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Da Trump all'«amore libero» nella Ztl: “Figuccias”, due punti e virgolette

Padre e figlio, consigliere a Palermo e deputato all'Ars, comunicatori bulimici da Washington a Borgo Nuovo

Da Trump all'«amore libero» nella Ztl: “Figuccias”, due punti e virgolette

Figuccia, due punti e aperte virgolette. Oltre a essere animali politici, i Figuccias, sono comunicatori bulimici. Sempre sul pezzo - il padre Angelo consigliere a Palermo, il figlio Vincenzo deputato all’Ars - mitragliano le caselle e-email con approfonditi comunicati, su ogni questione. Da Washington a Borgo Nuovo. Con il coraggio delle loro idee.

 

Nella palpitante notte delle elezioni Usa - mentre Putin e Merkel, prudenti, aspettavano il diradarsi delle nebbie negli Swinging State - per Angelo Figuccia era già tutto chiaro: «Con la vittoria di Trump il mondo volta pagina. Adesso Renzi, Crocetta e Orlando vadano tutti a casa». Netti e schietti, sempre. Per il No al referendum: con nota congiunta dopo i primi exit poll, padre e figlio alzavano i calici: «Brindiamo alla libertà, al popolo sovrano ed alla Costituzione non sfigurata da una riforma mostruosa». E al ko di Renzi, «illusionista come Mussolini, ma con le autostrade al posto degli aerei» (Angelo, 30 aprile 2016, inaugurazione dell’Himera).

 

I Figuccia - a dispetto delle affinità elettive con The Donald - mettono i fiori nei cannoni. «È giunta l’ora di gridare che la Sicilia non si presta alla Guerra, ma è votata alla Pace» (Vincenzo, 4 agosto 2016, dopo i rumors su Sigonella). Un pacifismo anche in versione local, contro quel «piccolo esercito di vigili urbani per sfrattare i giovani calciatori di Borgo Nuovo» (Angelo, 20 maggio 2016). Ma c’è anche la versione FiguccExit: «Questa Europa non funziona. Guai a schierarsi contro il popolo siciliano, che non esiterebbe a rendersi autonomo da Italia e Ue».

 

Ex lombardiani e ora berlusconiani di rigida ortodossia, hanno le idee chiare sul centrodestra. «Parisi non ha caratteristiche per essere il leader», scrive Vincenzo il 18 novembre, dopo la presa di distanza del Cav. Con fulmineo addendum a strettissimo giro di posta (elettronica): «Ribadisco che lo stesso concetto vale anche per Salvini». Il leader leghista è avvertito: i Figuccia lo hanno bocciato. Stesso verdetto per Alfano, che «fa il surrogato al Pd di Renzi» e in Sicilia, con Ncd nella maggioranza «continua a fare solo confusione, rimanendo egli stesso confuso».

 

In effetti i due politici danno il meglio di sé contro i nemici più prossimi ai loro scranni d’opposizione: Crocetta e Orlando, ai quali chiedono le dimissioni un giorno sì e l’altro pure.

Vincenzo, paladino dei precari e dei Pip per i quali ha condotto battaglie epiche, è autore di un memorabile sciopero della fame sotto Palazzo dei Normanni «per denunciare l'inefficacia del Governo Crocetta». Un digiuno, intervallato da un «succo di frutta multivitaminico» offerto da Ferrandelli, però poco seguito dai media. E poi interrotto, con preavviso al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «per rassegnargli alcune valutazioni sullo stato in cui versa la Sicilia, attanagliata soprattutto dai problemi occupazionali». Eppure il chiodo fisso è l'inquilino di Palazzo d'Orléans. A Crocetta il deputato Figuccia addebita, per responsabilità oggettiva, ogni male dell'Isola. Compresa la «mancata eradicazione delle bestie» (parla dei cinghiali nelle Madonie), sul quale il governo regionale «ha agito come Pilato, lasciando che il dramma rimanesse tale».

Angelo è la spina nel fianco di Orlando. Attacca il sindaco per «i pulmini a metano senza... metano» (23 ottobre 2015), per il bilancio che è «una pasta con le sarde» (20 novembre 2014) e per «il canile municipale trasformato in un lager», con «animali come profughi spediti in Emilia Romagna» (15 aprile 2016). Ma dell'odiato Leoluca è anche la colpa per quei «palermitani che rovistano fra i rifiuti per trovare qualcosa da mettere nella calza della befana» (6 gennaio 2016).

 

Il segreto del loro successo - oltre alla rubrica “Dillo@Figuccia”, fra tv e social - sono i princìpi morali. No alla prostituzione nel Parco della Favorita «vero e proprio postibolo a cielo aperto» (Angelo, 24 settembre 2015); sostegno pieno al Family Day: «Essere gay sarà anche trendy, ma la vita non può seguire la moda» (Angelo, 24 agosto 2014). Una lotta contro la facilità dei costumi moderni, anche a costo di annunciare una clamorosa conversione: «Nel credo islamico ci sono valori che la Chiesa cattolica sembra avere abbandonato» (Angelo, 21 gennaio 2015).

 

Radicamento sul territorio e moralità. Il mix straordinario dell’ultimo comunicato. La perla di ieri. Inarrivabile. «Grazie alla Ztl il centro storico di Palermo diventerà presto la nuova “Isola di Wight”, come, nella famosa canzone dei Dik Dik, una sorta di Repubblica indipendente dove, soprattutto la sera, sarà possibile fare di tutto e di più», anche «l’amore libero e variopinto» (Angelo, 12 dicembre 2012).

 

Fino alle 23 abbiamo atteso la nota su Gentiloni, su cui c’è un insolito silenzio. Ma oggi è un altro giorno. Figuccia, due punti e aperte virgolette.


AGGIORNAMENTO 
L'articolo è stato pubblicato a pagina 7 dell'edizione di oggi, chiusa in tipografia nella tarda serata di ieri. Il pomeriggio seguente - alle 14,54 del 13 dicembre - nella casella di posta elettronica arriva il comunicato che tutti aspettavamo.

E che, nella versione online, riportiamo integralmente:

Matteo Renzi, uscito solo pochi giorni fa dalla porta di Palazzo Chigi, fa rientrare a tempo di record il suo governo dalla finestra, prendendosi il ‘merito’ della coerenza e tutto il tempo che gli serve per prepararsi alla campagna elettorale. Un piano perfetto, se non fosse che gli italiani, che proprio stupidi non sono, hanno subito annusato il bluff alla fiorentina e non possono che sentirsi presi in giro”, così l’onorevole Vincenzo Figuccia, vice capogruppo di Forza Italia all’ARS.
“E il cambiamento sonoramente richiesto dagli elettori con il referendum? Nascosto dal capo-scout Renzi come un elefante sotto il tappeto – prosegue Figuccia –. L’esecutivo Gentiloni si ripropone come la solita zuppa indigesta, una compagine totalmente staccata dalla realtà, dalle esigenze del Paese, con un Angelino Alfano che ha ormai fatto del bostik e della poltrona a tempo indeterminato la propria filosofia di vita. Tutto questo non ci piace affatto. Mandiamo a casa quanto prima un governo che non rappresenta nessuno”.

Figuccia, due punti e aperte virgolette.

E grazie di esistere.

Twitter: @MarioBarresi

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