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Tasse, è Priolo la capitale del salasso

Nel Comune aretuseo un fardello di quasi 1.500 euro pro capite, il doppio della media delle 15 città più grandi Tra i capoluoghi nella top ten solo Catania (912 euro), l'oasi felice è Ragusa con meno di 500 euro per residente

Tasse, è Priolo la capitale del salasso

Oltre a Priolo Gargallo c’è di più. Il Comune siracusano, tuttavia, è solo la cima dell’iceberg, il caso più evidente. Perché in realtà su 338 Comuni ( in totale in Sicilia sono 390, ma non tutti hanno approvato i bilanci, o, almeno, non li avevano approvati all’atto dello studio) sono più di una ventina quelli che si mantengono sopra la soglia dei 720 euro pro capite. Al secondo posto di questa poco gradevole graduatoria troviamo un’altra siracusana, cioè Melilli. Qui gli abitanti pagano pro capite 1.042 euro. Ultimo Comune sopra soglia mille euro è Sclafani Bagni, in provincia di Palermo con 1.025 euro. Più variegata la “top ten”, dove si trova una forte presenza di comuni messinesi: Santa Marina Salina 963,62 euro/abitante; Roccafiorita 952,81 euro; Campofelice di Fitalia 917,04 euro; Catania 912,96 euro; Camastra 907,25 euro; Malfa 900,85 euro e Furnari 900,80 euro.

Insomma, tranne rari casi a far registrare le incidenze tasse-abitante, in genere, sono i Comuni piccoli e medi, principalmente per questioni di proporzionalità: sono in meno a doversi dividere il carico delle somme. Un dato interessante, ad esempio, è quello di Roccafiorita, nel Messinese. Il Comune, che è anche il centro meno abitato dell’Isola, è al quinto posto regionale per incidenza delle entrate tributarie: i 222 abitanti devono infatti dividersi 215.335 euro di tasse e imposte. Non è però l’unico parametro che bisognerebbe tenere in considerazione, dato che più abitanti significa, altrettanto proporzionalmente, più case che producono tasse.


Capoluoghi in prima fila. In media negli otto capoluoghi siciliani presi in considerazione dallo studio nel 2014 si sono pagati 617,03 euro ad abitante. Con, ovviamente, i dovuti estremi. Se il capoluogo con il maggior costo in tasse e imposte è risultato essere Catania (912,96 euro a residente), l’oasi tra i capoluoghi è Ragusa, con “appena” 491,74 euro ad abitante. In mezzo ci sono tutti gli altri: Siracusa (651,30 euro), Agrigento (600,60 euro), Palermo (588,50 euro), Trapani (582,98 euro), Caltanissetta (559,79 euro) ed Enna (548,39 euro).


Dove il cielo è più blu Dall’altra parte della classifica troviamo, ovviamente, i Comuni dove le casse pubbliche pesano meno sui residenti. Il dato migliore - ma, crediamo, potrebbe esserci un errore - è quello di Acquaviva Platani, nel Nisseno, dove secondo OpenPolis si pagherebbero 21,98 euro pro capite a fronte di una voce per Imposte e Tasse di appena 22mila euro. Troppo poco, anche per un Comune di mille abitanti, anche perché i bilanci del 2013 parlavano di un carico di imposte molto più pesante: ben 422.816 euro. Più credibili i numeri successivi, con Tortorici al secondo posto con 145,79 euro ad abitante e Porto Empedocle a chiudere il podio con 147,90 euro pro capite. Seguono San Cono (165,16 euro); Fondachelli Fantina (Me), 188,89 euro; Sciara (Pa) 208,72 euro; Sperlinga (En) 210,44 euro e Rodì Milici (Me) con 221,46 euro.Tanti soldi, ma per fare cosa? Altra voce che è possibile analizzare grazie ai dati di OpenBilanci è dove vadano a finire i soldi. Se l’incidenza del costo per il personale è variabile (si va dai 130,36 euro di Belpasso ai 1.607 euro di Roccafiorita), è certo che i soldi incassati con le tasse in gran parte non vengono reinvestiti in servizi ma vengono in parte trasferiti e nella restante parte spesi complessivamente in spesa corrente: pagano cioè il mantenimento della macchina-Comune.


Ma non solo. Se “depuriamo” ulteriormente i dati forniti da OpenPolis sempre per il consuntivo 2014 ricaviamo, anche, il dato del costo per il servizio di igiene ambientale. In questo contesto Priolo Gargallo (arieccolo) è solo al terzo posto con 316,86 euro ad abitante, mentre il podio è aperto da Aliminusa, in provincia di Palermo, con 342,33 euro ad abitante. Segue Roccalumera con 342,27 euro. A chiedere invece il più pesante carico di imposte (che per definizione sono entrate intese come “contributo generico alle spese dell’amministrazione”) è la messinese Furnari (662,62 euro pro capite).
E oggi? La classifica, verosimilmente, oggi sarà molto diversa da quella passata. Ma se l’ordine degli addendi, e dei Comuni, va modificato, le cifre avranno solo un verso per essere riviste: al rialzo.

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