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Falange d'Assalto perde il suo leader: morto Ciccio Famoso

E' scomparso per una malattia, uno dei capi storici della tifoseria rossazzurra

Falange d'Assalto perde il suo leader: morto Ciccio Famoso

Catania - Bruno Pace era stato defenestrato, correva la stagione 1988-89, e il Catania che cercava di risalire dalla Serie C1, scelse una soluzione interna: Melo Russo. La squadra era stata spedita in ritiro al Poggio Ducale, hotel accanto al nostro giornale. Quel giorno il capo del calcio, Pippo Garozzo, inviò un giovane cronista in avanscoperta per capire gli umori di una piazza che, ovviamente, contenta non era, visti i risultati deludenti.

Entrammo con penna e taccuino nella hall. C'erano molti tifosi. Se ne staccò uno dalla bolgia. Era piccolo, barba lunga e ci guardò fisso negli occhi: "E tu chi sei?" Ci presentammo educatamente. Ciccio Famoso ci accolse così: "Sembri un carusu onestu, ma sei troppo giovane per capire la storia del Catania. Studiala, io ti tengo d'occhio. Non da nemico, da severo esaminatore". Quella frase, a distanza di trent'anni, ci torna spesso in mente.

Francesco "Ciccio" Famoso si è spento dopo una malattia lunga, contro la quale era impossibile averla vinta. Ma colui che era sempre stato definito, anche nei cori allo stadio "Il capo degli Ultrà" mai si era arreso all'evidenza. In questi ultimi mesi di viaggi continui in ospedale, Famoso ha ricevuto visite delle delegazioni di decine di sostenitori avversari: dal Palermo, al Messina, passando per il Napoli. "Ciccio" era non solo il simbolo del tifo rossazzurro, passato attraverso varie generazioni, ma anche la storia degli ultrà del Catania.

Aveva sempre il megafono allo stadio e intonava lui i cori. Anche quando al comando delle curve sono arrivati altri capi, Ciccio era sempre e comunque rimasto "il capo degli ultrà", l'unico a cui gli uomini di curva dedicavano un coro goliardico per riconoscerne appartenenza, la lunga militanza e il carisma. Militanza perché "Ciccio" aveva vissuto in prima linea la storia del Catania: dal presidio al Tar di Milano (si incatenò con Pippo Tarraresu, Giovanni Pavone e Michele Romeo anche sotto la sede della Figc) quando Angelo Massimino conduceva la battaglia per non fare sprofondare e sparire la matricola 11700, fino ai cortei a Catania quando il club, in mano ai Gaucci, era stata estromesso dalla B per il caso Martinelli. E, poi, le feste per le promozioni in C1, in B, in A: le più recenti. L'ultima volta lo abbiamo incrociato mesi fa a Torre del Grifo. I tifosi lanciavano slogan, poi prese il magafono Ciccio, come al solito, e partì un coro classico: "Perché il vulcano è la terra che amiamo..."
Sul web in queste ore lo stanno salutando i suoi amici di sempre, i tifosi del Catania, molti calciatori transitati dal Massimino (citiamo tra i primi Baiocco, Ricchiuti) e la pagina social "La domenica allo stadio" sta pubblicando messaggi in arrivo da ogni parte d'Italia e anche filmati dei suoi trascorsi in curva. Per tutti era "Ciccio Falange" o "Il capo degli ultrà", un pezzo di storia del calcio rossazzurro che, come ha scritto un tifoso sul proprio profilo, adesso dialogherà di pallone con il cavaliere Angelo Massimino.

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