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Aggressioni ospedale "Vittorio Emanuele", prefetto intensifica misure di sicurezza

La decisione al termine di un vertice tecnico di coordinamento delle forze di polizia dopo l'ultimo episodio avvenuto ai danni di un medico del pronto soccorso del nosocomio catanese

Aggressioni ospedale "Vittorio Emanuele", prefetto intensifica misure di sicurezza

CATANIA - Il primo effetto è arrivato. Dopo le innumerevoli aggressioni che si sono verificate negli ultimi mesi all'interno dell'ospedale Vittorio Emanuele, e in particolare dopo l'ultimo caso del medico picchiato al Pronto soccorso a Capodanno, scatta una disposizione della Prefettura di Catania che ha deciso di «Intensificare le misure di vigilanza al presidio ospedaliero Vittorio Emanuele» nell’ambito del «piano coordinato di controllo del territorio».

La polizia di Stato ha già arrestato, e posto ai domiciliari, uno degli autori dell’aggressione, Mauro Cappadonna, di 47 anni, e denunciato altre quattro persone, compreso un presunto collaboratore del 118.  Cappadonna dovrà rispondere non solo di lesioni personali, ma anche di interruzione di pubblico servizio con l'aggravante della minaccia a un pubblico ufficiale.

Un fatto di una gravità inaudita quella accaduta lo scorso 1 gennaio. Un vero e proprio "commando" punitivo è riuscito facilmente ad entrare nel pronto soccorso dell'ospedale e a raggiungere la stanza del medico che intendevano aggredire perchè si era rifiutato di rivelare loro le generalità di una degente di 16 anni. Un episodio a dir poco vergognoso, che va al di là della mera aggressione, considerando il luogo in cui è avvenuta. In un ospedale, più di un qualunque altro posto di lavoro, medici e infermieri dovrebbero poter lavorare in assoluta sicurezza.

IL VIDEO DELLA SPEDIZIONE PUNITIVA

«È certamente importante che la Prefettura di Catania abbia deciso oggi un rafforzamento dei servizi di vigilanza al pronto soccorso del Vittorio Emanuele - afferma Fortunato Parisi, segretario generale della Uil di Catania e della Uil Fpl Medici Sicilia - ma chiediamo che vengano riconsiderate le misure di tutela dell’ordine pubblico in tutti i presidi ospedalieri che hanno Pronto soccorso. Si cominci garantendo presenza costante di agenti nei posti di Polizia, drasticamente ridotti per una inopinata politica di tagli che ha prodotto e produce solo danni ai lavoratori della Sanità e ai cittadini». 

«L'aggressione di Capodanno al Vittorio Emanuele, di cui è stato vittima un medico - aggiunge - costituisce solo l’ultimo episodio di una serie intollerabilmente lunga e dimostra l'inadeguatezza delle soluzioni adottate finora. Non bastano, non servono, provvedimenti-tampone. La Uil con la Fpl Medici rivendica ben altro. La spending-review, i risparmi, si facciano laddove non creano guasto alla Sanità e alla Sicurezza pubblica».

  

LE ULTIME AGGRESSIONI NELLA NOSTRA FOTOGALLERY

 

E anche Addiopizzo interviene sulla vicenda delle aggressioni in ospedale. «Pur apprezzando la lodevole intenzione dell’on. Berretta, riteniamo tuttavia che la vicenda del nosocomio catanese sia soltanto la punta dell’iceberg di una situazione ormai insostenibile. La sensazione diffusa, e condivisa dai cittadini, è che si voglia fare pulizia nascondendo la polvere sotto il tappeto di provvedimenti tampone». Addiopizzo commenta così l'iniziativa annunciata dal parlamentare del Pd Giuseppe Berretta di chiedere al ministro Minniti di «incrementare i posti di guardia permanenti negli ospedali di Catania in modo da assicurare sempre, in tutte le ore del giorno e della notte, la presenza di agenti di polizia per garantire il mantenimento degli standard di sicurezza». «Ci chiediamo infatti - sottolinea l’associazione - quale reale efficacia possa avere la richiesta di un posto fisso di polizia presso gli ospedali della città se poi di fronte a casi come quello di questi giorni o, addirittura ancora ben più gravi, i cittadini si trovano di fronte alla sostanziale impunità di chi delinque».
«Per questa ragione invitiamo l’onorevole Berretta, e quanti vogliano aderire, ad un confronto pubblico sul tema della certezza della pena - conclude Addiopizzo - così da dare ai cittadini una informazione corretta sulla reale situazione del nostro sistema penale, magari iniziando dai provvedimenti in discussione al Senato. Rimaniamo in attesa di un cortese cenno di riscontro».

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