mio amato paese da queste idiozie scritte in questo articolo, é un articolo insensato, molto contraddittorio, prima dite che in Sicilia c'è il Tartufo, e poi parlate d'altro.... Prima di scrivere informatevi per bene, il Tartufo innanzitutto non è stato venduto con questi prezzi, certo pur di fare scoop avete esagerato con tutto, e poi in tal caso, essendo esperta nel settore, potrebbe venire a cercarlo nei nostri boschi, direttamente la giornalista Carmen Greco, così lo regalerebbe!! Riguardo ai "paté di tartufo“ come li ha chiamate lei, di ciò che ha detto, non corrisponde nulla, in ogni vasetto c'è scritto lotto di produzione, scadenza e soprattutto gli ingredienti reali del contenuto ( siete liberi di farli analizzare). Non è di certo infangando Capizzi che aumentate le tirature, e poi è naturale visto il successo della Sagra (Una delle più grandi di tutta la Sicilia) la presenza di "avvoltoi“.

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    • Alfredo Zermo

      02 Novembre 2016 - 19:07

      Gentile lettore, di certo il caso del tartufo venduto a prezzi esorbitanti non era riferito a lei, ma solo ad alcuni casi che si sono verificati infangando, questo sì, il nome del suo paese e di chi si comporta correttamente nel settore del tartufo.

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      • Antonios

        04 Novembre 2016 - 23:11

        Di questi casi che voi parlate, io onestamente non ne ho sentito parlare... Vabbè certo da un lato o dall'altro è naturale che ne volete uscire a testa alta, non ammettendo lo sbaglio

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  • essegi

    03 Novembre 2016 - 12:12

    Il tartufo di capizzi non è "falso". Purtoppo durante la sagra sono girati alcuni tartufi che nn erano locali insieme ai veri tartufi originali del territorio di capizzi. Quando andiamo a scrivere delle affermazioni occorre stare attenti a come li si scrive, altrimenti nn stiamo facendi più giornalismo, manipoliamo incautamente la correttezza delle informazioni. Il tartufo di capizzi esiste davvero, ce n'è in buone quantità, visto coi miei occhi, e nella sagra era super presente, purtoppo vi si è infiltrato un episodio non corretto che però non può generalizzarsi per infangare un prodotto e una manifestazione ben riuscita.

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