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Polmonite, Pfizer annuncia riduzione prezzo vaccino per organizzazioni umanitarie in zone emergenza

Per Medici Senza Frontiere, in concomitanza con la giornata mondiale contro la polmonite, è un "passo nella giusta direzione" nell'attesa che vengano definiti i dettagli dell'offerta

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"Oggi, dopo anni di negoziati, la Pfizer ha finalmente annunciato la riduzione del prezzo del suo vaccino anti-pneumococco coniugato, Prevenar 13, a 3,10 dollari per dose (9,30 dollari a bambino per tutte e tre le dosi) per le organizzazioni umanitarie che lavorano in contesti di emergenza. È sicuramente un passo nella giusta direzione e aiuterà a proteggere milioni di bambini vulnerabili in tutto il mondo e nei progetti di Medici senza frontiere". E’ il commento di Vittoria Gherardi, responsabile medico di Msf, alla notizia diffusa oggi dall’azienda americana. Notizia che arriva alla vigilia della giornata mondiale contro la polmonite (il 12 novembre), malattia che uccide ancora ogni anno un milione di bambini.


"I dettagli dell’offerta di Pfizer sono ancora da definire - precisa Gherardi - aspettiamo di saperne di più quando struttureranno il loro impegno. Auspichiamo ora che Pfizer estenda questo impegno anche ai Paesi in via di sviluppo, offrendo un prezzo inferiore a tutti i governi che ancora non possono permettersi di proteggere i propri bambini contro la polmonite e le altre infezioni da pneumococco, che ogni anno uccidono quasi un milione di bambini". Proprio ieri Msf aveva avviato una mobilitazione globale rivolta alla Pfizer, invitando le persone comuni a telefonare alle sedi della società del proprio Paese chiedendo di abbassare il prezzo del vaccino e condividendo una lettera aperta indirizzata ai dipendenti Pfizer.

La polmonite, in particolare, rimane la malattia infettiva che causa il più alto numero di morti fra i bambini sotto i cinque anni, nel 2015 è costata la vita a circa un milione di bambini - quasi un bambino ogni 35 secondi- più di malaria, tubercolosi, morbillo e AIDS messi insieme. Queste morti infantili si verificano nonostante il fatto che entrambe le malattie siano ampiamente prevenibili attraverso soluzioni semplici e convenienti, come l’allattamento esclusivo al seno, la vaccinazione, un’assistenza sanitaria di base di qualità e una riduzione dell’inquinamento domestico. Questi risultati sono inclusi in un nuovo rapporto dell’UNICEF - "One is Too Many: Ending Child Deaths from Pneumonia and Diarrhoea" ('Uno è troppo: porre fine alla mortalità dei bambini causata da polmonite e diarrea), lanciato oggi. (com/glv)
Più di tutte le altre malattie infantili insieme. Altri 24 milioni di bambini moriranno per queste cause entro il 2030. 
 Il rapporto mostra che: circa l’80% delle morti infantili sono legate alla polmonite e il 70% di quelle associate alla diarrea si verificano nei primi due anni di vita; i paesi a basso e medio reddito accolgono il 62% della popolazione mondiale sotto i 5 anni, ma, a livello globale, totalizzano più del 90% delle morti infantili per polmonite e diarrea. Come la polmonite, i casi di diarrea fra i bambini possono, in molte occasioni, essere collegati a livelli più bassi di precipitazioni dovuti al cambiamento climatico. La ridotta disponibilità di acqua potabile espone i bambini a un rischio maggiore di contrarre malattie diarroiche e soffrire di una compromessa crescita fisica e cognitiva. "Queste malattie hanno un impatto forte e sproporzionato sulla mortalità infantile e sono relativamente economiche da curare," ha dichiarato Ndaye. "Ciononostante, continuano a ricevere solo una frazione degli investimenti globali in sanità, cosa che non ha alcun senso. Questa è la ragione per cui chiediamo maggiori finanziamenti globali per interventi di protezione, prevenzione e cura, che sappiamo saranno efficaci per salvare le vite dei bambini." L’UNICEF raccomanda, inoltre, maggiori finanziamenti per l’assistenza sanitaria infantile in generale e, anche per questo, si è concentrato sui quei gruppi di bambini particolarmente vulnerabili alla polmonite e alla diarrea - i più giovani e quelli che vivono in paesi a basso e medio reddito.

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