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Così macellavano il bestiame rubato e lo immettevano sul mercato senza controlli

I particolari dell'operazione “Gamma Interferon” che ha portato all’emissione di 33 misure cautelari nel territorio del Parco dei Nebrodi. Il questore di Messina: «Non siamo in gradi di dire se sia stata consumata o meno carne infetta».

Così macellavano il bestiame illegalmente e lo immettevano sul mercato senza controlli

SANT'AGATA DI MILITELLO - «L'indagine ha fatto scoprire una serie attività illecite sulla commercializzazione della carne. Venivano elusi i controlli di sicurezza, non siamo in grado di dire se sia stata consumata carne infetta o meno», dice il questore di Messina Giuseppe Cucchiara. Resta quindi questo interrogativo al termine dell’inchiesta «Gamma Interferon». L’operazione ha portato all’emissione di 33 misure cautelari nel territorio del Parco dei Nebrodi.

 
Secondo gli inquirenti il meccanismo del raggiro era semplice. Otto veterinari, tra i quali il sindaco di Floresta, Sebastiano Marzullo, sono stati accusati di avere attestato falsamente che carni risultate poi malate erano commestibili. I veterinari non andavano a visitare gli animali e a tavolino decidevano che non avevano alcuna patologia, poi a fine anno in base al numero dei controlli ricevevano anche dei benefit, qualcuno fino a 70 mila euro. In altri casi effettuavano esami di intradermoreazione e attestavano la buona qualità della carne o delle carcasse. Ma successive analisi del sangue per vedere se gli animali avevano contratto la tubercolosi, effettuati dagli esperti della polizia, hanno provato il contrario.


 VIDEO 1 - VIDEO 2


 
Per l’accusa allevatori, macellai, e veterinari con compiti e modalità differenti facevano passare per buona la carne durante i passaggi della filiera. Gli investigatori sostengono di avere accertato la presenza di due gruppi criminali uno facente capo a Biagio Salvatore Borgia e l’altro guidato da Nicolino Gioitta. La polizia ha scoperto tra l’altro che alcuni bovini o altri animali erano rubati o erano il frutto di caccia da frodo. Venivano poi macellati clandestinamente e senza alcun controllo e rispetto delle norme igienico sanitarie e messi in commercio in almeno 10 macellerie.

 

In alcuni casi veniva utilizzato un medicinale per eliminare la cosiddetta "mosca" che uccide gli animali chiamato Ivomec prelevandolo dalla Romania senza controlli. Il farmaco per essere smaltito dall’animale ha bisogno di 150 giorni ma, come spesso accadeva, i capi di bestiame venivano macellati prima e la sostanza presente era assimilata dall’organismo umano a seguito del consumo della carne.

 

Tutti gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al furto, alla ricettazione, maltrattamento e uccisione di animali, commercio sostanze alimentari nocive, truffa aggravata per conseguimento erogazioni pubbliche, abuso d’ufficio, falso e favoreggiamento.

 


LE FOTO DEGLI ARRESTATI


 

«Da molto tempo l’assessorato alla Sanità è al lavoro per garantire trasparenza e sicurezza ai consumatori, ma anche il rispetto delle norme che regolamentano la filiera agroalimentare. L’operazione di oggi ci dice che siamo sulla giusta strada perché conferma l’attenzione messa in campo anche dalle forze dell’ordine», dice l’assessore regionale alla Salute, Baldo Gucciardi.

 

Tuona il Codacons: «in estate avevamo lanciato l’allarme, presentando esposti alle nove Procure della Repubblica siciliane, e chiesto ai Nas controlli sulle condizioni degli allevamenti di animali destinati alla produzione di carne e trasformati, per verificare l’esistenza di omissioni nei controlli, l’eventuale abuso di antibiotici e farmaci abusivi miscelati nell’acqua, che inevitabilmente, dopo essere assunti dagli animali, finiscono sulle tavole dei consumatori. L’allarme quindi riguardava tutta l’isola e scaturiva da segnalazioni che interessano l’intero territorio». 

 


VIDEO: il business del traffico illegale di carne in Sicilia


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