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«Quelle firme non sono le nostre». Siracusa, ecco i testimoni che inchiodano la lista renziana

In Procura sentiti numerosi sottoscrittori "a loro insaputa". Ai raggi X non solo la lista collegata al sindaco Garozzo, ma tutte le civiche. Il Procuratore aspetta la relazione: a breve i primi indagati

«Quelle firme non sono le nostre». Siracusa, ecco i testimoni che inchiodano la lista renziana

SIRACUSA - Adesso la faccenda s’ingrossa. Nell’inchiesta della Procura di Siracusa sulla Firmopoli alle elezioni amministrative del 2013 - dopo l’apertura di un fascicolo contro ignoti con l’ipotesi di reato di falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici - a breve potrebbero arrivare i primi iscritti nel registro degli indagati. E non è tutto. L’attenzione si è già estesa su altre liste civiche.

 

La palla di neve, lanciata sul nostro giornale con la notizia di un esposto di Giuseppe Patti (candidato come capolista in “Rinnoviamo Siracusa Adesso!”, compagine renziana a sostegno del sindaco Giancarlo Garozzo del Pd) è diventata una quasi-valanga. Le «anomalie nella raccolta delle firme» denunciate del consigliere nazionale dei Verdi sono state approfondita dalla polizia giudiziaria, coordinata di persona dal procuratore di Siracusa, Francesco Paolo Giordano.

 

E ora - dopo il sequestro, giovedì scorso, di atti nell’ufficio elettorale di via San Metodio - l’indagine registra importanti passi avanti. Ci sono dei testimoni-chiave: cittadini che disconoscono la paternità della propria firma nei moduli. Alcuni di loro sono stati chiamati a palazzo di giustizia, altri saranno sentiti in questi giorni. E c’è chi è stato pure “interrogato” dall’inviato de Le Iene, Dino Giarrusso, in città da giorni.

 

Insomma, la falsificazione delle firme della lista renziana a sostegno di Garozzo (che continua a dirsi «totalmente estraneo a tutte le sottoscrizioni, delle quali non mi sono mai occupato») è sempre meno presunta. La Sicilia è riuscita a parlare con molti dei sottoscrittori “a loro insaputa”. E due, con coraggio, hanno deciso di metterci la faccia.

 

Il primo è Silvio Vintaloro: 25 anni, consigliere di circoscrizione ad Acradina, che sarà sentito oggi in Procura. «Quella firma non è la mia. A parte che io firmo con prima il nome e poi il cognome, mentre nel modulo è al contrario. E poi la calligrafia è totalmente diversa...». Dunque: «Non ho mai sottoscritto quella lista!», ci conferma al tavolino di un bar in viale Santa Panagia. Vintaloro, ex segretario dei Giovani democratici di Siracusa, nel 2013 fu eletto (con 236 voti) nella lista del Pd alla circoscrizione Acradina, della quale lo zio, Paolo Bruno, è presidente. Anche la firma di quest’ultimo sarebbe fra quelle taroccate. «Io militavo nell’area riformista - racconta Vintaloro - ma ho lasciato il Pd, in cui non mi riconoscevo più da tempo. Sto con Sinistra Italiana». E, oltre agli anni di disinteressata passione politica, Vintaloro potrebbe aver lasciato al suo ex partito un’altra inconsapevole eredità: «I miei dati sensibili, magari tratti dal tesseramento o dalle primarie, forse utilizzati per la lista dei renziani. Io, in questa storia, andrò fino in fondo».

 

Un falso visibile a occhio nudo

 
SILVIO VINTALORO, 25 anni, consigliere di circoscrizione eletto nel 2013 con il Pd, ex segretario dei Gd, ora con Sinistra Italiana

 

L’altra cittadina che rompe il silenzio su Firmopoli è Marina De Michele. Docente di Lettere al liceo “Corbino”, 61 anni, è vicedirettrice de La Civetta di Minerva, un battagliero periodico d’inchiesta. Anche lei giura che la firma per “Rinnoviamo Siracusa Adesso!” è falsa. «Non è la mia, non so chi l’abbia messa e perché. Comunque è una cosa gravissima», ci dice sorseggiando un cappuccino in un locale di via Malta. La docente-cronista è stata già sentita in procura: testimonianza e ripetute prove grafiche. Per dimostrare ciò che anche un bambino noterebbe a occhio nudo: «La scrittura è completamente diversa, anche il documento d’identità non è quello in mio possesso. Ma era una firma del 2013, potrebbe essere la vecchia carta d’identità». Da dove arrivano i dati finiti su quei moduli? «Io non sono iscritta al Pd, ma anni fa fui candidata in consiglio con i Ds. Poi ho sottoscritto alcune battaglie sociali e referendarie, a partire dall’acqua pubblica». De Michele si esprime anche sulla fase storica che vive Siracusa: «C’è una massa indistinta di fango sulla città, ma bisogna sapere distinguere. In ogni caso - sospira - questo sistema si può interrompere soltanto alzando il livello di controllo sociale e non certo delegittimando il lavoro dei magistrati».

 

Un macroscopico taroccamento 


MARINA DE MICHELE, 61 anni, docente di Lettere, vice direttore del battagliero periodico siracusano “La Civetta di Minerva”

 

A proposito di Procura. Agli atti dell’indagine c’è già il verbale di testimonianza di Patti, candidato non eletto e ora primo accusatore della sua lista. «Al di là degli eventuali responsabili penali - rivendica l’architetto ambientalista - c’è un dato politico di delegittimazione di uno o più gruppi consiliari di Garozzo. Un tema sul quale, oltre ai pm e alla politica, anche il prefetto dovrebbe intervenire». Il riferimento alla moltiplicazione delle liste coinvolte non è casuale. Negli scorsi giorni in è stato ascoltato Stefano Zito, deputato regionale del M5s, l’unico - oltre a Patti - ad aver visto gli atti, riuscendo a fotocopiarne alcuni. L’esponente grillino, che aspetta l’esito di una perizia grafologica, ha ribadito alla polizia i suoi «tanti dubbi sull’autenticità delle firme». Zito, inoltre, ha chiesto l’accesso agli atti di altre liste «per vederci chiaro». E nelle prossime ore il procuratore Giordano riceverà la visita di una habitué degli uffici al quinto piano di viale Santa Panagia: Simona Princiotta, consigliera comunale del Pd, autrice di decine di denunce sul malaffare siracusano. «Incuriosita dall’esposto di Patti - racconta - mi sono recata all’ufficio elettorale e ho potuto vedere tutte le carte relative alle comunali 2013, concentrandomi sulle liste civiche». La “pasionaria” dem, solcando la distanza dall’autore del primo esposto («Perché Patti, che non è un novellino della politica s’è insospettito sulle firme della lista in cui c’era lui soltanto tre anni dopo, dopo aver rotto con la maggioranza?») annuncia la «presentazione di un esposto, tempestivo e circostanziato, su presunte irregolarità nell’altra civica a sostegno di Garozzo».

 

La denuncia di Princiotta avrà l’attenzione che merita. Così come l’approfondimento chiesto da Zito. Entrambi, comunque, sfondano una porta che, in procura, è già spalancata. Perché le indagini sono già a tutto campo: riguardano tutte le liste che, non essendo rappresentante da partiti eletti all’Ars, nella primavera 2013 ebbero bisogno delle sottoscrizioni dei cittadini per potersi presentare. E dunque ai raggi X c’è più di una lista. Sia sotto il profilo della falsificazione delle firme, sia per l’ipotesi di riproduzione dei moduli con delle fotocopie. Il procuratore Giordano, inoltre, aspetta nei prossimi giorni la Cnr (Comunicazione notizia di reato) preliminare dalla polizia giudiziaria. Dopo la quale ci potranno essere i primi indagati di Firmopoli. Alcuni passaggi sono giuridicamente scontati. A dover fornire le prime spiegazioni saranno innanzitutto cinque persone. I due presentatori formali della lista “Rinnoviamo Siracusa Adesso!”: Armando Foti (già presidente della Provincia, ma anche fratello di Gino, storico capo della Dc aretusea) e Vittorio Anastasi, docente. E poi i tre autenticatori delle firme in veste di pubblici ufficiali, tutti del Pd: Liddo Schiavo (ex consigliere provinciale ed ex assessore di Garozzo), Alfredo Foti (ex consigliere comunale e dopo anche assessore comunale, nipote di Gino e di Armando) e Fortunato Minimo, consigliere comunale poi rieletto. Si parte da loro. Con loro. Il resto, poi, arriverà. Presto.

Twitter: @MarioBarresi

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