home page| open menuNotizie Locali

WHATSAPP: 349 88 18 870

WHATSAPP: 349 88 18 870

La Consulta boccia la legge regionale sugli appalti, Cracolici: «Stop alle follie dell'Ars»

La Corte costituzionale ha dichiarato illegittime alcune norme, soprattutto la parte riguardante le offerte anomale

La Giunta regionale approva assestamento di Bilancio, Def e una norma che rivoluziona le gare d'appalto

PALERMO - Bocciate dalla Consulta alcune norme della legge regionale sugli appalti, varata dall'Ars nel 2015. La Corte Costituzionale in sintesi ha dichiarato illegittima la soglia di anomalia delle offerte dei contratti sotto soglia comunitaria, e la sentenza cita la legge nazionale che invece prevede "un articolato procedimento in contraddittorio con le imprese che hanno presentato offerte anormalmente basse". La legge regionale invece rimanda un undecreto assessoriale la verifica della congruità delle offerte.

 

Soddisfazione per la sentenza della Consulta è stata espressa dall'assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici, il quale ha ricordato che "quando nel 2015 fu approvata l’ultima legge sugli appalti dal parlamento siciliano, dichiarata illegittima nelle ultime ore dalla Corte Costituzionale, da presidente della commissione Affari istituzionali sollevai la pregiudiziale di costituzionalità che fu respinta da Sala d’Ercole con voto quasi unanime". 

 
"I miei appelli sul rischio di una paralisi del settore sono purtroppo rimasti inascoltati - ha aggiunto Cracolici che in quella occasione non ha partecipato al voto - In aula, a partire dal M5S, con tesi ardite e abbastanza fuorvianti hanno voluto approvare lo stesso la legge determinando un vulnus che oggi la Corte Costituzionale ha sancito con la sua sentenza. Ciò che è avvenuto - conclude l’oggi assessore regionale all’Agricoltura - costituisce un grave precedente che mi auguro il parlamento siciliano non voglia più riprodurre sancendo, una volta per tutte, che sulle modalità di aggiudicazione delle gare d’appalto non esiste possibilità da parte delle regioni, compresa la nostra, di poter modificare l’ordinamento dello Stato".

Soddisfatta anche la Cgil che pochi giorni fa aveva chiesto al governo regionale di ritirare la riforma degli appalti già varata dalla Commissione territorio e ambiente dell’Ars e di completare il recepimento del Codice nazionale degli appalti, solo parzialmente recepito a luglio. «Non condividiamo affatto - aveva detto il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro - che ci si discosti dalla normativa nazionale specie quando questo significa sottoporre agli Urega, per la valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, le opere di importo superiore a 2 milioni e mezzo di euro quando la norma nazionale fissa a un milione la soglia».

 
Pagliaro sottolineava che «in Sicilia la maggior parte delle opere è sotto i 2 milioni e mezzo: consentire un così ampio ricorso al massimo ribasso - aveva rimarcato - significherebbe dare spazio a corruzione, inefficienza, cattiva qualità delle opere e a illegalità e sfruttamento del lavoro. Per questo chiediamo che venga recepita la legge nazionale al di là di alcuni limiti che questa presenta e che lo si faccia presto».

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa

CALENDARIO