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Catania vista dall'alto: scrigno d'arte e bellezze naturali

Il panorama dalla Badia di Sant'Agata: un'insolita prospettiva che rivela la trama urbana del centro storico

Catania vista dall'alto: scrigno d'arte e bellezze naturali

Basta mettere una moneta di un euro e, per 2 minuti e 50 secondi, la città storica esplode davanti agli occhi, imponente e magnifica. I cannocchiali panoramici sono due, orientati in differenti direzioni in modo da coprire lo spazio per 360 gradi. Uno guarda l’Etna, l’altro il mare, due poli che ad occhio nudo - tra la meraviglia dei turisti che non se lo aspettano - si colgono insieme con uno sguardo. Un cannocchiale guarda piazza Duomo e, con questa, palazzo dei Chierici e, sullo sfondo, su piani successivi, i due campanili di San Francesco all’Immacolata, la chiesa di San Giuseppe al Transito, quella della Madonna della Lettera, uno scorcio dei tetti di Santa Chiara, e, sullo sfondo, le torri campanarie della Santissima Trinità e, in fondo, il colosso di Castello Ursino. Ruotando verso sinistra s’impongono la cupola e il campanile della Cattedrale, tanto vicini che sembra si possano toccare allungando una mano. E, per un gioco prospettico, statue e campane si mischiano agli alberi delle grandi imbarcazioni all’ancora al porto. Il mare vicino, vicinissimo, così come i torrioni normanni dell’abside del Duomo, gli archi alla marina su cui a tratti transitano i treni, i mascheroni e i putti di Palazzo Biscari, la splendida facciata della chiesa di San Placido, la loggetta del convento della Badia di Sant’Agata che si affaccia su via Vittorio Emanuele e da dove le monache benedettine seguivano, nascoste dietro le gelosie, la processione di Sant’Agata. Da qui è possibile vedere il palazzo della Finanza e, in una prospettiva spiazzante, dal retro, la copertura del teatro Massimo Bellini.

 

 

L’altro cannocchiale è orientato su piazza Università e sull’infilata di chiese di via dei Crociferi - San Francesco Borgia, San Benedetto, San Giuliano, San Camillo - i cui prospetti e le cupole sono, parzialmente visibili, dietro la facciata della basilica Maria Santissima dell’Elemosina, la Collegiata. E ancora il palazzo della Prefettura, la chiesa dei Minoriti e, infine, l’Etna, superbo e, in questi giorni, innevato e sbuffante.

 

«Chi viene in visita - racconta Eleonora Pennisi, dipendente del Museo Diocesano che si occupa anche della Badia - rimane colpito, entusiasta, e non solo i turisti e gli stranieri, che non riescono a credere che si possa sciare sull’Etna guardando il mare, ma anche gli stessi catanesi che non si aspettano una città così bella e ricca di storia. Tutti si stupiscono per la concentrazione, in uno spazio limitato, di così tanta bellezza, delle innumerevoli chiese, dei monumenti, del paesaggio. E si stupiscono anche della notevole presenza di turisti a Catania. Visitatori cui ci sforziamo di dare tutte le indicazioni possibili per orientarli nella scoperta della città, dai luoghi caratteristici, a partire dalla pescheria, ai luoghi di culto dedicati a Sant’Agata, ai grandi monumenti romani».

 

Per questo le visite guidate - per chi ne fa richiesta - durano un’ora, incluso il tempo per le foto dall’alto. Il camminamento sotto la cupola della Badia è fruibile dal martedì a domenica dalle 9,30 alle 12,30, il pomeriggio dalle 15,30 alle 17,30 da mercoledì a sabato, e la domenica dalle 19 alle 20,30, prima dell’ultima messa.

 


LA SCHEDA

La Badia di Sant’Agata fu edificata tra il 1736 e il 1780 su progetto del grande architetto Giovan Battista Vaccarini che la considerava il proprio capolavoro. Fu costruita nello stesso luogo dove sorgeva il precedente convento della monache benedettine distrutto dal terremoto del 1693. La chiesa ha riportato gravi danni nel sisma del 13 dicembre 1990 ed è stata messa in sicurezza, a partire dal 2004, con i fondi della Protezione civile stanziati grazie alla legge 433/91. La diocesi ha affidato la direzione dei lavori all’arch. Salvatore Arturo Alberti cui si deve la contestatissima scelta del colore bianco latte per la copertura della cupola anzicchè l’abituale bicromia del grigio scuro delle vele e del bianco dei costoloni.

Infine, dopo 9 anni di lavori e di chiusura al pubblico, è stata riaperta il 15 ottobre 2012 e dedicata, oltre che al culto, anche ad attività culturali.

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