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Esplode la "vertenza pesce spada". La denuncia: «I tunisini pescano per 12 mesi e non gli viene imposta alcuna limitazione»

«E’ un regalo alle grosse lobby - dicono i pescatori siciliani - si vuole procedere ad eliminare quelli che hanno il palancaro e la piccola pesca costiera»

Esplode la "vertenza pesce spada". La denuncia: «I tunisini pescano per 12 mesi e non gli viene imposta alcuna limitazione»

Totò Martello responsabile del coordinamento del consorzio per la gestione della pesca artigianale non usa mezzi termini per esprimere il proprio disappunto: «Si tratta di un regalo alla grosse lobby. Si vuole procedere ad eliminare tutti quelli che hanno il palancaro e la piccola pesca costiera. Si è mai fatto un’analisi di quanto incide la pesca sportiva? Quanto pesce spada viene pescato con questa modalità? Non si esaminano i numeri ed i quantitativi tranne che nel caso di chi va a mare per campare e tirare avanti. La politica non ha mai tenuto conto del ruolo della pesca siciliana nel contesto nazionale. I tunisini possono pescare tutto l’anno senza limitazioni. Per noi solo quote che ci penalizzano. Il problema non è quali sono le grosse imbarcazioni, ma quante sono le piccole che in Sicilia non potranno più lavorare».

Il timore che le decisioni adottate dall’Unione europea sulle quote annuali per la pesca del pesce spada possa penalizzare la piccola pesca siciliana avanza concretamente lasciando perplessi molti degli operatori del settore che annaspano già con una significativa e rilevante crisi di settore. L’introduzione di un sistema di quote viene giustificato con un piano d’emergenza che ad esempio, secondo il Wwf si rende necessario per un eccessivo sfruttamento negli ultimi trenta anni che ha portato ad una riduzione del 70% della popolazione del pesce spada. Anche l’europarlamentare del Pd Michela Giuffrida esprime perplessità sulla misura in questione: «Come tante volte sottolineato ci sono soluzioni meno penalizzanti per gli operatori, come la rimodulazione degli attrezzi da pesca, le chiusure spazio-temporali e i sistemi di tracciabilità. Entro febbraio 2017 l'Iccat dovrà stabilire uno schema di ripartizione della quota tra i diversi Paesi dell'Ue. E’ vero che gli europei sono i responsabili dell’80% delle catture del pesce spada, ma bisognerà capire come si suddivideranno le quote di cattura all’interno dell’unione da marzo 2017. Nel caso del pesce spada in particolare, si rischia di aumentare le importazioni dal Nord Africa, dall'Atlantico e dal Pacifico a svantaggio del Made in Italy, cioè del Paese con la flotta europea più grande per imbarcazioni con il 50% di catture e 5 mila tonnellate pescate ogni anno».

Rispetto agli appunti posti sulle criticità della questione la lettura che viene fornita dal Sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe Castiglione è diversa: «Il negoziato non è stato facile, ma ci siamo impegnati per avere un risultato ottimale per la tutela della risorsa e per la flotta italiana. La fissazione del TAC era assolutamente inevitabile per assicurare la sostenibilità del prezioso pesce pelagico. In questo contesto siamo riusciti ad avere un quantitativo superiore di ben 500 tonnellate rispetto alle proposte iniziali, ed una riduzione morbida che ammonterà a conti fatti a un – 10% nel 2022 rispetto agli anni migliori di pesca».

A portare invece avanti la tesi di sanzioni a due velocità in Europa in materia di pesca è uno studio comparato condotto tra i principali modelli di riferimento. Daniela Mainenti, docente di Diritto processuale penale presso la Link Campus University di Catania e di Palermo spiega: «La sanzione si manifesta non proporzionale ed è una vera e propria anomalia italiana. Anche in Inghilterra ci sono meccanismi molto pesanti, ma nel caso delle nostre aziende questo discriminante incide pesantemente sulla competitività complessiva sul mercato».

Lo studio evidenzia come “alterazioni del gioco concorrenziale e gravi limitazioni della libertà di impresa siano determinate paradossalmente proprio da regole imposte dalle stesse istituzioni che hanno tra le principali responsabilità anche quella di vigilare affinché i mercati ed i consumatori beneficino degli effetti di un equilibrato gioco concorrenziale. Le regole nel settore non possono non tenere conto dell'esigenza di rispettare i principi di proporzionalità e ragionevolezza, e gli effetti delle norme create per combattere la pesca illegale dimostrano il contrario”.

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