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La cattedrale, dal crollo alla rinascita: «Noto esempio di speranza per Norcia»

La foto della cupola “collassata” nel 1996 fece il giro del mondo. In 11 anni la ricostruzione

La cattedrale, dal crollo alla rinascita: «Noto esempio di speranza per Norcia»

Noto è una meraviglia. Sempre. Ma se in un pomeriggio d’autunno limpido e triste, con le immagini della basilica di Norcia stampate in testa, passeggi nel “Giardino di Pietra”, non puoi non pensarci.

Noto come Norcia, Norcia come Noto. Eppure qui la cattedrale (oggi anch’essa basilica) non collassò dopo un terremoto; ma il sisma di Santa Lucia, nel 1990, qualche danno l’aveva già fatto. Gli orologi del terrore si fermarono però alle 23,13 del 13 marzo 1996: un pilastro malsano “trascinò” la cupola e due navate; nessuna vittima, solo rabbia e sgomento.

«Quando entrammo, dalla sagrestia di via Cavour perché l’ingresso principale era bloccato dai detriti, non riuscimmo a renderci conto subito dei danni. Per la polvere che ci ostruiva lo sguardo, ma soprattutto per le lacrime che ci annebbiavano gli occhi». Il ricordo, tutt’ora commosso, è di Corrado Di Lorenzo dei Marchesi di Castelluccio, docente in pensione, oggi responsabile degli affari economici della cattedrale.

Un «disastro annunciato», sbottò quasi subito la Protezione civile. Sulla vicenda furono aperte due indagini. La Cassazione confermò nel 2006 la condanna a un anno e mezzo (pena sospesa) per crollo colposo dell’ex responsabile tecnico della Soprintendenza di Siracusa, Francesco Santalucia. Le altre quattro persone indagate - l’ingegnere capo del Genio Civile, il capo dell’Ufficio tecnico di Noto, il vescovo di Noto e il legale rappresentante della cattedrale - furono assolte o in primo o in secondo grado.

Ma era già partita quella che Di Lorenzo chiama «la grande partita della rinascita». Il restauro, iniziato nel gennaio del 2000, impegnò 50 operai al giorno (molte le maestranze locali), per un costo complessivo di circa 40 milioni di fondi della protezione civile, «senza un euro di spreco o di ruberia». Materiali del ‘700 e tecniche ad altissima sicurezza, rispettando l’impianto originario. Unica “licenza poetica” successiva: il materiale scelto per la pavimentazione è la pietra di Modica; inascoltata una petizione (7mila firme) per usare invece il marmo locale.

Fino al grande giorno: il 18 giugno 2007, a 11 anni dal crollo, la chiesa fu riaperta al culto. Alla cerimonia l’allora premier Romano Prodi in una festa di popolo poi replicata, lo scorso 8 aprile, con la visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

«Certo che ci ho pensato», ammette il sindaco Corrado Bonfanti. «Più che davanti alle immagini del crollo, quando ho visto i vigili del fuoco portar via la pala centrale dell’altare della basilica di Norcia, m’è tornato in mente la nostra cattedrale». Eppure Bonfanti, che ricorda come «circa il 90 per cento del patrimonio barocco è stato ricostruito o messo in sicurezza», trae un messaggio di speranza: «Dalla disperazione del crollo all’orgoglio della ricostruzione, quello che è successo a Noto può succedere anche a Norcia». Con lo scenario di «un rilancio economico fondato sul turismo, con il valore aggiunto di mostrare al mondo quello che siamo capaci di fare noi italiani». Non parole, ma numeri. Visto che in città è tutto un fiorire di b&b (circa 150) e di attività turistiche (oltre 300 partite Iva fra accoglienza e ristorazione nell’ultimo quinquennio) per una media di mezzo milione di presenze l’anno.

Anche monsignor Antonino Staglianò concorda col «messaggio di speranza e di positività». Parla di «ferita dell’anima» per le conseguenze del sisma nel Centro Italia. Il vescovo di Noto ha sentito i suoi “colleghi” di Camerino, Ascoli e Rieti, «mettendo a disposizione la solidarietà concreta alle persone colpite, che viene prima anche della ricostruzione di una chiesa». Il prelato - che qui attira i giovani in cattedrale anche cantando le canzoni di Mengoni - ci segnala una differenza: «A Noto il crollo non si verificò per un terremoto e riguardò soltanto l’edificio sacro. Nel sisma del centro Italia i danni non riguardano soltanto le chiese, ma ci sono interi paesi rasi al suolo. Sarà più complesso e più lungo ricostruire e non ci si potrà concentrare soltanto sulla basilica di Norcia». E poi ci fa una confessione (nel senso non religioso del termine) che è anche una convinzione, intima quanto amara: «Se la cattedrale di Noto fosse crollata oggi, non so davvero se si sarebbe potuta ricostruire. Il contesto è cambiato: ci sono meno soldi e più emergenze diverse». Anche se - lui, calabrese di Isola Capo Rizzuto, a Noto dal 2009 - dice che «il segreto della rinascita della cattedrale sta nel cuore e nella volontà del nostro popolo».

Twitter: @MarioBarresi

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