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«Porti, regia unica in Sicilia orientale»

Franza, ad di Caronte&Tourist, fornisce la sua soluzione per risolvere la "guerra delle Autorità": «Vertice a rotazione biennale»

«Porti, regia unica in Sicilia orientale»

Sullo spinoso argomento propone una soluzione interessante l’imprenditore messinese Vincenzo Franza, amministratore delegato di Caronte&Tourist S.p.A e che insieme al fratello Pietro guida uno dei più forti Gruppi siciliani.

«È un tema che coinvolge l’intera Sicilia orientale e provo a offrire il mio modesto contributo al dibattito in corso a Messina, Catania e Augusta in tema di Autorità portuali. Che la riforma dei porti del ministro Delrio abbia creato dei malumori, è cosa nota. Sono tuttavia certo che i maggiori problemi sono sorti in Sicilia Orientale. Forse perché qui, più che altrove, la logica,  il buonsenso e l’esperienza appaiono piegate a poco comprensibili ragioni, forse - ma il dubbio è forte - “politiche”. Basta leggere della continua polemica tra Catania e Augusta per l’allocazione della sede dell’Autorità di sistema, mentre anche a Messina il dibattito è ancora aperto ».

Ha senso l’integrazione di Messina e Milazzo con i porti della Calabria? Esiste una visione strategica che certifichi i benefici di questa unione? Che prospettive ci sono?

«Se Augusta è il Porto “core” (per intenderci, quello che secondo i piani di sviluppo comunitario è destinato a diventare lo snodo dei principali traffici merci europei), perché mai la sede dell’Autorità sarà Catania? Che senso ha l’accorpamento Catania-Augusta senza ricomprendere i porti di Messina, da cui transitano ancora oggi gran parte delle merci provenienti e dirette alle due province? A Messina si discute da anni sui reali problemi della mobilità tra le due sponde dello Stretto e, per ragioni a me incomprensibili, l’accorpamento in un'unica Autorità di Messina e Gioia Tauro viene da alcuni presentata, quasi come giustificazione di un accorpamento altrimenti innaturale, come la soluzione taumaturgica proprio di questo problema. Sui presunti vantaggi dell’integrazione del Porto di Messina con Gioia Tauro - piuttosto che quella, che ritengo assai più logica, con Catania e Augusta - si sono espressi “politici” e sedicenti “esperti”, traguardando mirabili e futuribili obiettivi (tirando in ballo perfino il raddoppio del Canale di Suez!); ma non c’è stato nemmeno un commento favorevole da parte di chi veramente lavora ed opera in questi porti o degli esperti del settore. L’integrazione viene spacciata quale soluzione per i problemi della mobilità nello Stretto (per intenderci, il movimento di pedoni e auto che devono andare da Messina e Reggio, città tra le quali c’è un forte pendolarismo, e viceversa), dimenticando che non rientra tra i compiti fissati dalla legge per le Autorità Portuali governare la mobilità pedonale e veicolare tra diversi Porti».

Ma allora chi governa la mobilità pedonale e veicolare?

«Dove esistono problemi di mobilità interurbana (e non di trasporto merci), la soluzione naturale è la creazione di una  Agenzia della Mobilità (ce ne sono diverse,  ad esempio in Piemonte e in Emilia). L’agenzia della Mobilità è un Ente pubblico, da istituire con decreto ministeriale (trattandosi di mobilità interregionale),  cui parteciperebbero tutti i players della mobilità locale (i Comuni, le  aziende di trasporto locale, le ferrovie, le società di traghettamento veloce e lento). Questa Azienda dovrebbe ricevere, e gestire, i finanziamenti destinati alla continuità territoriale nella zona, dettando le regole per il coordinamento tra i diversi mezzi di trasporto. Una realtà più completa e istituzionale di quanto proposto in questi giorni dai soli Comuni di Messina e Reggio Calabria. Tenuto conto che a oggi l’orario dei treni non è sincronizzato con quello della navi, che non esiste un biglietto unico per chi prende mezzi pubblici in Calabria e deve traghettare per poi prendere di nuovo mezzi pubblici siciliani, e che il ministero dei Trasporti approva ed emette il bando pubblico per appaltare le corse dei mezzi veloci (come se le linee degli autobus cittadini venissero determinate da Roma…), l’Agenzia della Mobilità sarebbe un bel passo avanti».

Insomma, è un bel pasticcio!

«La realtà dei trasporti delle merci siciliane è infatti ben diversa. Augusta, Catania e Messina sono i porti da cui entrano ed escono  la stragrande maggioranza delle merci della Sicilia Orientale, e già oggi (anche senza una Autorità Portuale unica che li coordini) svolgono funzioni complementari e ben distinte. Porto di Augusta: vocato, per spazi e dimensioni, alla gestione di grandi flussi di merci in container o alla rinfusa, e vicino ai grandi poli industriali e ai petrolchimici siciliani. Porto di Catania: già oggi leader del cabotaggio e trasporto merci con semirimorchi (e solo in minoranza con camion guidati) e destinazione di significativi flussi di container, essendo interfaccia naturale della zona industriale etnea. Messina: porta della Sicilia per gli automezzi commerciali guidati (che ancora oggi trasportano la maggioranza delle merci in entrata/uscita), che alternativamente traghettano sullo Stretto o imbarcano sulle Autostrade del Mare. E poi Milazzo, porto sul Mar Tirreno e interfaccia della retrostante zona industriale e della raffineria, nonché hub per i collegamenti con le isole Eolie».

Insomma, tre distretti portuali già operanti in una naturale sinergia.

«Sì, ma frantumata dalla scelta incomprensibile di legare Messina alla Calabria, il cui unico porto rilevante è Gioia Tauro (gli altri sono piccoli porti locali che nulla hanno a che vedere con le merci delle nostra terra). Gioia Tauro, per chi non ne ricordasse la storia, è nato come porto del terzo polo siderurgico nazionale (mai realizzato) ed è oggetto di concessione cinquantennale ad una società privata (proprio così: in gran parte è in concessione pluridecennale ad un unico soggetto privato) per trasformarlo in porto di transhipment (ovvero un porto in cui navi grandissime, che portano migliaia di containers tra i diversi continenti, li scaricano in modo che essi vengano poi ricaricati su navi più piccole e portati a destino nel Mediterraneo). Oggi questo modello non funziona più, in quanto i grandi operatori hanno scelto ognuno un porto “dedicato”, con la conseguente grave crisi di Gioia Tauro, che rischia addirittura la chiusura senza l’arrivo di un “Cavaliere Bianco”».

Ma che c’entra tutto questo con le merci siciliane?

«Niente. La soluzione? Semplice: lasciare i Porti calabresi al loro naturale sviluppo (transhipment o altro), creare l’Azienda per la Mobilità nello Stretto di Messina, finalizzata a garantire la conurbazione tra le due sponde, nonché fungere da valido ausilio all’Autorità Portuale per la pianificazione territoriale, tornare all’Autorità Portuale della Sicilia Orientale (tutta), unendo le Autorità Portuali di Messina e Milazzo, Catania  e Augusta. Un unico territorio, un unico flusso di merci, un’unica gestione delle merci, dal Canale di Sicilia al Tirreno meridionale (Milazzo).

E la sede?

«Semplice: due anni in ognuna delle Città (due Comuni Metropolitani e un Porto “Core”, ognuno già dotato di idonea sede). Una sede mobile dunque (agevole da realizzare, in quanto il periodico spostamento riguarderebbe il Presidente , il Segretario generale, e il luogo dove si riunisce il comitato di gestione), non per assecondare uno sciocco campanilismo, bensì col solo scopo di valorizzare periodicamente le diverse peculiarità dei diversi porti, tutti aventi uguale dignità, evitando che l’aver fissato una sede comporti il formarsi di un centro d’interesse principale».

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