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In Sicilia 76 aziende a partecipazione pubblica e quasi 4 mila addetti, costano quasi mezzo miliardo di euro all'anno

È questa la fotografia scattata dal Centro studi di Unimpresa. In Italia il costo complessivo è di 11 miliardi, ma con perdite di oltre 80 miliardi. In Sicilia guadagnano in media 34,6 mila euro. In Lombardia sono oltre 50 mila (e guadagnano quasi 50 mila euro)

In Sicilia 76 aziende a partecipazione pubblica e quasi 4 mila addetti che costano quasi mezzo miliardo di euro all'anno

Danno lavoro a 237mila persone, con una spesa complessiva per gli stipendi di 11 miliardi di euro. Il costo medio per dipendente è pari a 45mila euro: picco massimo in Valle d’Aosta con 110mila euro e livello minimo in Molise con appena 23mila euro. Il record di impiegati di imprese pubbliche in Lombardia con 51 mila addetti, solo 405 in Basilicata.

È questa la fotografia scattata dal Centro studi di Unimpresa su 4.217 aziende e organismi partecipati da regioni, province e comuni, su un totale di 7.181 realtà tra imprese ed enti della galassia pubblica, che hanno generato utili per meno di 3 miliardi, hanno debiti accumulati per oltre 83 miliardi di euro e, solo nell’ultimo anno, perdite per 962 milioni.

Ben 469 imprese hanno conti in rosso da tre anni con una perdita pari a 534 milioni solo negli ultimi 12 mesi. È il settore dei trasporti (col 10% del totale) quello che registra il maggior numero di imprese in perdita (114) in un contesto, quello delle utility e delle municipalizzate, nel quale le sacche di sprechi di denaro pubblico sono enormi oltre che poco esplorate nell’ambito dei vari piani e progetti di revisione della spesa (o spending review).


In Valle d’Aosta i dipendenti di queste imprese sono 2.611 (619 quelli di imprese al 100% della pa), in Piemonte 20.465 (8.380), in Lombardia 51.830 (24.485), in Liguria 9.381 (6.181), in Trentino Alto Adige 10.752 (4.164), in Veneto 23.140 (6.678), in Friuli Venezia Giulia 6.124 (1.479), in Emilia Romagna 33.789 (6.771), in Toscana 20.834 (5.017), in Umbria 2.304 (915), nelle Marche 5.768 (1.331), nel Lazio 15.385 (9.467), in Abruzzo 2.535 (946), nel Molise 433 (410), in Campania 11.359 (9.374), in Puglia 7.143 (4.980), in Basilicata 405 (16), in Calabria 1.287 (720), in Sicilia 3.552 (1.571), in Sardegna 8.091 (5.571).

Per quanto riguarda i costi per dipendenti, il livello più alto e quello più basso si riscontrano nel recinto delle imprese a totale partecipazione pubblica. Il costo maggiore è in Valle d’Aosta con 110,2mila euro annui per dipendente (cifra che scende a 61,1mila euro se si guarda a tutto il bacino delle imprese pubbliche), quello più contenuto in Molise con 23,7 mila euro (26,8mila).

Ecco gli altri livello regione per regione (tra parentesi il dato relativo alla media di tutte le imprese della pa): Piemonte 46,1mila (52mila), Lombardia 47,6 (52,2mila), Liguria 44,8mila (46,3mila), Trentino Alto Adige 52,8mila (53,1mila), Veneto 46,4mila (48,2mila), Friuli Venezia Giulia 54,4mila (54mila), Emilia Romagna 39,9mila (40,8mila), Toscana 44,7mila (44mila), Umbria 48,9mila (53,2mila), Marche 41,8mila (42,9mila), Lazio 25,4mila (35,9mila), Abruzzo 38,7mila (43,3mila), Campania 42,6mila (42,5mila), Puglia 44,6mila (43,2mila), Basilicata 38,4mila (48,2mila), Calabria 34,6mila (45,9mila), Sicilia 34,7mila (39,9mila), Sardegna 39,5mila (42,2mila).

Per quanto riguarda l’assetto di controllo, sul totale di 4.217 soggetti passati in esame, 2.642 sono a partecipazione mista pubblico-privato e 1.575 risultano a totale controllo pubblica: di questi 421 sono in Lombardia (su 891 complessivi nella regione), 173 in Toscana (su 512), 165 in Veneto (su 448), 158 in Emilia Romagna (su 462), 100 in Piemonte (su 377), 80 in Trentino Alto Adige (su 149), 60 in Liguria (149), 69 nelle Marche (su 177), 58 in Puglia (su 136), 54 in Campania (su 106), 53 in Sardegna (su 90), 52 nel Lazio (su 115), 37 in Sicilia (su 76), 25 in Abruzzo (su 64), 22 in Friuli Venezia Giulia (su 105), 10 in Molise (su 18), 18 in Umbria (su 63), 8 in Calabria (su 33), 2 in Basilicata (su 10).

Quanto alla ripartizione per forma giuridica, sul totale di 4.217 aziende, 1.233 sono società per azioni, 1.243 società a responsabilità limitata, 392 società consortili, 115 cooperative, 393 consorzi, 368 fondazioni, 473 istituzioni varie e aziende speciali. Se si prendono in considerazione tutte le 7.181 aziende controllate da enti pubblici, si scopre che le spa sono 1.863, le srl 2.154, le società consortili 706, le cooperative 192, i consorzi 869, le fondazioni 572, le istituzioni varie e le aziende speciali 825.

Lo studio dell’associazione, basato su dati della Corte dei conti, prende in esame le aziende che hanno correttamente presentato i bilanci relativi all’esercizio 2014 approvati nel corso dell’anno successivo: si tratta di 4.217 soggetti “censiti” su un totale di 7.181 esistenti; ne consegue, di fatto, che 2.964 società e organizzazioni “pubbliche” hanno una gestione opaca.

La ricerca mette in evidenza gli spaccati territoriali, la ripartizione per settore di attività, la suddivisione sulla base della forma giuridica. Dallo studio, che incrocia dati e informazioni contenute nei bilanci societari, emerge che 469 aziende (l'11,12% del totale “censito”) hanno conti in perdita da tre anni consecutivamente (2012-2014) e solo negli ultimi 12 mesi hanno registrato un “rosso” di 534,5 milioni; in questo bacino, vi sono 136 soggetti a totale partecipazione pubblica (il 3,23% del totale ''censitò') che hanno una perdita cumulata nel 2014 pari a 111,5 milioni.

In totale, le perdite ammontano a 962,6 milioni, cifra che scende a 287,1 milioni se si restringe lo sguardo alle sole imprese a totale partecipazione pubblica; gli utili sono rispettivamente 2,8 miliardi e 538,4 milioni; i debiti, invece, 83,2 miliardi e 22,9 miliardi.

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