home page| open menuNotizie Locali

WHATSAPP: 349 88 18 870

WHATSAPP: 349 88 18 870

Un brindisi sicilianissimo

Per accompagnare i piatti del cenone di capodanno un bicchiere di bollicine «Made in Sicily». Una guida d'eccezione per scegliere tra le tante bottiglie di casa nostra

Un brindisi sicilianissimo

Su una cosa, però sono tutti d’accordo: per il cenone di capodanno nel bicchiere ci vogliono le bollicine, possibilmente a tutto pasto. E se, in questi casi, è ormai acclarato che a tavola vince (sempre) la tradizione, non si capisce perché non si possa stappare per l’ultimo dell’anno anche una bottiglia «Made in Sicily», se non altro per dare una spinta all’economia regionale. In realtà, per rendere omaggio agli sforzi dei produttori di casa nostra che da tempo declinano i vitigni autoctoni secondo il rito di metodi classici e charmat. Ma come districarsi per scegliere la bottiglia giusta? Lo abbiamo chiesto a Camillo Privitera, presidente regionale di Ais Sicilia, l’Associazione italiana sommelier, profondo conoscitore di “bollicine” italiane ed estere.

Brindare siciliano si può?

«Si può e possibilmente si deve. E’ giusto conoscere ciò che il mondo delle bollicine offre ma, da qualche anno, anche la Sicilia dà la possibilità di bere metodi italiani (charmat) e metodi tradizionali validi per tutti i vari abbinamenti del pasto. Vini realizzati sia con vitigni classici, per esempio lo Chardonnay, sia con uve autoctone pensiamo al Grillo o al Cataratto. Oggi davvero la viticoltura siciliana si è arricchita di tutte queste possibilità con uve indigene, il che significa avere una panoramica veramente molto interessante anche per questa tipologia di vini, un’opportunità per provare ad apprezzare il gusto siciliano».

Che livello di qualità abbiamo raggiunto?

«C’è un’evoluzione continua, se vediamo il numero delle aziende siciliane che, negli anni, si sono cimentate con la produzione del metodo charmat e del metodo classico vediamo come sia notevolmente aumentata anche la produzione di bottiglie di questo genere. E’ chiaro che per avere un responso di un certo livello qualitativo ci vuole un po’ d’esperienza, ma quello che oggi possiamo assolutamente affermare è che la base di conoscenza tecnologica ormai le aziende l’hanno acquisita, adesso si tratta di gestire bene in cantina questi vitigni. I risultati però, secondo me, sono già molto interessanti e molto apprezzabili».

Il Nero d’Avola come il Pinot nero per lo Champagne?

«Non è tanto una questione di vitigno, quanto di cura delle uve. Bisogna far sì che abbiano una buona freschezza e una buona acidità. Portare a spumantizzazione un Nero d’Avola va benissimo, l’importante è che non abbia potenza alcolica ma, in compenso, una significativa matrice di base relativa ad acidità e freschezza».

Andiamo al sodo: tra Etna e Sicilia occidentale, cosa stappare?

«Intanto un metodo “tradizionale”. In questo senso, uno che è stato un precusore e che non tradisce mai, anche per il rapporto qualità-prezzo è il brut di Murgo (Santa Venerina) anche nella versione più ricercata del Rosè. Poi, rimanendo sull’Etna sono molto interessanti gli spumanti di «Terrazze dell’Etna», un’azienda che riesce a mettere sul mercato anche dei millesimati, vini che hanno 24-36 mesi di affinamento sui lieviti, quindi non soltanto piacevoli da bere ma anche con una certa gamma di ricchezza e complessità. Passando dall’altra parte della Sicilia, un vino che nella spumantistica siciliana rimane, per me, un riferimento è il brut di «Tasca d’Almerita», una certezza che non sfigurerebbe per niente in un confronto con altre bollicine nazionali. Poi ci sono le “new entry” cioè gli spumanti da vitigni autoctoni, Cataratto, Grillo... A chi piace il genere più strutturato e corposo con un taglio molto personale, consiglierei il «Terzavia» di De Bartoli (un Grillo metodo classico) ha note più nocciolate, leggermente più esotiche, tipiche del modo di lavorare di questo produttore. Non scordiamoci poi i vini aromatici da fine pasto i vari Moscati e Malvasie leggermente mossi, tutti vini con effervescenza o perlage. Per esempio, è sempre interessante il «Petali» di Fazio, ormai una piacevole sicurezza, oppure la versione di un frizzante dolce che produce l’azienda Pellegrino a Marsala. Sono vini che hanno una dolcezza di base ma unita sempre ad una certa freschezza, cosa che li fa apprezzare anche con panettone e pandoro, i dolci del momento».

Facciamo il gioco degli abbinamenti a tavola. Che ci mettiamo su crispelle, sfincioni, scacciate e baccalà?

«Non è facilissimo. Nel cenone si combinano talmente tanti piatti che il vino deve essere versatile in grado di accompagnare le crispelle con ricotta o acciughe alle scacciate con la tuma, oppure con broccoli e cavolfiori affogati. Ecco perché io metterei quel brut a base Pinot nero di «Tasca d’Almerita perché da un lato può ben contrastare, con la sua freschezza, l’untuosità della roba fritta, ma nello stesso tempo ha corpo e struttura per bilanciare anche la presenza, poniamo, di una salsiccia nel ripieno di una scacciata. Per questi piatti ci vuole un metodo classico che abbia almeno 30 mesi sui lieviti. Penso anche ad una riserva di Terrazze dell’Etna che possa reggere con la sua persistenza preparazioni più “importanti” come l’anguilla in umido».

Quanto si dovrebbe spendere per un buon spumante siciliano?

«Il famoso rapporto qualità-prezzo è un po’ difficile da applicare sul vino. Se uno produce vino naturale senza pesticidi o raccoglie le uve manualmente, ha dei costi enormemente superiori a chi fa delle lavorazioni meccanizzate. Una buona bottiglia si può comprare a partire da 20-25 euro, se si tratta di un prodotto proveniente da uve coltivate in maniera più sana. Credo che ne valga la pena».

Con che cosa brinderà al 2017?

«Con tre bollicine diverse: non mi farò mancare un metodo classico siciliano (non dico quale per non far torto a nessuno); poi un friulano metodo classico di un’azienda a mio parere strepitosa (Lis Neris) e uno champagne riserva Patrick Soutiran. Poi mi scatenerò sui rossi...».

E l’indomani?

«Non ci penso».

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa