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Kasabian: album finito è pieno di combat song

La band inglese lo presenterà il 19 luglio a Taormina

Kasabian: album finito è pieno di combat song

Sergio Pizzorno

L’anno scorso, per celebrare l’evento, i Kasabian hanno partecipato alla megafesta per la vittoria, componendo Put your life on it, interrompendo così un lungo periodo di stasi compositiva seguito allo straordinario successo di 48:13, pubblicato nel 2014.

«Il nuovo disco era già pronto lo scorso maggio – racconta Pizzorno un’intervista rilasciata al magazine Q – ma non mi ero mai trovato ad avere così tanto tempo libero e quindi ho pensato, “Sai una cosa? Mi prendo l’estate libera per la prima volta nella mia vita”. È stato fantastico. Mi sono sposato, sono andato in vacanza dopo tanto tempo e mi sono preso un po’ di tempo per la mia vita».

«In settembre, quando sono tornato, ho deciso di rivedere tutto il materiale – continua – ho risuonato tutto con una chitarra acustica per la prima volta e avevo queste belle melodie, artigianali. Così ho cominciato a riarrangiare i brani, è solo bastato cambiare prospettiva. Ho scritto anche un altro brano, che è incredibile, e poi due settimane dopo ho composto uno dei migliori brani che io abbia mai scritto».

La traccia in questione, rivela Pizzorno, s’intitola Bless This Acid House ed è ispirata a un poster dell’artista inglese Jeremy Deller; il risultato, promette il chitarrista, è un brano di «pura energia positiva», concepito come risposta «ai tempi folli in cui viviamo, in cui sembra che il mondo ti stia crollando attorno». Nell’album ci sarà un’altra «combat song» (canzone da combattimento), una sorta di incrocio tra Beastie Boys, Justice e il sound Northern Soul.

L’occasione per ascoltare le nuove canzoni sarà il tour che i Kasabian intraprenderanno in primavera e che prevede quattro tappe in Italia: si parte il 19 luglio dal Teatro antico di Taormina, poi il 21 a Roma, il 22 A Piazzola sul Brenta ed il 23 a Lucca. «Non vediamo l’ora di poter suonare in Sicilia. Tengo molto al rapporto con l’Italia: ogni anno vengo a Genova a trovare i miei parenti, una grande parte della mia famiglia vive ancora lì. È un modo per far capire a mio figlio Ennio da dove arrivano le sue radici. E poi così seguo quello che fa il Genoa, l’altra mia squadra del cuore».

Il calcio ritorna ancora, parlando con Sergio Pizzorno. D’altro canto, la fama dei Kasabian in Inghilterra è lievitata esponenzialmente dopo che una loro canzone (Fire) è diventata la sigla della Premier League calcistica, mentre Comeback Kid, brano contenuto nel nuovo album, fa parte del videogioco Fifa 2017. Una popolarità rinsaldata poi sul palco, suonando come nessun’altra band in circolazione, unico gruppo in grado di fondere il retaggio sonoro di cinquant’anni di rock con i suoni del futuro, mescolando i Beatles e i Prodigy, hard rock e rap, elettronica e folk. E riuscendo a vendere in vent’anni e cinque dischi oltre cinque milioni di copie, nonostante la devastante crisi discografica in cui sono cresciuti. «Ascoltiamo tutto, dai Doors ai Chemical Brothers, ma quando è il momento di registrare cerchiamo di preservare la nostra identità. Perché? Per il semplice motivo che se vuoi fare un disco che rimanga nella storia, oggi devi registrare qualcosa di incredibile che faccia saltare sulla sedia chi ti ascolta. I tempi sono cambiati: con la quantità di dischi che abbiamo venduto se avessimo suonato negli anni Settanta saremo miliardari, ma non è così. Bisogna relazionarsi al tempo in cui si vive».

Oggi i Kasabian sono l’unico gruppo inglese in grado di raccogliere l’eredità lasciata dagli Oasis, dopo la rottura tra i fratelli Gallagher. «Non abbiamo mai nascosto il fatto di voler raggiungere più gente possibile con la nostra musica – ammette Pizzorno – quindi ben vengano gli accostamenti con gli Oasis, ma per ora siamo molto felici e consapevoli di essere semplicemente noi stessi. Non cerchiamo in alcun modo di seguire le tracce dei Gallagher visto che noi, a differenza loro, andiamo decisamente più d’accordo».

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