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Fabrizio Ferrandelli indagato per voto di scambio
Lo accusa un pentito

Il candidato a sindaco di Palermo dovrà essere sentito nell’ambito di una indagine relativa ad una ipotesi di voto di scambio per le elezioni del 2012. Procuratore Lo Voi «Non abbiamo nulla da dire»

PALERMO - «Devo dare l’esempio. I siciliani devono sapere che i politici non sono tutti uguali, che la dignità vale più dei compromessi al ribasso e di una poltrona con stipendio all’Assemblea regionale siciliana. E che, soprattutto, mantengono la parola data». Scriveva così Fabrizio Ferrandelli, giovane promessa (rimasta tale) della politica isolana, prima di dimettersi dal parlamento più antico d’Europa segnando la rottura definitiva con un Pd con cui già da tempo i rapporti s'erano fatti difficili. Trentasei anni, aspirante sindaco di Palermo, poi potenziale candidato al governo della Regione, nuovamente in corsa per palazzo delle Aquile. Fino a ieri, quando i carabinieri gli hanno notificato un invito a comparire per essere interrogato e l’avviso di garanzia da cui ha appreso di essere indagato per voto di scambio politico-mafioso.

 

A 24 ore dalla visita dell’Arma, il giovane bancario con la passione per la politica ha deciso di giocare d’anticipo dando lui stesso la notizia dell’inchiesta. Una nota polemica la sua in cui, pur non usando l’espressione giustizia a orologeria, lamenta che l’atto dei magistrati cada proprio «nel pieno di una campagna elettorale in cui sto registrando grande entusiasmo e partecipazione da parte delle palermitane e dei palermitani per la mia candidatura».

 

In Procura non raccolgono e il capo dei pm Francesco Lo Voi si limita a un secco «non abbiamo nulla da dire». Da indiscrezioni emerge comunque che l’inchiesta ruota attorno a una presunta compravendita di voti per le elezioni comunali del 2012, quando, dopo aver vinto le primarie del centrosinistra contro Rita Borsellino, corse contro Leoluca Orlando, suo ex mentore.
A fare il nome di Ferrandelli sarebbe stato un collaboratore di giustizia, l’ex boss Giuseppe Tantillo, capomafia del quartiere Borgo Vecchio, enclave storica di Cosa nostra a Palermo, che dalla scorsa estate racconta ai pm i segreti della cosca. Estorsioni, omicidi, ma anche rapporti con la politica.

 

Ferrandelli, però, respinge le accuse. Nel pomeriggio ha riunito i suoi nel comitato elettorale. «Sono tranquillo, lunedì dovrei essere sentito dai magistrati. Sto continuando a lavorare perché sono in campagna elettorale», dice annunciando: «Sono più agguerrito di prima». 

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