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«Non so perché mi abbiano picchiato. Viviamo in una società senza valori»

Parla il preside picchiato da due uomini nel suo ufficio della scuola "Salvatore Casella" di Pedara

«Non so perché mi abbiano picchiato. Viviamo in una società senza valori»

Fernando Rizza

Pedara (Catania) - E’ ancora visibilmente provato il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo “Salvatore Casella” di Pedara, Fernando Rizza, picchiato in presidenza due giorni fa da due uomini che, a volto scoperto e in pieno orario scolastico, hanno fatto irruzione nel plesso centrale di via Eleonora D’Angiò.

Il preside è adesso in malattia, i medici dell’ospedale Cannizzaro hanno disposto per lui sei giorni di prognosi. A casa continua a rispondere a decine di telefonate di solidarietà di familiari, colleghi e amici. Tra loro anche il direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, Maria Luisa Almonte, e il dirigente dell’ufficio scolastico di Catania, Emilio Grasso. Cerca di non pensare a quei momenti, Rizza, al quale due anni fa avevano incendiato l’auto nel parcheggio della scuola e che, la scorsa estate era stato intimidito da due uomini che, sotto casa a Catania, gli avevano urlato “lascia la scuola di Pedara”.

La stessa frase ripetuta nel suo ufficio dai due energumeni mentre lo pestavano a calci, pugni e schiaffi prima di scappare portandosi via il telefonino, poi ritrovato dai carabinieri nelle campagne a sud della cittadina.

Sull’accaduto indagano i militari dell’Arma della locale stazione che hanno raccolto la denuncia contro ignoti presentata dal preside. Rizza, 54 anni, da otto alla guida della scuola di Pedara, agli investigatori non ha saputo spiegare il perché di tanta violenza nei suoi confronti. «Abbiamo a che fare - spiega - con centinaia di persone e trattiamo tanti atti amministrativi con un unico obiettivo: fare il bene della scuola per educare e formare i ragazzi. Qualche atto può non essere gradito, ma ci sono altri modi per contestare l’operato di un preside, come i sindacati e la legge».

Aggiunge ancora: «Si tratta di un episodio, come i due precedenti, ancora senza un perché. Viviamo in una società che ha perso i valori e magari si pensa di ottenere un diritto agendo con queste forme sbagliate». Si commuove quando parla dei tanti messaggi ricevuti. «Mi hanno fatto passare la paura».

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