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Un patto contro la corruzione, la proposta del forum de "La Sicilia"

Tutti d'accordo: le grandi opere non si possono bloccare per paura di mafia e tangenti

Un patto contro la corruzione, la proposta del forum de "La Sicilia"

Non chiacchiere per riempire il vuoto pneumatico della vigilia del verdetto referendario. Ma un confronto approfondito, talvolta anche ruvido, su un tema fondamentale per lo sviluppo della Sicilia: la lotta alla corruzione. Un forum, ieri nella redazione de La Sicilia, ha messo attorno allo stesso tavolo interlocutori qualificati: Rosario Crocetta, presidente della Regione, Enzo Bianco, sindaco di Catania; Carmelo Petralia, procuratore di Ragusa; Michele Corradino, consigliere dell’Autorità Anticorruzione; Giuseppe Piana, presidente di Ance Catania.

 

Grandi opere, niente alibi

Ma è giusto bloccare le grandi opere per paura della corruzione e dell’infiltrazione mafiosa? Per Crocetta «è una follia pura, perché Cosa Nostra non si ferma bloccando le opere, ma paradossalmente facendole». E anche quando «si dice “No Ponte” perché se lo prenderebbe la mafia è una delle più grandi fesserie che abbia mai sentito». Perché, ricorda, «quando ero sindaco di Gela abbiamo appaltato la chiesa del mio quartiere e pure in quell’appalto ho trovato la mafia».

«Un problema vero con una soluzione sbagliata» per Corradino. Che cita uno studio dell’Ocse nel quale si evidenzia «un legame fra grandi opere in occasione di grandi eventi e grandi inchieste della magistratura, in tutto il mondo». Ma la risposta «non può essere non facciamo né grandi opere né grandi eventi».

Il sindaco Bianco è d’accordo: «Chi dice che le grandi opere sono inutili mi fa ridere. È uno slogan elettoralistico di bassa lega. Io conosco un’unica strada: fare le opere che servono alla città». Ma blindando gli appalti: «Per Corso dei Martiri, pur non essendo un’opera pubblica, il Comune ha chiesto aiuto all’Anac, con la quale siamo fra le prime città a sperimentare la vigilanza collaborativa».

 

Meglio vigilare che curare

La vigilanza collaborativa. Uno strumento che per il consigliere Anac è «una grande intuizione di Raffaele Cantone», diventato «un modello per Expo e Giubileo» e una «storia di successo per l’Italia riconosciuta nel mondo dall’Ocse».

Uno strumento volontaristico, che per Petralia «supplisce alla necessità degli enti appaltanti, che spesso vengono in procura a chiederci informazioni su procedure o dittei, creando una situazione anomala e imbarazzante». Un’istanza di legalità preventiva, alla quale il pm è costretto a rispondere sempre allo stesso modo: «Noi possiamo intervenire soltanto dopo». Evoca anche «un appalto su un servizio primario di un comune del Ragusano» chiedendo: «Perché non si sono rivolti prima all’Anac?». Corradino precisa che «è un istituto previsto ora dal Codice degli appalti su base volontaria». Renderlo obbligatorio per legge? «La matrice volontaristica va conservata, altrimenti sarebbe un perenne commissariamento».

Bianco l’ha attuato, «già in fase di predisposizione della gara», per l’appalto sui rifiuti a Catania. Sos di Crocetta: «Attenti, spesso i corrotti hanno le carte a posto meglio di tutti gli altri».

 

La radice della corruzione

Allora bisogna rassegnarsi? «Il problema - dice Crocetta - non si risolve con le leggi, che talvolta sono state complici». Una soluzione per «evitare che la stazione appaltante si trasformi in stazione turbante», il governatore la vuole sperimentare per la pioggia di appalti previsti nei prossimi mesi (fra Patto per la Sicilia e Patti con le Città metropolitane: 3,3 miliardi e circa 1.400 cantieri), «con la revisione delle commissioni di gara dell’Urega, evitando che ci siano sempre le stesse persone». Come sulla centrale unica degli acquisti, «dove abbiamo messo uno che denunciò la corruzione nella gara dei pannoloni di Palermo».

Petralia ricorda che «anche nella cosiddetta isola felice della provincia di Ragusa», un «serpeggiare della corruzione e dei reati contro la pubblica amministrazione». Abusi, concussione, corruzione. Che «spesso non riguardano gli appalti, bensì l’atomizzazione del potere autorizzativo per qualsiasi sciocchezza». Una «moltiplicazione incredibile degli snodi dai quali un cittadino deve passare anche per la più banale richiesta».

 

La “giostra” della burocrazia

Crocetta sostiene che «la fascia delle autorizzazioni è quella a più alto tasso di corruzione». Il governatore auspica una «responsabilità penale personale per il burocrate che, senza motivo, non rilascia un parere. Bisogna punire chi fa queste omissioni. Io, ormai, li riconosco guardandoli in faccia, quelli che si intascano i soldi».

Per Bianco «il fenomeno non si annida soltanto negli appalti, ma il fenomeno corruttivo più odioso e insopportabile per i cittadini è quando devono pagare per avere ciò che gli spetta per diritto, dalla tomba al cimitero al certificato rilasciato in poche ore». Il sindaco rivela un caso amministrativo “autobiografico”: a Palazzo degli Elefanti ha trovato un «quadro inquietante» dopo aver attivato il turn over dei dirigenti. «Sulla mobilità trovo ancora resistenze. Io ho dovuto battere i pugni sul tavolo in un settore delicato, nel quale abbiamo licenziato una dirigente che ora è destinataria anche di richiesta di rinvio a giudizio da parte dei pm. Ma sotto di lei l’azione continuava, perché ci sono dipendenti che stanno lì da vent’anni a occuparsi dei controlli alle imprese che svolgono il servizio di raccolta dei rifiuti. La cosa che mi insospettì è che alla ditta poi commissariata per mafia non era mai stata fatta una multa, ma poi, non appena sono arrivati i commissari nominati dal prefetto, sono fioccate decine di multe. A questo punto - racconta il sindaco di Catania - ho chiesto al dirigente di fare una rotazione. Ma dopo diverse settimane questa rotazione non arrivava. Ho dovuto minacciare il dirigente di licenziarlo, per ottenere il turn over».

 

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Crocetta annuncia che «la prossima rotazione di dirigenti regionali avverrà nel settore dell’energia e dei rifiuti, un ambito dove il tasso di corruzione è spaventoso».

Petralia dà un quadro importante «Con la legge Bassanini molti dei fenomeni corruttivi si sono spostati dalla politica all’apparato amministrativo. Abbiamo esperienze che non riguardano le mega-opere ma la vita del cittadino, turbata da una corruzione quotidiana spesso imputabile ai funzionari. Ma il burocrate sta lì perché gode comunque di una copertura politica». E il procuratore cita anche il caso di un centro ibleo in cui «il funzionario che vessava i cittadini per le autorizzazioni edilizie è sopravvissuto per decenni a 3-4 sindaci, che evidentemente avevano lo stesso interesse a tenerlo al suo posto». Alla responsabilità della burocrazia e alla complicità della politica, Petralia aggiunge il «ruolo di mediazione, quando non di partecipazione diretta, da parte delle organizzazioni mafiose».

Piana si sfoga: gli «imprenditori non possono sempre subire le angherie del sistema burocratico».

 

Informazione e trasparenza

Crocetta auspica «una legge nazionale in cui tutti ci sia l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di di pubblicare tutti i passaggi dei procedimenti, a partire dalle perizie di variante». Parla di una «delibera di giunta per sollecitare l’adeguata pubblicizzazione del nuovo piano di fondi europei attraverso canali consolidati, a partire dai giornali, con un rapporto trasparente senza la mediazione della politica. E non attraverso il sistema delle agenzie di intermediari che sono state al centro del “sistema Giacchetto”». Un «capolavoro siciliano», lo definisce il governatore «laddove l’informazione sulla formazione costava più... della formazione stessa, la pubblicità era più cara dei corsi». La Regione, dettaglia Crocetta, «prima di me spendeva 80 milioni per la promozione, manco fosse gli Stati Uniti, non premiano le aziende editoriali sane ma le agenzie di faccendieri», e ancora oggi «qualcuno ci voleva riprovare, nella manovrina, proponendo l’istituzione di un Dipartimento regionale dell’Informazione, che mi sapeva di Unione Sovietica o di fascismo... L’abbiamo bloccato in tempo».

Trasparenza significa anche disponibilità di dati. Il presidente della Regione offre quelli del «Dipartimento tecnico regionale che ha tutte le cifre su gare e appalti, un patrimonio incredibile che non utilizza nessuno». Musica per le orecchie del consigliere Corradino, che nel suo libro È normale... Lo fanno tutti sostiene che proprio la disponibilità dei dati sia una delle armi per sconfiggere la corruzione: «Un flusso regolare e condiviso di dati pubblici e pubblicati, confrontabili e con lo stesso linguaggio». A disposizione del «controllo sociale diffuso e del giornalismo d’inchiesta».

 

Nuovo Codice, vecchia crisi

Il presidente di Ance Catania, critica il nuovo Codice degli appalti. «L’abbiamo condiviso nella prima stesura, ma quand’è diventato decreto c’è più di una cosa che non funziona». L’associazione dei costruttori di Confindustria auspica «modifiche significative», a partire dal «metodo di aggiudicazione delle gare per importi inferiori a 2,5 milioni con esclusione automatica delle offerte e non con le offerte economicamente più vantaggiose e con commissari individuati dall’Anac».

Piana denuncia inoltre: «Le più grandi imprese nazionali sono in ginocchio, tutto il sistema degli appalti è in sofferenza. E il nuovo Codice è stato il colpo di grazia». In Sicilia, fra il 2015 e il 2016 il calo degli appalti è stato del 20% per «un problema strutturale dovuto alle nuove regole».

Il sindaco Bianco ricorda che «l’Anci ha sostenuto la riforma, che però non si può fare come le nozze con i fichi secchi. C’è il blocco del personale, a Catania non c’è un impiegato che sia “nativo digitale”, gli ultimi dipendenti li assunsi io nel 1989. E ai Comuni, soprattutto quelli piccoli che non sempre hanno risorse umane adeguate, si scaricano responsabilità enormi».

Corradino ammette che «nel nuovo codice ci sono delle cose sbagliate» e annuncia che «alcuni correttivi ci saranno anche prima di aprile 2017», ma respinge il nesso di causa-effetto fra la norma e la crisi: «L’Anac ha rielaborato dati specifici, gli appalti in Italia non sono crollati dopo il nuovo Codice, ma nel novembre 2015, dopo la centralizzazione delle stazioni appaltanti». Di fatto, «i Comuni non comprano più, come se non avessero bisogno di nulla». E poi «pure per le gare sotto il milione di euro (e quindi esclse dalle nuove regole, ndr) s’è bloccato tutto: siamo a -80%». Una «burocrazia della conservazione», secondo il consigliere di Stato.

 

Patto Regione-costruttori

Il rappresentante di Ance Confindustria ammette: «Siamo associati al malaffare e alla corruzione, mi rendo conto che sempre di più gli imprenditori edili hanno perso la loro leadership. Quando, da interlocutori legittimi, proponiamo “A” poi il legislatore fa “Z”, perché tutti pensano: chissà cosa c’è sotto. Nella nostra categoria ci sono delle mele marce, ma soprattutto imprese fatte di storie e sacrifici, padri che non vogliono lasciare ai figli le chiavi dell’inferno».

Crocetta coglie la palla al balzo. Il governatore invita gli imprenditori a «venire da me per denunciare i burocrati corrotti, ma se venite dovete dirmi perché da due anni quel funzionario non vi rilascia il visto, mi dovete dire che vuole i soldi...». Il governatore fissa l’idea: «Dopo la stagione anti-pizzo, ora si avvii la stagione anti-tangenti. Facciamolo assieme». E lo stuzzica: «Non sempre, però, la vostra categoria è stata rappresentata da esempi sommi di legalità. Adesso vi devo dare atto che avete fatto una pulizia al vostro interno, adesso aiutateci a fare pulizia nella pubblica amministrazione siciliana». Il presidente di Ance raccoglie l’invito e la provocazione: «Ci siamo liberati della zavorra del racket, siamo pronti a farlo con corruzione e burocrazia. Non siamo credibili, ne sono consapevole. Noi veniamo da un sottovuoto spinto, io non lavoro in Sicilia da cinque anni. Gli appalti e i cantieri che ci saranno nel 2017 sono un’occasione d’oro».

Corradino rivela una statistica Anac: «Nel 90% dei casi l’importo della perizia di variante, alla fine dell’appalto, coincide esattamente con il ribasso». E la perizia «in otto casi su 10, viene effettuata nell’ultima settimana».

E il presidente Ance, ricordando che «se uno fa dei lavori in casa propria non si fida di chi gli propone ribassi assurdi», denuncia a Bianco «il caso allucinante dell’aggiudicazione dei lavori per il Palazzo di cemento, a Librino, con un ribasso del 55%, aggiudicati a una ditta di Paternò».

 

Le soluzioni possibili

Dalla trincea di chi indaga sulla corruzione arriva una proposta molto interessante: «Ci vorrebbe una super procura, una Dda anti-corruzione. Perché le procure territoriali, per struttura e per organi investigativi a disposizione, hanno dei mezzi limitati». Per Petralia urge «uno sforzo di centralizzazione e specializzazione per combattere i reati contro la pubblica amministrazione, così come fu per il terrorismo e per la mafia».

Corradino sostiene che «la centralizzazione sancisce il fallimento degli osservatori, che l’Anac ha ampiamente verificato»

Il procuratore di Ragusa nota che «ognuno di noi che siamo seduti a questo tavolo ha un patrimonio di dati e di spunti, ma spesso non riusciamo a comunicarceli se non in circostanze contingenti». Corradino auspica che «contro la corruzione si ricrei lo stesso clima spontaneo che ci fu negli anni 90 dopo le uccisioni di Falcone e Borsellino». Analisi e proposta, diagnosi e cura. Da qui arriviamo al finale, una soluzione che incarna proprio il senso del forum: «Un patto-anticorruzione fra Regione, Comuni, Anac, Procure e imprese». Sottoscritto, nella nostra redazione, da tutti gli interlocutori.


Prossimo tema: il turismo

“La Sicilia come la California d’Europa”, usava dire Pasquale Pistorio - girando il mondo come numero uno della StMicroelectronics - per decantare le bellezze dell’Isola e le sue potenzialità nel settore dell’industria delle vacanze. E proprio lo sviluppo del turismo sarà il tema del prossimo forum de “La Sicilia”. Partendo dalle cifre di una stagione positiva - con le presenze comunque in crescita pur se a volte i dati offrono letture contrastanti - discuteremo delle strategie necessarie per ridurre il gap ancora ampio con altre realtà assimilabili, di infrastrutture ancora carenti, di destagionalizzazione, di beni culturali, di eventi, di circuiti enogastronomici.

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