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Intervista a Enzo Bianco: «Mi ricandido sindaco di Catania per completare l'opera»

Il primo cittadino etneo, tra bilancio dei primi tre anni e futuro, punta a un nuovo mandato: «La città si salva se tutti insieme ci rimbocchiamo le maniche»

Intervista a Enzo Bianco: «Mi ricandido sindaco per completare l'opera»

«Il libro - esordisce - sulle 549 cose fatte (ma conto di toccare quota 1.000 alla fine del mandato) racconta un lavoro molto faticoso, che mi ha costretto a stare molto meno di quanto vorrei tra la gente, in assoluto uno degli aspetti che amo di più del fare politica. Il lavoro di sindaco mi ha assorbito completamente e in più si sono aggiunti gli impegni come sindaco metropolitano, presidente del Consiglio dell’Anci (l’associazione dei Comuni italiani, ndr) e quello di capo della delegazione a Bruxelles di sindaci e di presidenti di Regione italiani. La mia giornata è piena di appuntamenti, di impegni, ma nonostante non sia più un ragazzino, affronto tutto con grande entusiasmo».

 

«Al Comune abbiamo lavorato sodo - continua Bianco - e i frutti si cominciano a vedere. E’ come se fossi stato tre anni chiuso in un garage a riparare un’auto scassata. Vi faccio solo un esempio: quando sono arrivato, in organico c’era un solo dirigente che doveva occuparsi, da solo, di personale, anagrafe, decentramento e ragioneria generale: un’assurdità. Ebbene, grazie alla recente nomina di otto dirigenti, la situazione è radicalmente mutata. Il nuovo responsabile dell’Urbanistica, per dirne una, ha trovato sul tavolo, tra le altre cose, ben 350 pratiche di diniego di concessione edilizia. E’ bastato studiare le carte per capire che per la stragrande maggioranza erano state rigettate perché mancava un documento... Così siamo riusciti a salvarle quasi tutte e ciò significherà sbloccare un intero comparto, quello dell’edilizia, che versa in una crisi profonda. Da qui la possibilità di dare lavoro e respiro a centinaia di famiglie in difficoltà. Ecco, ho bisogno accanto a me di gente che risolva i problemi, non di gente che mi dica solo quello che non posso fare. Ora ho una squadra motivata che mi permette di vedere tanticchia di lustru dopo anni di buio fitto».

 

- Una mano considerevole, sicuramente, viene dai finanziamenti del Patto per Catania, del Pon Città metropolitana e del Patto per la Sicilia. Se dovesse scegliere, qual è l’opera che l’ha reso più orgoglioso?

«Se devo proprio scegliere - risponde dopo averci pensato un po’ - guardo all’immediato futuro, a martedì prossimo, quando il ministro Delrio verrà a inaugurare la stazione Stesicoro della Metropolitana. Una svolta epocale in termini di mobilità per i catanesi, che potranno arrivare finalmente in pieno centro senza essere schiavi dell’auto. Ma vorrei anche parlare delle opere che, pur non “vedendosi”, risultano determinanti nell’ottica di una città efficiente e sicura. Parlo, ad esempio, del grande progetto per il completamento dell’impianto di depurazione consortile e l’estensione della rete fognaria. Ciò permetterà di superare la procedura di infrazione comunitaria che pesa sulle spalle della città dal 2009, quando fu accertato che l’80% dei liquami finiva in mare».

 

- Lei è alla quarta esperienza da sindaco: se dovesse sintetizzare questo lungo percorso in poche parole?

«Direi che sono passato dall’immagine, un po’ folkloristica, di “Enzo, ‘u ciuraru”, come simpaticamente venivo definito da alcuni durante i miei primi mandati, cioè del sindaco che si era curato solo dell’aspetto esteriore della città (cosa che fra l’altro rivendico assolutamente e che rifarei perché in quegli anni la città era bellissima e apprezzatissima) a un’immagine più concreta. C’è stato il periodo dell’effervescenza giovanile, ora c’è quello della maturità data dall’esperienza, che mi ha permesso, grazie alla rete di rapporti e relazioni che ho intessuto in tutti questi anni, di raggiungere gli obiettivi prefissati. L’entusiasmo, però, è sempre quello dei primi anni».

 

- Situazione delle casse comunali: il predissesto resta un incubo?

«Non nego che abbiamo attraversato momenti molto difficili, ma nel contempo abbiamo fatto enormi passi avanti per mettere in sicurezza i conti del Comune, dopo aver ereditato una situazione di predissesto».

 

- Catania è una città che mostra segni di degrado evidenti, viene percepita come sporca, insicura e incivile. E possibile invertire questa deriva e offrire un’immagine meno negativa?

«Occorre un lavoro meticoloso e capillare, come quello che stiamo facendo, di rigenerazione urbana, a partire dalle misure per il consolidamento del patrimonio edilizio per finire con quelle che garantiranno il risparmio energetico. Nei giorni scorsi ho partecipato a un incontro con l’Ance e a gennaio abbiamo fissato un vertice sul centro storico nel quale presenteremo la nostra idea prima di portarla in Consiglio comunale».

 

- Sempre più giovani catanesi decidono di completare il ciclo di studi fuori, pur amando la propria città. Non vedono prospettive e, soprattutto, non vogliono accontentarsi e tirare a campare. Per questo vanno via. E si tratta di ragazzi di cui la città avrebbe un bisogno vitale.

«E’ vero ed è un fenomeno che ha molteplici motivazioni, in primis la mancanza di occasioni di lavoro. Però io sono ottimista e credo che solo attraverso le politiche di sviluppo potremo riuscire ad attirarli per farli restare qui o, ancora meglio, per riportarli qui. Da questo punto di vista gli investimenti sul porto, sull’aeroporto, sulla cultura, sul turismo, sulla metropolitana, su corso dei Martiri possono offrire grandissime opportunità dal punto di vista professionale e occupazionale. Ma penso anche all’incubatore di imprese che l’Enel ci ha promesso di realizzare a Passo Martino e che permetterebbe a cento giovani di avviare un’attività a costo zero».

 

- C’è ancora tanto da fare e lei ha sempre detto che sarebbero stati necessari due mandati per realizzare tutto il programma...

«E lo confermo. In questi mesi ho ricevuto numerosi attestati di stima e proposte di candidarmi alla Regione o di tornare a Roma. Ma io non mi muovo di qui: voglio assolutamente completare l’opera avviata tre anni fa, ovviamente se i catanesi lo vorranno».

 

- I catanesi sono molto esigenti e quasi sempre scontenti...

«Io mi rivolgo a tutti, ma in particolare a quelli che vogliono contribuire veramente alla rinascita della città. Non fa il bene di Catania chi critica tutto a prescindere, standosene comodamente seduto davanti al televisore o davanti a un computer. La città si salva se tutti ci rimbocchiamo le maniche e lavoriamo per migliorarla. Il traffico si elimina se tutti decidiamo che è sbagliato parcheggiare in doppia fila o non rispettare le regole minime di convivenza civile. La città è pulita se tutti contribuiamo a mantenerla tale. E a questo proposito vorrei raccontare un episodio, piccolo se vuole, ma secondo me enorme. Siamo alle prese con la rivoluzione della raccolta differenziata dei rifiuti. Ebbene, sapete che al villaggio Santa Maria Goretti, cioè in periferia, abbiamo raggiunto il 60% di differenziata? Sembra un miracolo ma è vero. Un risultato raggiunto grazie all’opera di sensibilizzazione della preside dell’istituto Fontanarossa, Patrizia Tumminia, e del parroco, Paolo Riccioli. E’ la dimostrazione che quando si lavora tutti insieme, come dovrebbe fare una comunità, tutto è possibile».

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commenti 2
  • Carmelo

    18 Dicembre 2016 - 18:06

    Interviste melassose come questa possono solo far perdere lettori al giornale. Ed elettori al sindaco. Nessuna domanda sui problemi (uno per tutti il tondo gioeni) nessuna risposta sui problemi. Senza offesa o cambiate i giornalisti o cambiate modo di fare i giornalisti

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  • antonino

    19 Dicembre 2016 - 10:10

    Penso che l'operato del Sindaco sia nella giusta direzione, sopratutto nel contrastare l'abusivismo commerciale. Forse deve intensificare i controlli sulla raccolta differenziata, le multe sono la migliore soluzione.

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