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Decoro urbano a Catania: arriva il regolamento, si basa sulla partecipazione dei cittadini

Non solo i divieti, ma anche l’incoraggiamento di comportamenti positivi. E invece delle sanzioni, si dovrà riprisitinare lo stato dei luoghi

Decoro urbano a Catania: arriva il regolamento, si basa sulla partecipazione dei cittadini

L’amministrazione comunale ha elaborato la propria proposta di regolamento insieme alla «Fabbrica del decoro» che l’ha approvata il 20 giugno scorso, la Giunta comunale lo ha fatto il 4 ottobre e adesso la proposta è al vaglio della commissione consiliare che ha 20 giorni di tempo per esprimere il proprio parere prima di trasmetterla al Consiglio comunale che il sindaco si augura decida in fretta e «a larga maggioranza o all’unanimità anteponendo il bene della città in una materia così cruciale».

 

Un passaggio che - come sottolinea Enzo Bianco - «potrebbe avere una valenza strategica per il futuro della città» soprattutto in un periodo in cui, a Catania come in tutta Italia, si registrano «comportamenti particolarmente incivili e violenti». «Questo regolamento esprime l’idea di una città che ritrova l’orgoglio della sua bellezza». E questo esclude che si possano continuare a scempiare i palazzi e le strade con manifesti pubblicitari sempre più grandi, giganteschi, invadenti e dai colori sgargianti. Esclude che si possano invadere a proprio piacimento gli spazi comuni con tavoli, tende, gazebo e piante senza alcuna autorizzazione e senza rispettare alcun criterio di omogeneità e di adeguatezza al contesto. Ed esclude che si possa trasformare ogni angolo di città in un mercato abusivo, che si possano alterare i prospetti dei palazzi e dei monumenti. «Non è accettabile - scandisce il sindaco - che in ogni angolo di città, in ogni palazzo, al di fuori degli spazi pubblicitari dedicati siano affissi manifesti di “affittasi” e “vendesi”. Partiremo da qui, visto che i responsabili sono facilmente individuabili».

FOTOGALLERY: il centro storico sfregiato

 

E si partirà non solo con i divieti, ma anche con la previsione e l’incoraggiamento di comportamenti positivi.  La proposta di regolamento modifica la logica sottesa alle violazioni di legge. Finora in questi casi sono previste sanzioni che si riducono ad una multa, peraltro quasi mai esigibile dal momento che i multati risultano spesso nullatenenti. Il nuovo regolamento propone adesso sanzioni alternative quali le attività socialmente utili, a partire dalla riparazione del danno fatto. Non solo. L’amministrazione, volendo fare propria la cultura del ripristino, ha previsto la possibilità di intervenire riparando i danni compiuti da privati per poi rivalersi economicamente su di loro.

 

Il regolamento proposto si caratterizza per la scelta di basarsi sulla partecipazione, sia nella fase di elaborazione, sia in quella, successiva, dell’attuazione. Per questo l’assessore al Decoro Salvo Di Salvo - accogliendo le indicazioni dei professori Carlo Colloca, sociologo, e Filippo Gravagno, urbanista - punta sulla creazione e sull’attività dei «laboratori di quartiere» per coinvolgere i cittadini e gli esercenti nella tutela e nella promozione del proprio territorio.

 

L’amministrazione è consapevole che il regolamento e la modalità partecipativa attraverso cui si ci è arrivati, e che la dovrebbe caratterizzare anche in seguito, richiede che la sua applicazione sia puntuale, per non deludere le aspettative dei cittadini. Per questo il sindaco ha assicurato che, per garantirne l’applicazione, l’amministrazione si concentrerà per qualche tempo su un’azione per volta, per esempio contro le affissioni abusive, coinvolgendo i vigili urbani e chiedendo la collaborazione delle associazioni dei poliziotti e dei carabinieri in pensione per le necessarie segnalazioni.

 

Questi i principali divieti

Il regolamento a garanzia del «Decoro urbano» prevede tutta una serie di prescrizioni, indicazioni e divieti, questi ultimi riassumibili nell’obbligo di non alterare in alcun modo il «pregio architettonico e artistico di facciate e di monumenti anche laddove fossero in condizione di degrado ritenendo prioritaria la salvaguardia e il restauro conservativo del patrimonio paesaggistico-storico-architettonico».

 

In particolare è fatto divieto di:

a) apporre scritte, graffiti, o altre forme espressive, imbrattando monumenti, piazze, arredi urbani, edifici pubblici e privati, manufatti urbani, pavimentazioni stradali, cartellonistica pubblicitaria, informazione turistica, muri;

 

b) asportare arredi urbani, monumenti, segnaletica e attrezzature stradali, ovvero utilizzarli in modo difforme dalle loro destinazioni d’uso, o anche renderli comunque inutilizzabili;

 

c) introdurre elementi di arredo urbano, se non specificamente autorizzati;

 

d) conferire detriti, o altro materiale, ovvero versare oli o residui liquidi e rifiuti alterando lo stato di pulizia e decoro di caditoie, fontane, pozzetti, piazze, zone al verde e suolo pubblico;

 

e) danneggiare la flora e recare nocumento alla fauna;

 

f) arredare balconi, finestre e strutture similari con vasi e fioriere, se non ancorati in sicurezza, in modo da impedire l’eventuale caduta;

 

g) arrecare intralcio alla circolazione pedonale e carrabile utilizzando oggetti a scopo ornamentale, pubblicitario, ovvero per la raccolta dei rifiuti solidi urbani;

 

h) scuotere, stendere e asciugare, all’interno del centro storico, tappeti, panni e oggetti similari, su spazi e aree pubbliche o aperte al pubblico passaggio;

 

i) lavare e pulire serrande e vetrine collocate all’interno dei negozi e delle attività commerciali del centro storico, se non dalle ore 6 alle 9 e dalle 13,30 alle 15;

 

j) affiggere manifesti e qualunque altra forma di informazione e/o comunicazione e/o pubblicità, al di fuori degli spazi autorizzati, su elementi del patrimonio pubblico e privato e su arredi urbani, opere d’arte, alberi, pali d’illuminazione pubblica, semafori, cabine elettriche e telefoniche...

 

k) depositare o posizionare materiale pubblicitario sui veicoli in sosta;

 

l) modificare, rimuovere o danneggiare targhe con la denominazione delle vie o i cartelli pubblicitari;

 

m) danneggiare o manomettere la pavimentazione prospiciente i monumenti e i marciapiedi e le aree pedonali, in particolare quelli del centro storico;

 

n) installare antenne e parabole in contrasto con le disposizioni di legge e del Regolamento edilizi comunale

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