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Proroga sino al 2018 per i precari siciliani

Il "salva precari" nel ddl sull'esercizio provvisorio che il governo dovrebbe inviare presto all'Ars

Proroga sino al 2018 per i precari siciliani

Rispetto alle grida d’allarme lanciate dai sindacati e dall’Anci Sicilia, l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, non si è scomposto più di tanto, ritenendo di avere l’asso nella manica. Ovvero, la norma nazionale che prevede una deroga di due anni, cioè fino al 31 dicembre 2018, per i dipendenti in esubero delle ex province e che dovrebbe valere anche per i precari siciliani.

«La norma che avrebbe dovuto approvare il Senato - ha sottolineato l’assessore Baccei - avrebbe dovuto consentire di aumentare le risorse occupazionali per la stabilizzazione di questi lavoratori».

Il “salva precari” sarà inserito nel disegno di legge sull’esercizio provvisorio che il governo Crocetta dovrebbe inviare all’Ars nei prossimi giorni. Dovrebbe essere un esercizio provvisorio al massimo di due mesi per Baccei; di tre mesi per il presidente della Regione, Crocetta. E’ sfumata, dunque, la possibilità di approvare entro il 31 dicembre bilancio di previsione per il 2017 e disegno di legge di stabilità. Una misura prudenziale, considerato che il Senato ha dato solo ieri via libera al bilancio ed alla finanziaria dello Stato che comprende il trasferimento alla Regione di 1,4 miliardi di euro. Soldi che saranno disponibili dopo che il capo dello Stato, Mattarella, firmerà il Dpr (Decreto presidente della Repubblica). Firma che potrà arrivare dopo la cosiddetta “bollinatura” della Ragioneria dello Stato. Una procedura che ha i suoi tempi. Ma se non c’è l’atto formale di trasferimento delle risorse, la Regione non inscriverle nel proprio bilancio.

Le risorse per i precari, così come per le altre categorie, sono assicurate. L’unico punto debole riguarda i precari dei comuni in dissesto o pre-dissesto finanziario che potrebbero essere presi in carico dalla Resais che sarà trasformata in ente economico. Anche questa modifica sarà inserita nel disegno di legge per l’esercizio provvisorio. Pure questa dovrà superare il vaglio del Consiglio dei ministri. Se fosse rimasto in vita il governo Renzi, tutto sarebbe stato più semplice.

E, comunque, il problema si porrà dall’1 gennaio del 2019 quando tutti i precari dovrebbero transitare nella Resais che li prenderà in carico per poi trasferirli ai comuni che ne faranno richiesta.

L’ipotesi Resais, però, non convince Mimma Argurio, responsabile enti locali della Cgil: «Non è una soluzione per i precari degli enti locali, ma solo l’ennesimo pasticcio di cui pagheranno le conseguenze i lavoratori... L’accordo quadro sugli statali prevede la possibilità di proroga e di stabilizzazione dei precari. I precari degli enti locali siciliani non possono avere una trattamento diverso». Ed è proprio a questa norma che ha fatto riferimento l’assessore Baccei.

Il segretario generale della Uil Sicilia, Claudio Barone, prendendo atto che la norma nazionale che avrebbe permesso agli enti locali siciliani, non è stata approvata; «non possiamo che prendere atto della proposta di Baccei di inserire nella finanziaria regionale un emendamento che permetta almeno la proroga dei contratti».

«Il destino dei 20 mila precari siciliani - ha detto il segretario generale di Cisl Sicilia, Mimmo Milazzo - non può finire sepolto sotto le macerie politiche del post-referendum. Sarebbe il caso che il overno regionale convocasse urgentemente il sindacato».

Il presidente di Anci Sicilia, Leoluca Orlando, da parte sua, ha detto: «E’ indispensabile dimostrare grande senso di responsabilità nei confronti di lavoratori che, da oltre vent’anni, sono parte integrante degli organici degli enti locali siciliani».

Infine, il presidente della Regione Rosario Crocetta, ha rassicurato che «il governo è al lavoro per risolvere il problema drammatico delle migliaia di precari siciliani, inclusi gli Aso. i formatori, gli sportellisti e le categorie a rischio di perdere il posto di lavoro. La giunta ieri (martedì per chi legge), ha apprezzato un apposito disegno di legge».

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