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Rigenerazione di spazi urbani San Berillo rivive in una web serie

Si tratta di dieci puntate-documentario che appariranno su You Tube ogni venerdì

Rigenerazione di spazi urbani San Berillo rivive in una web serie

Questo il senso dell’iniziativa dell’associazione «Trame di Quartiere» che opera da due anni a San Berillo e che, con questo progetto, ha vinto il bando di concorso «Boom polmoni urbani», per la rigenerazione di spazi urbani a fini sociali, voluto e finanziato dal Movimento5Stelle con le restituzioni dei portavoce regionali per una somma complessiva di 120.000 euro suddivisi in tre trances. Il progetto prevede la realizzazione di due tipi di laboratori centrati sulla realtà del quartiere: uno di drammaturgia di comunità, e un altro volto alla produzione di una web serie Doc, cioè di una serie di video che utilizzano il linguaggio del documentario e che hanno come protagonisti soprattutto i vecchi e nuovi abitanti del quartiere. Video che, a partire da ieri, andranno ogni venerdì sul canale You Tube «San Berillo Web serie Doc» per dieci puntate.

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La scelta della forma «web serie» - spiega la regista Maria Arena, che ha guidato il gruppo di ventuno ragazzi tra i 19 e 34 anni che hanno partecipato al laboratorio - risponde alla necessità di divulgare, soprattutto tra i giovani, questo importante lavoro di ricostruzione della storia di San Berillo che attiva processi di conoscenza e, dunque, di trasmissione della memoria. L’obiettivo è coinvolgere i cittadini nel dibattito e nelle scelte relative al futuro di questa parte centrale di Catania.

Di questo si è discusso ieri pomeriggio, all’Archivio di Stato, dove sono state presentate al pubblico le prime due puntate della serie e la mostra «Il sogno dei Sanberilloti» che ricostruisce i passaggi del cosiddetto «risanamento di San Berillo» attraverso i documenti del fondo di Franco Pezzino, deputato e consigliere comunale del Pci. Una mostra di estremo interesse (resa possibile grazie alla collaborazione della direttrice dell’Archivio di Stato Anna Maria Iozzia e di tutto il personale) basata su atti e delibere, su manifesti del Pci e su articoli di stampa. Materiale che rivela come lo sventramento selvaggio, con la deportazione di 30.000 persone, fosse considerato positivamente dall’opinione pubblica condizionata da una pesante campagna pubblicitaria dell’Istica, e non solo, a partire dal nome, «risanamento», dato all’operazione. A riprova della pericolosità della manipolazione e della falsificazione delle parole. Quattro le principali motivazione addotte, come ha spietato la prof. Piera Busacca: dare spazio ad un centro urbano soffocato; creare la City di Catania come luogo della nuova economia delle banche e delle assicurazioni, in risposta alle esigenze del boom economico; creare opportunità di lavoro; ed estirpare dal cuore della città un luogo di malaffare, come veniva falsamente presentato San Berillo. Il quartiere, infatti, era un’area residenziale mista, dove famiglie del popolo vivevano accanto a famiglie della borghesia - basti pensare che qui c’era la casa di Vitaliano Brancati - e alle prostitute che allora esercitavano nelle case chiuse. Un quartiere che, allo stesso tempo, era un’importante zona artigianale e sede di opifici di alto livello, quali una grande fabbrica del ghiaccio e noti pastifici.

Tutto scomparso, tutto raso al suolo, cancellato, scavato, come testimoniano le grandi «buche» tuttora aperte lungo Corso dei Martiri, la ferita mai rimarginata nel cuore di Catania.

Del quartiere che fu, nei due video presentati ieri, parlano gli antichi abitanti. Il signor Grasso, l’ebanista che, ancora ragazzino, portava la legna agli abitanti «per imparare un mestiere». Piange nel ricordare i nomi delle strade e chi vi abitava. E ricordano, con rabbia, i «deportati» a San Leone, il nuovo San Berillo. Allontanati con la forza in una zona dove non c’erano neppure le strade né un servizio di autobus: costretti a prenotare in gruppo una Seicento multipla per arrivare in centro. E ricorda l’ing. Giuseppe Mignemi, l’unico collaudatore che segnalò disfunzioni e problemi chiedendo al Comune di rettificare il contratto con l’Istica per evitare una pesante truffa - un falso in bilancio di 400 milioni di allora - in danno dell’amministrazione. Anche la superficie costruita era stata incrementata illegittimamente da 240.000 mq a 270.000. Fu denunciato per calunnia e per questo, caso unico in Italia, fu arrestato. Detenuto per avere fatto il suo dovere, per avere detto il vero. Un eroe ancora misconosciuto di cui tutta la città dovrebbe essere fiera.

La mostra resterà aperta fino al 28 febbraio (da lunedì a venerdì dalle 9 alle 18,30 e sabato dalle 9 alle 12,30).

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