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Voto di scambio, Ferrandelli dopo interrogatorio: «Andrò avanti con la campagna elettorale»

Il candidato a sindaco di Palermo ha risposto alle domande dei magistrati che lo accusano, anche sulla base delle dichiarazioni del pentito Giuseppe Tantillo, di avere pagato circa 5mila euro per l’appoggio del clan mafioso di Borgo Vecchio alle comunali del 2012

Voto di scambio, Ferrandelli dopo interrogatorio: «Andrò avanti con la campagna elettorale»

Fabrizio Ferrandelli

PALERMO - Interrogato per tre ore dai pubblici ministeri di Palermo, l’ex Pd Fabrizio Ferrandelli, candidato a sindaco di Palermo e da una settimana indagato per voto di scambio politico-mafioso, ha detto che andrà avanti con la campagna elettorale. Annuncio che ha convinto Gianfranco Miccichè, commissario di Forza Italia in Sicilia, ad accordargli un sostegno condizionato del suo partito. «Sono disposto - ha detto l’ex ministro nel pomeriggio - a prendere in considerazione l’appoggio alla candidatura di Ferrandelli, ovviamente non prima di aver sentito le sue dichiarazioni sulla vicenda e sempre che non emergano fatti di rilevanza penale, tali da superare il nostro fermo e convinto garantismo». Miccichè non sembra preoccupato dal no della Lega arrivato a stretto giro di posta: «Ferrandelli non ha il profilo del nostro candidato, ha spiegato Alessandro Pagano, parlamentare di Noi con Salvini ed ex Fi ed Ncd».


Ferrandelli già la scorsa settimana aveva detto che dopo l'interrogatorio davanti ai pm della Dda Sergio Demontis e Cateriana Malagoli avrebbe convocato una conferenza stampa; stamane l’ha ribadito ma senza fissare una data.
Sconfitto al ballottaggio del maggio 2012 da Leoluca Orlando, Ferrandelli - allora trentaduenne - fu eletto nell’ottobre successivo all’Assemblea regionale siciliana nella lista del Pd; ma due anni fa si dimise da deputato, in polemica con il suo partito e con il governatore Rosario Crocetta, invitando i suoi colleghi a fare lo stesso per mettere fine alla legislatura. Nessuno lo seguì, neanche i 14 parlamentari del M5S sui quali il deputato «ribelle» contava.


Lasciata l’Assemblea siciliana e costituito il movimento dei «Coraggiosi», Ferrandelli ha deciso di riprovarci contro l'uscente Leoluca Orlando, suo ex maestro e collega di partito nell’Idv, già quattro volte sindaco di Palermo. Una settimana fa, quando da poco era stata inaugurata la sua vistosa segreteria elettorale in piazza Luigi Sturzo, è arrivata la tegola della procura: Ferrandelli è accusato dal collaboratore mafioso Giuseppe Tantillo (che la scorsa estate ha cominciato a parlare con i magistrati e a novembre ha fatto il nome del politico) di aver acquistato nel 2012 voti, per cinquemila euro, dalla cosca del quartiere palermitano di Borgo Vecchio, che lo avrebbe sostenuto anche alle successive regionali.


Intanto, sul fronte strettamente politico, la candidatura di Orlando ha spaccato il Pd, come vuole la tradizione: accadeva trent'anni fa quando c'era il Pci e si è verificato in ogni appuntamento elettorale a Palermo. Tra i democratici c'è un’ala disposta a soddisfare la richiesta orlandiana di rinunciare al simbolo del Pd; un’ala che la ritiene una pretesa umiliante per il partito. Oggi sulla vicenda si è espresso il governatore della Toscana Enrico Rossi: «Il simbolo - ha detto - è ciò che tiene insieme e unisce una comunità. Rinunciarvi sarebbe a mio parere un gesto suicida e per tanti compagni e amici anche fuori dalla Sicilia un’ulteriore umiliazione, che rischia di portare acqua solo al mulino dell’antipolitica e della retorica anti partito come origine di tutti i mali». 

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