home page| open menuNotizie Locali

WHATSAPP: 349 88 18 870

WHATSAPP: 349 88 18 870

Almaviva ritira proposta dopo no sindacati

Tavolo riaggiornato al 12 dicembre, procedura esuberi scade il 18

Almaviva,firma accordo,no trasferimenti

Roma - «Preso atto della totale indisponibilità al percorso industriale presentato dall’azienda, ribadita anche oggi dalle organizzazioni sindacali con toni perentori, Almaviva Contact non può che considerare superata la propria proposta» che quindi viene ritirata. Lo spiega la stessa azienda in una nota. Il piano di riorganizzazione avviato da Almaviva Contact il 5 ottobre scorso - si spiega - «costituisce una responsabilità inevitabile e necessaria per mettere in sicurezza l’attività dell’Azienda e salvaguardare, nella misura possibile, la continuità occupazionale».

L’accordo raggiunto nel maggio scorso tra Almaviva Contact, sindacati e istituzioni - dice l’azienda - «aveva stabilito la stipula di un contratto di solidarietà per un periodo di sei mesi, definito azioni stringenti per consentire alla Società di recuperare capacità competitiva, previsto misure di riforma strutturale del settore dei Call Center nella comune convinzione che solo un effettivo cambio di quadro e di regole di mercato avrebbe permesso un percorso alternativo alla ristrutturazione. Nonostante l’attenzione con la quale il Governo ha seguito gli sviluppi dell’accordo, i dati puntuali sull'andamento hanno attestato un progressivo ulteriore aggravamento del conto economico e dei risultati operativi della Società, con perdite mensili superiori a quelle che avevano reso necessario il primo progetto di riorganizzazione, poi ritirato, del marzo scorso».


Al mese di settembre 2016, «Almaviva Contact ha registrato un fatturato ridotto del 50% negli ultimi quattro anni, pari a 100 milioni di euro, avendo mantenuto invariata una forza lavoro in Italia di 9000 persone, delle quali 8000 a tempo indeterminato. Ciò a fronte di una crisi del settore che ha comportato la chiusura di almeno 15 aziende negli ultimi 18 mesi. Le perdite medie mensili afferenti ai soli siti produttivi di Roma e Napoli nel periodo successivo all’intesa, ammontano a 1,2 milioni di euro su ricavi pari a 2,3 milioni, pur in presenza di ammortizzatori sociali. Almaviva Contact, contrariamente alle organizzazioni sindacali, ha mantenuto fede ai termini dell’accordo, sia in relazione agli obblighi propri, integralmente assolti malgrado oneri economici e finanziari particolarmente rilevanti, sia in rapporto alla sua durata. Di fronte alle iniziative istituzionali dirette a riordinare il settore e ad affermare un mercato dalle regole certe e rispettate, Almaviva Contact ha avanzato alle parti la proposta di un percorso industriale in grado di riportare l’azienda all’equilibrio economico e a soluzioni di risanamento stabili, attraverso le azioni necessarie ad aggredire i caratteri strutturali della crisi. Dopo mesi di sostanziale indifferenza, di rifiuto a dar seguito ad impegni formalmente convenuti, di deformate rappresentazioni ai lavoratori delle proposte aziendali, la risposta delle Organizzazioni Sindacali è stata una pregiudiziale e assoluta indisponibilità anche al confronto, nonostante ben altre posizioni assunte nel tempo con società concorrenti, accompagnata dalla sola rivendicazione di una gestione assistenziale della crisi. La riproposizione di una cultura e di una pratica del sussidio, inadeguata ad affrontare la condizione strutturale di Almaviva Contact, è inconciliabile con le dimensioni della crisi e fuorviante rispetto alle stesse aspettative dei lavoratori nonché impropria rispetto ad un corretto utilizzo degli ammortizzatori sociali disponibili per il settore».

La proposta fatta da Almaviva per salvaguardare i siti di Roma e Napoli e quindi i 2.511 posti di lavoro a rischio «prevede la riduzione del salario attraverso la perdita di un livello professionale (ad esempio, chi è al quarto livello passerebbe al terzo con conseguenze economiche sulla retribuzione) e l’azzeramento degli scatti». A dirlo è Giorgio Serao, segretario nazionale della Fistel Cisl, al termine dell’incontro tenutosi oggi al Mise con azienda e sindacati a cui ha partecipato anche la viceministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova.
I provvedimenti proposti dall’azienda, ha aggiunto Serao, "sarebbero, a dir loro, temporanei, finché il quadro economico aziendale non si riprende (oggi perdono 2 milioni al mese)», altre soluzioni presentate da Almaviva al tavolo di oggi "prevedono esodi incentivati e partecipazione dei lavoratori al consiglio di sorveglianza», quindi aprono alla democrazia partecipativa.
«Gli abbiano risposto che questi interventi sono impercorribili e contradittori», ha aggiunto Serao, riferendosi anche al confronto con i provvedimenti sul settore dei call center che il governo ha messo in atto in questo disegno di legge di bilancio, i quali prevedono il contrasto alle delocalizzazione e alle gare al massimo ribasso.
«Abbassare il costo del lavoro significa dare ad Almaviva un gap competitivo in più rispetto ad altri operatori e in questo modo rischiamo di annullare i vantaggi che le norme previste dal governo possono portare al settore», ha commentato Serao, aggiungendo anche «sappiamo che ci sono 2500 famiglie dietro questa storia e dobbiamo provare a insistere fino all’ultimo giorno per trovare una soluzione».
Il prossimo tavolo al Mise si terrà il 12 dicembre alle ore 15 e molto probabilmente sarà l’ultimo, visto che la procedura di esubero scade il 18 dicembre.

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa