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Catania, appello alla città: salviamo il Teatro Musco, non facciamone un supermercato

Sarebbe una brutta pagina della Catania di oggi che chiude una bella pagina della Catania di ieri

Catania, appello alla città: salviamo il Teatro Musco, non facciamone un supermercato

Il Musco è stato l’origine dello Stabile, il palcoscenico principe sul quale hanno recitato Turi Ferro, Rosina Anselmi, Giovanni Grasso, Leo Gullotta, la dolce Mariella Lo Giudice prematuramente scomparsa, Fioretta Mari, Michele Abruzzo, Pippo Pattavina, Umberto Spadaro, Vito Meli e centinaia di altri celebri attori, senza contare i Salvo Randone e gli altri mostri sacri. PEcco perché non può diventare un altro piccolo supermercato di questa che è diventata una città di bottegai depressi dalla crisi. Se Mario Giusti e Turi Ferro fossero vivi questo non sarebbe mai successo perché in quel posto c’è ancora lo spirito della Catania teatrale di una volta.

 

Erano soprattutto in tre a tenere in piedi il Musco, fondato ne 1958: Mario Giusti, Turi Ferro e il regista Romano Bernardi. E il repertorio era molto siciliano perché in cartellone c’erano i testi di Pippo Fava e anche lavori di Sciascia e Bufalino, a parte l’antico repertorio martogliano. Mario Giusti fece un tentativo anche con me ordinandomi una commedia nel 1971. Grazie alla memoria. Era bella l’atmosfera, il comm. Michele Abruzzo piccolo ma imponente, Turi Ferro straripante, Ida sua moglie, bravissima attrice che viveva nella sua ombra, Leo frizzante, Tuccio tipo “unni ci chiovi ci sciddica”, Pattavina reboante, Fioretta frufru, Rosina Anselmi quasi cieca per l’età. Era un piccolo tempio dell’arte di cui facevano parte Totò Pistone tecnico del suono e Buzzanca (luci).

 

Quando il teatro da 250 posti andò a fuoco per cause accidentali e non per mafia (le poltrone erano di velluto, i tendaggi erano di velluto, bastava un cerino: e fumavano in tanti), Mario Giusti, dopo avere inaugurato in emergenza il Verga, impegnò ogni risorsa per ricostruirlo. Poi tutto è andato sfaldandosi: crisi finanziaria, riduzione dei contributi regionali, cambi di vertici e soprattutto allontanamento degli attori più amati. Perché Tuccio Musumeci ha fatto il suo teatro, il Brancati? Perché Pippo Pattavina è rimasto solo? Sono i mattatori che attirano gli spettatori e lo Stabile che li aveva ha il dovere di cercare di ritrovarli. Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina e Leo Gullotta sarebbero formidabili, in grado di riportare il pubblico allo Stabile. Leo è diventato eccellente dopo avere lasciato Catania, anche su mio personale consiglio, perché la grandezza di Turi Ferro non dava spazio ad altri. Adesso interviene in qualche lavoro dello Stabile per puro amore di quelle vecchie tavole che avevano visto crescere il ragazzo del Fortino. Ma lo Stabile ha bisogno di lui e degli altri che ancora ci sono. In futuro potrebbe esserci anche un’altra sfida, che potrebbe anche essere quella della scelta di Enrico Guarneri, molto amato dal pubblico e buon interprete delle commedie martogliane.

 

Quanto al Musco ci si inventi qualcosa per non abbandonarlo. Pochi anni addietro abbiamo visto una interpretazione magistrale di Pino Caruso nei panni di Antonino Calderone, il grande pentito catanese. Ci vuole un minimo di coraggio per mantenere vive le istituzioni culturali.

 

Scusate, ma vado dove il cuore mi comanda. Se Catania avrà ancora il Musco, e se esisterà ancora il Sangiorgi come filiazione del teatro Massimo Bellini cerchiamo di ricreare il fascino della Catania teatrale di un tempo, quando ancora la gente sapeva ridere e piangere.

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