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Anticorruzione, «Nuovo rating d'impresa non più una punizione»

Ida Nicotra (Anac): «Un bonus premiale alle aziende affidabili e sane. Effetti benefici su pmi di Sud e Sicilia»

Anticorruzione, «Nuovo rating d'impresa non più una punizione»

Professoressa Nicotra, cos’è e cosa invece potrebbe diventare il rating d’impresa?

«Il rating d’impresa, previsto dall’articolo 83 del nuovo Codice degli appalti, è un sistema di penalità e di premialità obbligatorio per qualificare le aziende del settore delle costruzioni rispetto a criteri di capacità strutturale e affidabilità. L’Anac ha proposto, con un atto di segnalazione, una modifica di questo strumento, nell’ambito del “tagliando” che il governo sta effettuando sul Codice degli appalti. Abbiamo avuto degli incontri con i cosiddetti “portatori d’interesse”: rappresentanti delle imprese, esperti giuridici ed economisti, istituzioni e stazioni appaltanti. E ci siamo resi conto che lo strumento del rating d’impresa, così com’era, non funzionava».

Perché? E come vorreste cambiarlo?

«Il nuovo rating d’impresa non sarà più obbligatorio, ma su base volontaria. Saranno le imprese a chiederlo, come elemento premiale negli appalti per chi ha dimostrato performance virtuose nei contratti con la pubblica amministrazione. Quindi non più un costo, in termini di tempo e di procedure burocratiche, ma un’opportunità in più per gli imprenditori. L’altra novità è la richiesta di estendere il rating, che oggi è applicato ai lavori pubblici, ai settori dei servizi e delle forniture e di introdurre, sempre su base volontaria, la valutazione alle gare anche sotto i 150mila euro».

Qual è il vantaggio? Il fatto che non sia più obbligatorio non rischia di favorire le imprese inaffidabili?

«Viene posto l’accento sul sistema esclusivamente premiante. Il controllo preventivo c’è nel rating di legalità, che è un’altra cosa. Il rating d’impresa è un’opportunità in più, per le pmi: un premio alle aziende sane, anche negli appalti di minore entità, che premia la capacità organizzativa, il rispetto dei tempi di consegna, l’assenza di contenziosi. Un bonus reputazionale che immette nuova energia sul mercato».

Queste indicazioni potranno entrare nella revisione del Codice degli appalti? E quando?

«Ritengo di sì. In queste ore gira una bozza informale del “tagliando” che il governo vuole fare entro aprile, nella quale le sollecitazioni dell’Anac sono tenute in grande considerazione».

Che effetti può avere il rating d’impresa per l’economia siciliana?

«Nessuna norma, da sola, può modificare un quadro di sofferenza che c’è nel Paese e al Sud in particolare. Ma questo è uno strumento che aiuta il rilancio di chi lavora bene, con innegabili benefici per il mercato. Le imprese sane e affidabili potranno avere una situazione di favore. in un contesto in cui si ricrea un clima di fiducia».

Ma il clima di fiducia si crea anche con una Pubblica amministrazione non corrotta e con delle stazioni appaltanti efficienti e affidabili.

«Questo è verissimo. Ai rating di legalità e di competenza delle imprese, anche la Pubblica amministrazione deve rispondere con un salto di qualità. L’Anac, assieme al ministero delle Infrastrutture, sta lavorando a una qualificazione delle stazioni appaltanti. Sul tavolo c’è anche l’albo dei commissari di gara, con il nostro auspicio che siano sorteggiati fra soggetti qualificati estranei alle amministrazioni che bandiscono gli appalti».

C’è la sensazione che il lavoro dell’Anac sia positivo, ma non risolutivo rispetto alla dilagante corruzione nel Paese e in Sicilia in particolare. Il “mostro” è così duro da battere?

«Le ultime statistiche di “Trasparency International” danno l’Italia in risalita, con chiari passi di miglioramento. Noi lavoriamo con fatica a una sfida difficile. Dalla mia esperienza la corruzione non è un fatto solo siciliano o meridionale, ma riguarda a macchia di leopardo tutto il Paese. Però qualcosa sta cambiando».

Che cosa?

«C’è una maggiore presa di coscienza. Da parte dell’opinione pubblica, ma anche della politica e della pubblica amministrazione. Prima la corruzione c’era, ma non se ne parlava. Adesso c’è ancora, ma se ne parla. Siamo passati dal silenzio all’indignazione. Con un po’ più di collaborazione. Non sarà facile vincere questa partita. Ma io più tempo passa e più divento ottimista».

Il profilo

Ida Angela Nicotra è consigliere dell’Autorità nazionale Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone. Catanese, 52 anni, docente ordinaria di Diritto costituzionale, è membro della commissione paritetica Stato-Regione. Autrice di oltre 200 pubblicazioni, è stata nella commissione di esperti per le riforme costituzionali nominata da Enrico Letta. Candidata alle Politiche nel 2013 con il Pdl, nel 2015 fu indicata nella corsa ai tre posti mancanti per la Corte Costituzionale

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