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Le arancine della discordia

Chef contro M5S. Roberto Lombardo sostiene di non essere stato pagato per intero per la fornitura durante la kermesse pentastellata a Palermo. La replica: «Accuse infondate e frenesie da falso scoop»

Le arancine della discordia

PALERMO - Rese famose nel mondo da Camilleri adesso le arancine, o arancini se ci si trova nella Sicilia orientale, sono al centro di una polemica con il M5s. Al centro della discordia quattromila pezzi di rosticceria, venduti agli attivisti nei giorni di Italia «5 stelle». Lo chef Roberto Lombardo che ha fornito le specialità siciliane ha deciso di fare causa all’organizzazione del raduno nazionale del movimento. Il motivo? Devo ancora essere pagato, dice all’edizione locale di Repubblica.

Circa 5mila euro il credito ancora vantato dal titolare dell’impresa «Un pò capiri», che lamenta di avere ricevuto la metà della cifra pattuita. "Sono stato ingaggiato senza neppure un contratto, in base a un accordo verbale - dice Lombardo - Ho fornito personale e attrezzature, rinunciando per tre giorni alla mia normale attività. A fatica ho avuto un acconto ma dopo la manifestazione non ho visto più un euro e sono trascorsi un mese e mezzo.

Ho subito pure un danno d’immagine, visto che, nello stand con la mia insegna, le arancine sono state vendute dall’organizzazione a 3,50 euro, anziché al prezzo di 2 euro che io pratico nel mio negozio. Ecco perché ho intrapreso le vie legali». Lo staff grillino contesta una serie di inadempienze all’imprenditore: la lentezza nella preparazione delle arancine durante la kermesse, uno smaltimento non corretto degli oli esausti. Ma Lombardo nega ogni addebito, affermando di non essere stato messo in condizione di lavorare al meglio e smentendo di non aver rispettato le norme anti-inquinamento. 

Accuse infondate, verifiche non pervenute e, soprattutto, «frenesie da falso scoop». Roberta Lombardi non manda giù la querelle legata a una presunta inadempienza contrattuale a carico di 5 Stelle colpevoli, secondo la denuncia di uno chef palermitano (rilanciata dall’edizione siciliana di Repubblica), di non aver pagato la fornitura per il raduno pentastellato di circa 4mila arancine.
In un lungo post su Facebook titolato «Il giornalismo secondo Repubblica Palermo», la deputata del MoVimento ricorda la vicenda dove - scrive - «si insinua che il Movimento 5 Stelle non ha tenuto un comportamento corretto nei confronti di un fornitore di arancine ingaggiato per l’evento di Palermo. L'articolo riporta ampi virgolettati di questo signore che addirittura annuncerebbe una causa nei nostri confronti per la restituzione del presunto maltolto. Tanto che Repubblica Palermo si lancia in una previsione delle sue: «Quelle quattromila rischiano di costare più care del previsto all’organizzazione grillina».
«Una previsione alla Fassino, verrebbe da dire - prosegue Lombardi - visto che questa storia delle arancine più che costare cara al M5S, rischia di costare cara proprio a Repubblica Palermo, che ha raccolto una voce senza effettuare la benché minima verifica. Il comitato organizzatore che presiedo ha infatti sottoscritto un contratto con un Consorzio di produttori locali che a sua volta ha provveduto ad assegnare gli spazi presenti all’interno dell’area ristoro in base alle singole specificità alimentari. Il Consorzio è stato pagato immediatamente dopo la conclusione dell’evento, come è nostra abitudine. Il Consorzio, quindi, ha stipulato autonomo (ripetiamo: autonomo) contratto con il Sig. Giuseppe Roberto Lombardo, produttore delle arancine. Ma tant'è, per Repubblica Palermo evidentemente bastava che qualcuno infangasse il 5 Stelle».


Lombardi sostiene che «questo è il modo di lavorare di alcuni giornalisti. Ma non di tutti, sia chiaro. Perché, ad esempio, in questo caso sappiamo che lo stesso commerciante aveva provato a chiamare anche Striscia la Notizia, che invece a differenza di Repubblica ha verificato le accuse, compreso che tra noi e l'arancinaro non c'era alcun rapporto e che quindi le sue eventuali pretese economiche dovevano essere indirizzate verso il soggetto con cui noi avevamo il contratto di fornitura servizi, suo appaltatore». Invitando Repubblica Palermo a non farsi «prendere dalla frenesia del falso scoop» Lombardi invita ad avere «rispetto del vostro mestiere, ma soprattutto abbiate rispetto dei vostri lettori. Qui l’unico danno d’immagine lo ha ricevuto il vostro giornale, dimostrando scarsa credibilità».

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commenti 1
  • turifasola

    04 Novembre 2016 - 09:09

    E figuriamoci se La Sicilia non c'abbagnava u pani! Titolo e trafiletto che fa pensare il contrario di quanto raccontato alla fine dell'articolo. MI domando perché il titolo non è "La Lombardi smentisce l'arancinaro perché l'appalto di ristorazione era stato dato ad un soggetto diverso e non gestito dal movimento"?

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