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Paternò, si apre uno spiraglio per i 600 dipendenti Qè licenziati

L’imprenditore Franz Di Bella, che è anche il proprietario dei locali dove sorgeva l’azienda, sarebbe disponibile a mantenere l’attività sul territorio etneo riassorbendo parte del personale rimsto senza lavoro

Paternò, si apre uno spiraglio per i 600 dipendenti Qè licenziati

PALERMO - Si apre uno spiraglio per i 600 dipendenti del call center Qè di Paternò (Catania), licenziati lo scorso 30 novembre. L’imprenditore Franz Di Bella, che è anche il proprietario dei locali dove sorgeva l’azienda, sarebbe disponibile a mantenere l’attività sul territorio della provincia etnea, investire nel settore dell’Itc, riassorbendo quindi parte del personale licenziato. A renderlo noto sono i sindacati, al termine dell’incontro, con l’assessore regionale alle Attività produttive, Mariella Lo Bello, che ha stamane nella sede dell’assessorato ha convocato le organizzazioni dei lavoratori e il sindaco di Paternò, Mauro Mangano. Alla riunione ha preso parte lo stesso Di Bella.

 

Il progetto, illustrato in linee generale ai sindacati, prevederebbe la creazione di un Digital Innovation Hub nel settore informatico, non solo legato alle attività di call center, ma anche di servizi, incubazione di impresa e digitalizzazione di documenti. Su 600 ex lavoratori di Qè, 300 sono stati collocati in mobilità e in disoccupazione; circa 300 dipendenti, invece, erano inseriti nel call center con contratti di lavoro a progetto.

 

«La Regione - dice Eliana Puma della Fistel Cisl - ha manifestato la propria disponibilità a valutare il progetto che punta a investire nel settore dell’Itc mantenendo il core business nelle attività del call center».

 

«Avevo convocato l’incontro con il sindaco di Paternò e le organizzazione sindacali - dice Lo Bello - per affrontare il nodo occupazionale legato ai licenziamenti. Ci è stato presentato un documento e un piano industriale che riguarda la creazione di un Digital Innovation Hub nel sito Qè. Valuteremo. Stiamo seguendo questa e altre vertenze. Lavoriamo per tutelare chi è rimasto senza lavoro e chi come molti lavoratori di Qè inseriti con contratti a progetto sono rimasti senza paracadute sociale».

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